lunedì 22 giugno 2026

CANTINA VUKIĆEVIĆ IN MONTENEGRO: VISITA, TRADIZIONI E DEGUSTAZIONE DEI VINI A BERI, VICINO PODGORICA

BERI, NEL CUORE DEL MONTENEGRO DEL VINO

Tra le colline del vecchio Montenegro, nella tranquilla località di Beri, sulle pendici della Lješanska nahija, esiste un luogo dove il vino non è soltanto un prodotto della terra, ma il racconto di una storia familiare fatta di passione, sacrificio e amore per il territorio. È qui che ho avuto il piacere di visitare la Cantina Vukićević, una delle realtà enologiche più interessanti dei dintorni di Podgorica.

Ad accoglierci c'è Filip Vukićević, proprietario della cantina, padrone di casa impeccabile e ambasciatore autentico dell'ospitalità montenegrina. La visita è iniziata tra i filari dei vigneti, in una valle che fin dall'antichità è vocata alla coltivazione della vite. Un paesaggio ordinato e silenzioso, dove ogni pianta sembra raccontare una storia iniziata nel 1989, anno in cui furono impiantati i primi vigneti della famiglia.

LA STORIA DELLA CANTINA VUKIĆEVIĆ E DEI SUOI VIGNETI

Oggi la tenuta conta circa 6.000 ceppi distribuiti su un ettaro di terreno e rappresenta il frutto del lavoro di due fratelli che hanno trasformato quello che era un semplice hobby in una vera missione. Non a caso il simbolo della cantina è rappresentato da due lupi, immagine che richiama il legame familiare e il carattere forte di questa azienda, ormai premiata in numerosi concorsi nazionali e internazionali.






Dopo la passeggiata tra i vigneti abbiamo visitato la cantina, dove tradizione e innovazione convivono armoniosamente. Accanto alla cura artigianale delle uve trovano spazio moderne tecnologie di vinificazione che permettono di esaltare il carattere del terroir montenegrino. Ogni bottiglia nasce da un'attenta ricerca dell'equilibrio e dell'autenticità, elementi che hanno reso Vukićević una meta sempre più apprezzata dagli appassionati di vino.

DEGUSTAZIONE VINI ALLA CANTINA VUKIĆEVIĆ

Nella sala degustazione l'esperienza si è trasformata in un vero viaggio attraverso i sapori del Montenegro. Ad accompagnare i vini, uno straordinario prosciutto artigianale lavorato secondo la tradizione di Njeguši, saporiti formaggi locali e olive di produzione propria, semplici ma capaci di esaltare ogni calice.

L'atmosfera familiare e il racconto appassionato di Filip hanno reso ogni assaggio un'occasione per comprendere meglio il territorio e la filosofia produttiva della cantina.

CHARDONNAY 2024: FRESCHEZZA E MINERALITÀ

La degustazione si è aperta con lo Chardonnay 2024, vino dalla spiccata impronta minerale, fresco e immediato, sostenuto da una piacevole acidità che lo rende particolarmente versatile a tavola. Un bianco equilibrato e gastronomico, ideale tanto per un aperitivo quanto per accompagnare piatti leggeri.

MALVASIA ISTRIANA 2024: AROMI CHE SI SVELANO NEL TEMPO

Molto interessante anche la Malvazija Istriana 2024, che appena versata nel bicchiere si presenta intensamente aromatica ma che rivela il meglio di sé dopo qualche minuto di ossigenazione. Emergono progressivamente note erbacee e sfumature più eleganti che donano profondità e armonia al sorso. Un vino capace di evocare sensazioni di freschezza e piacevole complessità.

ROSÉ VUKIĆEVIĆ: IL VOLTO PIÙ CONVIVIALE DELLA CANTINA

Il Rosé Vukićević, ottenuto da Cabernet Sauvignon e Moscato Amburgo, si distingue per la sua personalità fresca e conviviale. Le note di ribes e lampone si intrecciano a delicati richiami mentolati, regalando un sorso agile, equilibrato e particolarmente piacevole nelle giornate estive.

