Oltre cinquemila presenze, masterclass sold out e tanti giovani tra i banchi d'assaggio: Vini d'Abbazia, quinta edizione è un evento capace di raccontare il vino come esperienza culturale, identitaria e umana.
C'è qualcosa di speciale che accade quando il vino incontra
la storia. E questo qualcosa si è percepito chiaramente durante la quinta
edizione di Vini d'Abbazia, andata in scena dal 12 al 14 giugno nella splendida
cornice dell'Abbazia di Fossanova, a Priverno.
Per tre giorni uno dei complessi monastici più affascinanti
del Lazio si è trasformato in un luogo di incontro tra produttori, esperti,
appassionati e semplici curiosi. Non una semplice manifestazione enologica, ma
un vero percorso tra cultura, spiritualità, territorio e tradizioni millenarie
custodite in ogni bottiglia.
L'atmosfera che si respirava passeggiando tra il chiostro
medievale e gli spazi dell'abbazia era quella delle grandi occasioni. I numeri
lo confermano: oltre 5.000 visitatori hanno partecipato all'edizione 2026,
consolidando ulteriormente il successo di una manifestazione che negli anni ha
saputo costruire una propria identità originale nel panorama degli eventi
dedicati al vino.
TRA I BANCHI D'ASSAGGIO ALLA SCOPERTA DELLE ABBAZIE DEL VINO
Uno degli aspetti che mi ha maggiormente colpito è stata la
possibilità di confrontarsi direttamente con produttori provenienti da realtà
molto diverse tra loro ma unite da una stessa filosofia.
Tra i banchi d'assaggio erano presenti oltre trenta
espositori tra abbazie italiane e internazionali, monasteri e cantine delle
province di Latina e Frosinone. Ogni vino raccontava una storia fatta di
tradizioni secolari, di lavoro in vigna e di un forte legame con il territorio.
Particolarmente evidente è stata la presenza di tanti
giovani, curiosi e preparati, che si fermavano ad ascoltare i racconti dei
produttori, chiedevano informazioni sui vitigni e si avvicinavano al vino con
interesse e consapevolezza. Un segnale importante per un settore che guarda
sempre più alle nuove generazioni.
LE MASTERCLASS: UN VIAGGIO TRA GRANDI VINI E TERRITORI
Le masterclass hanno registrato il tutto esaurito e
rappresentato uno dei momenti più attesi della manifestazione.
Ho avuto modo di assistere agli incontri guidati da alcune
delle personalità più autorevoli del panorama enologico italiano.
Ad aprire il programma è stato Roberto Cipresso con una
coinvolgente masterclass dedicata ai grandi vini rossi. Un viaggio attraverso
territori, stili e interpretazioni differenti che ha permesso di comprendere
quanto il vino possa essere espressione autentica di un luogo e della
sensibilità di chi lo produce.
Molto intensa anche la degustazione guidata da Vincenzo
Mercurio, miglior enologo 2025 per Vinoway, dedicata al vino dei monasteri. Un
incontro che è andato oltre l'aspetto tecnico per raccontare il patrimonio
culturale custodito dalle comunità monastiche italiane. Particolarmente
toccante l'intervento di Fratel Michele Badino della Comunità di Bose, che ha
condiviso con il pubblico il lavoro quotidiano svolto tra vigneti e cantina.
Tra i vini degustati spiccavano etichette provenienti da
realtà prestigiose come l'Abbazia di Novacella, l'Abbazia di Praglia, il
Monastero di San Masseo di Assisi, l'Abbazia di Monte Oliveto Maggiore, il
Monastero delle Suore Trappiste di Vitorchiano e il Convento Muri-Gries.
La domenica è stata invece illuminata dalla masterclass
condotta da Chiara Giovoni, Ambasciatrice italiana dello Champagne, che ha
guidato il pubblico in un percorso dedicato ai grandi bianchi e alle bollicine
d'autore. Una degustazione elegante e raffinata che ha messo a confronto
territori e produzioni molto diverse, dalle cantine laziali fino a importanti
realtà internazionali.
QUANDO IL VINO INCONTRA LE EMOZIONI
Tra le esperienze più originali della manifestazione c'è
stata senza dubbio la masterclass emozionale curata da Francesca Venturi e
Giuseppe Ferroni dell'Università di Pisa.
Non una semplice degustazione, ma un vero esperimento che ha
coinvolto direttamente il pubblico. Attraverso un questionario compilato in
tempo reale, i partecipanti hanno associato a ogni vino emozioni e sensazioni
come gioia, serenità, affidabilità, sorpresa o nostalgia.
Un modo innovativo per dimostrare come il vino non sia
soltanto un insieme di caratteristiche organolettiche, ma anche memoria,
percezione e vissuto personale. I risultati raccolti saranno utilizzati
nell'ambito di una ricerca sulle neuroscienze applicate al settore
vitivinicolo.
IL VINO VISTO AL MICROSCOPIO
Molto interessante anche la mostra "ViCro – Il vino al
microscopio. Forme e colori del gusto", allestita nel Refettorio
dell'Abbazia.
Le immagini realizzate da Silvia Iorio, coordinate da
Maurizio Condoluci, trasformano elementi invisibili del vino in opere
artistiche capaci di sorprendere il visitatore. Un'esperienza che amplia
ulteriormente il concetto stesso di degustazione, invitando a osservare il vino
da una prospettiva completamente diversa.
FOSSANOVA PROTAGONISTA
Durante il fine settimana non è stata soltanto l'Abbazia a
vivere un momento di grande vitalità. Tutto il borgo di Fossanova è stato
coinvolto da incontri, seminari e iniziative dedicate alla valorizzazione del
territorio.
Particolarmente partecipato il seminario dedicato ai vitigni
autoctoni del Lazio, organizzato con Arsial, che ha visto la presenza di
numerosi produttori e rappresentanti delle istituzioni. Interessante anche il
convegno sull'olio extravergine d'oliva e sulle sue proprietà benefiche,
occasione di confronto tra ricerca scientifica e produzioni agroalimentari di
qualità.
All'esterno dell'Abbazia il Villaggio Food & Wine ha
completato l'esperienza con proposte gastronomiche e momenti musicali che hanno
animato le serate.
Vini d'Abbazia riesce a raccontare il vino come patrimonio
culturale, storico e umano. Un percorso che mette in dialogo spiritualità,
agricoltura, ricerca scientifica, arte e territorio all'interno di una cornice
di straordinaria bellezza.
La quinta edizione conferma la maturità di un format ormai
consolidato e sempre più apprezzato dal pubblico. Un evento capace di attrarre
appassionati, professionisti e giovani curiosi, dimostrando che il vino, quando
viene raccontato con autenticità e competenza, continua a essere uno
straordinario strumento di conoscenza e condivisione.



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