VRANAC 2019: L'ANIMA DEL MONTENEGRO NEL CALICE

La degustazione è poi entrata nel cuore della tradizione montenegrina con il Vranac 2019, vinificato in acciaio. Un vino che esprime con sincerità il carattere del vitigno simbolo del Paese: ciliegia matura, chiodi di garofano, spezie e una sfumatura più scura e terrosa che ne arricchisce il profilo aromatico. Un rosso di carattere, costruito su un blend composto da 85% Vranac, 10% Petit Verdot e 5% Marselan.

VRANAC BARRIQUE: ELEGANZA E PROFONDITÀ

A seguire abbiamo assaggiato il Vranac Barrique 2019, affinato per otto mesi in rovere francese. Il passaggio in legno rende il vino più setoso e profondo, smussando alcune delle asperità del Vranac in acciaio e aggiungendo eleganti note speziate e tostate. Un'interpretazione più raffinata e austera dello stesso vitigno, che invita inevitabilmente al confronto con la versione più diretta e territoriale.

VENDEMMIA TARDIVA 2018: POTENZA E ARMONIA

Tra gli assaggi più sorprendenti figura il Vranac Vendemmia Tardiva 2018, un vino che conserva il carattere del vitigno ma lo arricchisce di una maggiore espressione fruttata e balsamica. Nonostante la gradazione alcolica importante,18%, il sorso rimane armonioso e mai eccessivo. L'abbinamento con i formaggi stagionati serviti durante la degustazione si è rivelato particolarmente riuscito.

IL BRINDISI FINALE CON LA RAKIJA

A chiudere il percorso non poteva mancare la tradizionale Rakija Vukićević, distillata secondo antiche ricette in alambicchi di rame utilizzando Vranac e Kratošija. Un assaggio che racconta una tradizione ancora viva e profondamente radicata nella cultura locale. Filip ci ha raccontato che la preparazione della rakija è ancora oggi un autentico rito collettivo in Montenegro. Con l'arrivo dell'autunno, dopo la vendemmia e la raccolta della frutta, nei villaggi si vedono spesso i fumi degli alambicchi di rame all'opera nei cortili delle case. Prodotta da generazioni con frutti locali fermentati naturalmente e distillati secondo metodi tradizionali, la rakija non è soltanto il distillato simbolo dei Balcani, ma un elemento profondamente legato all'ospitalità, alla vita familiare e all'identità culturale del Paese.



PERCHÉ VISITARE LA CANTINA VUKIĆEVIĆ DURANTE UN VIAGGIO IN MONTENEGRO

Lasciando la cantina, ciò che resta impresso non è soltanto la qualità dei vini degustati, ma soprattutto il senso di autenticità che accompagna ogni momento della visita. La Cantina Vukićević non offre semplicemente una degustazione: propone un incontro con una famiglia, con un territorio e con una cultura enologica ancora poco conosciuta ma capace di sorprendere.

Una delle esperienze più autentiche e piacevoli del mio viaggio in Montenegro, capace di raccontare, attraverso il vino, l'anima più genuina di questo affascinante Paese balcanico.



Se state programmando un viaggio in Montenegro e desiderate scoprire il volto più autentico dell'enoturismo locale, una visita alla Cantina Vukićević, a pochi chilometri da Podgorica, rappresenta un'esperienza imperdibile. Tra vigneti, degustazioni di Vranac, Malvasia e Chardonnay, specialità gastronomiche tradizionali e il rito della Rakija, questa piccola azienda familiare racconta l'anima più genuina del vino montenegrino.




giovedì 18 giugno 2026

BEREROSA 2026 A ROMA: A VILLA APPIA ANTICA GIOVEDÌ 2 LUGLIO



IL GRANDE EVENTO DEDICATO AI ROSÉ ITALIANI TORNA NELLA CAPITALE

Il vino si fa rosa e guarda al futuro. Giovedì 2 luglio, dalle 17 alle 23, Villa Appia Antica ospita la quindicesima edizione di Bererosa, la manifestazione ideata da Cucina & Vini che da anni celebra una delle tipologie più dinamiche del panorama enologico contemporaneo. Oltre 120 etichette provenienti da undici regioni italiane animeranno gli spazi della storica dimora romana, trasformandola in un grande percorso di degustazione dedicato ai migliori vini rosati italiani, fermi e spumanti.

L'appuntamento si conferma uno degli eventi del vino più attesi dell'estate romana, capace di coniugare degustazione, cultura enologica e momenti di intrattenimento in una delle location più suggestive della Capitale.

IL SUCCESSO DEI VINI ROSATI: I NUMERI DEL MERCATO

Quello dei vini rosati è un fenomeno che continua a distinguersi in un mercato vinicolo complesso e in trasformazione. Secondo i dati dell'Observatoire Mondial du Rosé, tra il 2019 e il 2023 il consumo mondiale di rosé ha registrato una flessione contenuta dell'1,7%, contro il -3,8% dell'intero comparto vino. Un risultato che testimonia la capacità di questa categoria di mantenere un forte appeal presso i consumatori e di conquistare nuove quote di mercato.

In Italia, inoltre, il segmento dei rosati continua a beneficiare di un buon rapporto qualità-prezzo e di una crescente attenzione da parte delle aziende vitivinicole. Non a caso diverse denominazioni storicamente legate ai vini rossi stanno ampliando la propria offerta introducendo versioni rosé nei disciplinari di produzione.

PERCHÉ I ROSÉ PIACCIONO ALLA GENERAZIONE Z

Non è un caso che la Generazione Z rappresenti oggi uno dei principali motori della crescita dei vini rosati. Freschi, versatili e perfetti per occasioni informali, i rosé si adattano a un modello di consumo orientato alla convivialità e alla condivisione.

«Negli anni abbiamo visto aumentare in modo significativo la presenza degli under 30», osserva Francesco D'Agostino, direttore di Cucina & Vini. «I giovani si avvicinano al vino con curiosità e consapevolezza, privilegiando esperienze condivise. Il rosato, per caratteristiche organolettiche e stile di consumo, risponde perfettamente a queste esigenze».

Una tendenza confermata anche dalle più recenti analisi di mercato, che evidenziano come le nuove generazioni scelgano sempre più spesso vini leggeri, versatili e adatti alla socializzazione.

UN VIAGGIO TRA I MIGLIORI VINI ROSATI ITALIANI

Nella suggestiva cornice di Villa Appia Antica, il pubblico potrà intraprendere un viaggio ideale attraverso alcuni dei territori più vocati alla produzione di rosé. Dalla Lombardia al Veneto, passando per Lazio, Abruzzo e Puglia, undici regioni saranno rappresentate da oltre 120 etichette selezionate.

L'evento offrirà l'opportunità di conoscere stili produttivi differenti e di scoprire come il vino rosato italiano sia riuscito negli ultimi anni a conquistare una propria identità, superando il ruolo di semplice vino stagionale per affermarsi come categoria autonoma e sempre più apprezzata.

DEGUSTAZIONI FOOD: SALUMI, PIZZA BIANCA E SPECIALITÀ ITALIANE

Accanto ai calici, Bererosa 2026 proporrà una ricca offerta gastronomica. Salumi Sei Colli, sponsor ufficiale della manifestazione, porterà in degustazione alcune delle sue specialità, tra cui il prosciutto crudo stagionato.

A completare il percorso del gusto ci saranno la pizza bianca espressa di Sfornaio, i fritti della Bottega dell'Oliva Ascolana, i grissini Vitavigor e una selezione di oli extravergine proposta da Olives Road.

LE NOVITÀ DI BEREROSA 2026: MONGOLFIERA E AREA RELAX

Tra le principali novità dell'edizione 2026 spicca l'area esperienziale realizzata insieme a Cosmic Crisp®, che accompagnerà il pubblico alla scoperta della celebre mela attraverso degustazioni e originali proposte beverage.

A rendere ancora più coinvolgente l'esperienza saranno una mongolfiera panoramica, pensata per offrire una vista privilegiata sulla manifestazione, e una scenografica altalena a forma di nuvola dedicata ai momenti di relax tra una degustazione e l'altra.

BEREROSA SI CONFERMA TRA GLI EVENTI DEL VINO PIÙ ATTESI A ROMA

Dopo quindici anni di successi, Bererosa continua a rappresentare un punto di riferimento per gli appassionati di vino e per chi desidera avvicinarsi al mondo dei rosati italiani. Un evento che racconta l'evoluzione del gusto contemporaneo e che, attraverso il linguaggio della convivialità e della qualità, conferma il crescente interesse verso una tipologia sempre più centrale nel panorama enologico nazionale e internazionale.


INFO

Bererosa 2026

Giovedì 2 luglio dalle 17.00 alle 23.00

Parco dell’Appia Antica  Via Pompeo Licinio, 87 Roma

Costo ingresso: € 20 include calice e sacca porta calice

Ingresso ridotto sommelier: € 10 esibendo la tessera associativa

Biglietteria online attiva

Biglietteria disponibile anche in loco il giorno della manifestazione

Info: bererosa@cucinaevini.it


martedì 16 giugno 2026

VINI D'ABBAZIA 2026: TRE GIORNI TRA VINO, STORIA E CULTURA NELL'INCANTO DELL'ABBAZIA DI FOSSANOVA


Oltre cinquemila presenze, masterclass sold out e tanti giovani tra i banchi d'assaggio: Vini d'Abbazia, quinta edizione è un evento capace di raccontare il vino come esperienza culturale, identitaria e umana.

C'è qualcosa di speciale che accade quando il vino incontra la storia. E questo qualcosa si è percepito chiaramente durante la quinta edizione di Vini d'Abbazia, andata in scena dal 12 al 14 giugno nella splendida cornice dell'Abbazia di Fossanova, a Priverno.

Per tre giorni uno dei complessi monastici più affascinanti del Lazio si è trasformato in un luogo di incontro tra produttori, esperti, appassionati e semplici curiosi. Non una semplice manifestazione enologica, ma un vero percorso tra cultura, spiritualità, territorio e tradizioni millenarie custodite in ogni bottiglia.

L'atmosfera che si respirava passeggiando tra il chiostro medievale e gli spazi dell'abbazia era quella delle grandi occasioni. I numeri lo confermano: oltre 5.000 visitatori hanno partecipato all'edizione 2026, consolidando ulteriormente il successo di una manifestazione che negli anni ha saputo costruire una propria identità originale nel panorama degli eventi dedicati al vino.



TRA I BANCHI D'ASSAGGIO ALLA SCOPERTA DELLE ABBAZIE DEL VINO

Uno degli aspetti che mi ha maggiormente colpito è stata la possibilità di confrontarsi direttamente con produttori provenienti da realtà molto diverse tra loro ma unite da una stessa filosofia.

Tra i banchi d'assaggio erano presenti oltre trenta espositori tra abbazie italiane e internazionali, monasteri e cantine delle province di Latina e Frosinone. Ogni vino raccontava una storia fatta di tradizioni secolari, di lavoro in vigna e di un forte legame con il territorio.

Particolarmente evidente è stata la presenza di tanti giovani, curiosi e preparati, che si fermavano ad ascoltare i racconti dei produttori, chiedevano informazioni sui vitigni e si avvicinavano al vino con interesse e consapevolezza. Un segnale importante per un settore che guarda sempre più alle nuove generazioni.



LE MASTERCLASS: UN VIAGGIO TRA GRANDI VINI E TERRITORI

Le masterclass hanno registrato il tutto esaurito e rappresentato uno dei momenti più attesi della manifestazione.

Ho avuto modo di assistere agli incontri guidati da alcune delle personalità più autorevoli del panorama enologico italiano.

Ad aprire il programma è stato Roberto Cipresso con una coinvolgente masterclass dedicata ai grandi vini rossi. Un viaggio attraverso territori, stili e interpretazioni differenti che ha permesso di comprendere quanto il vino possa essere espressione autentica di un luogo e della sensibilità di chi lo produce.

Molto intensa anche la degustazione guidata da Vincenzo Mercurio, miglior enologo 2025 per Vinoway, dedicata al vino dei monasteri. Un incontro che è andato oltre l'aspetto tecnico per raccontare il patrimonio culturale custodito dalle comunità monastiche italiane. Particolarmente toccante l'intervento di Fratel Michele Badino della Comunità di Bose, che ha condiviso con il pubblico il lavoro quotidiano svolto tra vigneti e cantina.

Tra i vini degustati spiccavano etichette provenienti da realtà prestigiose come l'Abbazia di Novacella, l'Abbazia di Praglia, il Monastero di San Masseo di Assisi, l'Abbazia di Monte Oliveto Maggiore, il Monastero delle Suore Trappiste di Vitorchiano e il Convento Muri-Gries.

La domenica è stata invece illuminata dalla masterclass condotta da Chiara Giovoni, Ambasciatrice italiana dello Champagne, che ha guidato il pubblico in un percorso dedicato ai grandi bianchi e alle bollicine d'autore. Una degustazione elegante e raffinata che ha messo a confronto territori e produzioni molto diverse, dalle cantine laziali fino a importanti realtà internazionali.

QUANDO IL VINO INCONTRA LE EMOZIONI

Tra le esperienze più originali della manifestazione c'è stata senza dubbio la masterclass emozionale curata da Francesca Venturi e Giuseppe Ferroni dell'Università di Pisa.

Non una semplice degustazione, ma un vero esperimento che ha coinvolto direttamente il pubblico. Attraverso un questionario compilato in tempo reale, i partecipanti hanno associato a ogni vino emozioni e sensazioni come gioia, serenità, affidabilità, sorpresa o nostalgia.

Un modo innovativo per dimostrare come il vino non sia soltanto un insieme di caratteristiche organolettiche, ma anche memoria, percezione e vissuto personale. I risultati raccolti saranno utilizzati nell'ambito di una ricerca sulle neuroscienze applicate al settore vitivinicolo.

IL VINO VISTO AL MICROSCOPIO

Molto interessante anche la mostra "ViCro – Il vino al microscopio. Forme e colori del gusto", allestita nel Refettorio dell'Abbazia.

Le immagini realizzate da Silvia Iorio, coordinate da Maurizio Condoluci, trasformano elementi invisibili del vino in opere artistiche capaci di sorprendere il visitatore. Un'esperienza che amplia ulteriormente il concetto stesso di degustazione, invitando a osservare il vino da una prospettiva completamente diversa.

FOSSANOVA PROTAGONISTA

Durante il fine settimana non è stata soltanto l'Abbazia a vivere un momento di grande vitalità. Tutto il borgo di Fossanova è stato coinvolto da incontri, seminari e iniziative dedicate alla valorizzazione del territorio.

Particolarmente partecipato il seminario dedicato ai vitigni autoctoni del Lazio, organizzato con Arsial, che ha visto la presenza di numerosi produttori e rappresentanti delle istituzioni. Interessante anche il convegno sull'olio extravergine d'oliva e sulle sue proprietà benefiche, occasione di confronto tra ricerca scientifica e produzioni agroalimentari di qualità.

All'esterno dell'Abbazia il Villaggio Food & Wine ha completato l'esperienza con proposte gastronomiche e momenti musicali che hanno animato le serate.


Vini d'Abbazia riesce a raccontare il vino come patrimonio culturale, storico e umano. Un percorso che mette in dialogo spiritualità, agricoltura, ricerca scientifica, arte e territorio all'interno di una cornice di straordinaria bellezza.

La quinta edizione conferma la maturità di un format ormai consolidato e sempre più apprezzato dal pubblico. Un evento capace di attrarre appassionati, professionisti e giovani curiosi, dimostrando che il vino, quando viene raccontato con autenticità e competenza, continua a essere uno straordinario strumento di conoscenza e condivisione.

sabato 6 giugno 2026

'A Montefalco” 2026: il Sagrantino guarda al futuro tra identità, eleganza e territorio

Stampa nazionale e internazionale, operatori e sommelier si sono dati appuntamento all’edizione 2026 di “A Montefalco”, la manifestazione dedicata alle nuove annate dei vini delle denominazioni Montefalco Sagrantino DOCG, Montefalco DOC e Spoleto DOC.

Montefalco è un luogo dove il vino racconta non solo un territorio, ma una storia fatta di memoria, cultura e identità. Tra le colline umbre, il Sagrantino continua a rappresentare una delle espressioni più profonde e riconoscibili dell’enologia italiana, oggi capace di evolversi verso una nuova idea di eleganza senza perdere il proprio carattere autentico.

Vitigno simbolo dell’Umbria, il Sagrantino è coltivato nel territorio di Montefalco fin dal Medioevo ed è storicamente legato alla tradizione religiosa locale. Nato inizialmente come vino passito, nel Novecento trova espressione anche nella versione secca, fino al riconoscimento della DOC nel 1979 e della DOCG nel 1992. 

Al suo nome è legata anche una suggestiva leggenda: nel 1240, nell’antico borgo di Coccorone — oggi Montefalco — alcuni falchi “sagri” appartenenti all’imperatore Federico II si ammalarono gravemente. Fu Teodoro di Antiochia, medico e consigliere dell’imperatore, a curarli utilizzando il vino dolce locale insieme a petali di violetta. I falchi guarirono e, secondo la tradizione, quel vino prese il nome di “Sagrantino”, in omaggio ai falchi sacri.

Il Consorzio e i numeri del territorio

Organizzata dal Consorzio Tutela Vini Montefalco, la manifestazione si conferma oggi uno degli appuntamenti più rilevanti del panorama vitivinicolo italiano, capace di raccontare non solo il Montefalco Sagrantino DOCG, ma l’intero mosaico di denominazioni del territorio.

Il Consorzio Tutela Vini Montefalco, presieduto da Paolo Bartoloni, riunisce oggi 65 aziende vitivinicole. La produzione è orientata prevalentemente ai vini rossi, che rappresentano circa l’87% del totale: 380 ettari sono dedicati al Montefalco Sagrantino DOCG, per una produzione di circa 1,3 milioni di bottiglie, mentre il Montefalco DOC conta 510 ettari e oltre 3,2 milioni di bottiglie (prodotte nel 2025). In crescita anche lo Spoleto DOC, il bianco del territorio, con 50 ettari e circa 416 mila bottiglie prodotte nel 2025. Sempre più centrale anche il tema della sostenibilità: il 56% delle aziende è già certificato biologico o in conversione, mentre il restante 44% aderisce a protocolli di sostenibilità ambientale. Circa il 12,5% della produzione è destinato all’export.

La degustazione delle denominazioni del territorio

Cuore dell’evento è stata la sala degustazione riservata alla stampa italiana e internazionale, dove giornalisti e operatori hanno potuto approfondire tutte le principali espressioni enologiche dell’area: Montefalco Sagrantino DOCG secco e passito, Montefalco Rosso DOC e Riserva, Montefalco Bianco DOC, Montefalco Grechetto DOC e le diverse interpretazioni del Trebbiano Spoletino DOC.

La presentazione dell’annata 2022 del Montefalco Sagrantino DOCG

La nuova annata 2022 del Montefalco Sagrantino DOCG è stata presentata ufficialmente presso il Complesso Museale di San Francesco alla presenza delle istituzioni, dei produttori e della stampa specializzata. Presenti il Sindaco di Montefalco Alfredo Gentili, il presidente del Consorzio Paolo Bartoloni, il wine writer Ian D’Agata, l’assessore regionale Simona Meloni e il presidente AIS Umbria Paolo Marchi. A moderare l’incontro il giornalista Jacopo Cossater.

L’annata 2022 ha ottenuto 4 stelle con una valutazione di 92/100, confermando l’elevato livello qualitativo del territorio. I campioni degustati hanno mostrato vini già espressivi, equilibrati e profondi, caratterizzati da una struttura importante ma più armonica rispetto al passato.

Nel suo intervento, Paolo Bartoloni ha sottolineato la crescita della denominazione e la necessità di una visione territoriale condivisa. Centrale anche il tema dell’ampliamento della Spoleto DOC ad altri territori storicamente vocati, tra cui Bevagna, Gualdo Cattaneo e Giano dell’Umbria, con l’obiettivo di valorizzare ulteriormente il Trebbiano Spoletino.

Ian D’Agata ha invece analizzato l’andamento climatico dell’annata 2022: dopo un inverno mite e poco piovoso e un’estate calda e siccitosa, le piogge di settembre hanno permesso alle vigne di recuperare equilibrio vegetativo e completare al meglio la maturazione delle uve. Il risultato sono vini più freschi, eleganti e pronti rispetto alle aspettative, privi di eccessi di concentrazione.

Il ruolo sempre più centrale del Trebbiano Spoletino

Protagonista dell’edizione 2026, accanto al Sagrantino, è stato anche il Trebbiano Spoletino oggi considerato uno dei vitigni bianchi più interessanti del panorama italiano.

Diffuso tra le colline di Montefalco e la valle spoletina, il Trebbiano Spoletino è storicamente legato al paesaggio agricolo locale, dove ancora oggi sopravvivono vigne ultracentenarie, spesso a piede franco e maritate agli alberi secondo la tradizione contadina. Versatile e identitario, il vitigno si distingue per freschezza verticale, tensione acida ed energia aromatica, unite a struttura e sapidità. Le sue numerose interpretazioni, dal DOC allo Spumante fino al Passito, raccontano la straordinaria capacità di adattarsi ai diversi microclimi del territorio, confermandone il crescente successo qualitativo e commerciale.

Nel corso della manifestazione è stata inoltre presentata la nuova “Etichetta d’Autore”, opera celebrativa dedicata all’annata 2022 del Montefalco Sagrantino DOCG. A firmarla è Martina Ferrari, artista ligure vincitrice del concorso promosso dal Consorzio. L’opera accompagnerà simbolicamente questa vendemmia, interpretandone identità e carattere attraverso il linguaggio dell’arte.

La nuova eleganza dei vini di Montefalco: la masterclass con Cristina Mercuri MW

Tra gli appuntamenti più seguiti, la masterclass “The Shape of Elegance: Montefalco’s New Wine Grammar”, guidata dalla Master of Wine Cristina Mercuri, ha offerto una riflessione approfondita sull’evoluzione stilistica dei vini del territorio. Attraverso il confronto tra etichette di Montefalco e vini provenienti da territori come Bordeaux, Terre di Pisa ed Etna, Mercuri ha evidenziato come anche Montefalco stia vivendo una trasformazione: da vini identificati soprattutto per potenza e concentrazione a espressioni sempre più eleganti, precise e territoriali.

La prima parte della degustazione è stata dedicata allo Spoleto DOC Trebbiano Spoletino, nel confronto tra Campo de Pico di Valdangius e Trebium di Antonelli, entrambi dell’annata 2024, affiancati all’Etna Bianco DOC Contrada Monte Gorna di Nicosia. È emersa la grande versatilità del vitigno umbro, capace di coniugare tensione acida, energia aromatica e struttura sia nelle versioni vinificate in acciaio sia in quelle affinate in legno.

La degustazione è poi proseguita con il Montefalco Rosso DOC, Tenuta Alzatura e Montioni, accostati al Terre di Pisa DOC Rosso Veneroso 2021 di Tenuta di Ghizzano. Il dialogo tra Sangiovese, Sagrantino e Merlot ha mostrato come Montefalco Rosso possa esprimersi tanto in versioni più fresche e immediate quanto in interpretazioni più profonde e gastronomiche.

Conclusione affidata naturalmente al Montefalco Sagrantino DOCG, protagonista del confronto tra il Sagrantino di Tenute Lunelli “Carapace” e il “25 Anni” di Arnaldo Caprai, accostati al Saint-Estèphe AOC 2019 Château Haut Marbuzet. La degustazione ha evidenziato una gestione sempre più precisa di tannino e alcol, capace di rendere il Sagrantino potente ma al tempo stesso più armonico, elegante e contemporaneo.

Per Cristina Mercuri, Montefalco sta oggi scrivendo una nuova grammatica del vino: un linguaggio fatto di finezza, profondità e consapevolezza stilistica, capace di dialogare con il pubblico internazionale senza perdere il legame con la propria identità territoriale.

Gran Premio del Sagrantino

Grande attenzione anche per il Gran Premio del Sagrantino, concorso nazionale AIS dedicato ai sommelier italiani, con prove di degustazione, abbinamento e comunicazione dedicate al Sagrantino.  Presente la Confraternita del Sagrantino, simbolo del profondo legame tra il vino e la storia identitaria del territorio. A valutare i finalisti una giuria composta da Liù Pambuffetti, Massimo Iannaccone e Giulia Celeschi, vincitrice della precedente edizione. Sul podio Andrea Peruzzi (AIS Cesena), Marco Curzi (AIS Rimini) e Bruno Chiappani (AIS Trentino).

Cantine partecipanti

Accanto alle degustazioni e agli incontri istituzionali, le cantine di Montefalco hanno accolto giornalisti e operatori del settore per far conoscere da vicino i luoghi di produzione, le realtà vitivinicole e l’identità autentica del territorio. 31 le aziende partecipanti all’edizione 2026: Agricola Mevante, Antonelli, Arnaldo Caprai, Bocale, Cesarini-Sartori, Colle Ciocco, Colle Uncinano, Còlpetrone, Di Filippo, Dionigi, Fongoli, Goretti – Fattoria Le Mura Saracene, La Veneranda, Le Cimate, Lungarotti, Montioni, Moretti Omero, Ninni, Perticaia, Romanelli, Scacciadiavoli, Tenuta Alzatura, Tenuta Bellafonte, Tenuta di Saragano, Tenute Lunelli – Carapace, Terre de la Custodia, Terre de’ Trinci, Terre di San Felice, Tudernum e Valdangius.

Un territorio che guarda avanti

“A Montefalco” si conferma così un appuntamento capace di raccontare il territorio attraverso un linguaggio sempre più moderno e internazionale, mantenendo saldo il legame con la propria storia, i vitigni autoctoni e una cultura del vino profondamente radicata nell’identità umbra.

https://www.consorziomontefalco.it/amontefalco/

UFFICIO STAMPA

Consorzio Tutela Vini Montefalco

Miriade & Partners

e-mail: ufficiostampa@miriadeweb.it

 

mercoledì 3 giugno 2026

ANTEPRIMA DE LE NOTTI DEL VINO A ROMA : "DIVINO SOTTO LE STELLE" PONTE DELLA MUSICA ARMANDO TROVAJOLI 5/6/7 GIUGNO


Presso la Sala Stampa della Camera dei Deputati si è svolta la conferenza stampa di presentazione de “Le Notti del Vino”, promosso dall’Associazione Nazionale Città del Vino. Anteprima romana è “DiVino sotto le Stelle”, organizzata da Decanter Wine Academy, che si terrà sul suggestivo Ponte della Musica Armando Trovajoli dal 5 al 7 giugno. L’evento rappresenta l’apertura nazionale del calendario estivo de “Le Notti del Vino”, una rassegna che accompagnerà per tutta la bella stagione gli appassionati e gli enoturisti alla scoperta delle Città del Vino italiane attraverso degustazioni, incontri, convegni, spettacoli, musica, letture, mostre d’arte, passeggiate e numerose iniziative dedicate alla valorizzazione della cultura del vino e dei territori.

Nel corso della conferenza, il Presidente nazionale dell’Associazione Città del Vino, Angelo Radica, ha evidenziato come, nonostante la flessione dei consumi di vino e la contrazione dell’export registrate negli ultimi anni, il settore dell’enoturismo continui a mostrare una crescita costante, confermandosi un importante motore di sviluppo per i territori vitivinicoli italiani.



Serena Specchi, giornalista, sommelier e responsabile della comunicazione di Decanter Wine Academy, ha illustrato i dettagli della manifestazione, sottolineando come anche quest’anno il Ponte della Musica ospiterà i banchi d’assaggio delle aziende partecipanti. Particolarmente significativa sarà la presenza delle cantine del Lazio, a testimonianza della crescente qualità e affermazione dei vini della regione nel panorama enologico nazionale.

Alla conferenza stampa sono intervenuti, oltre ad Angelo Radica, i vicepresidenti nazionali di Città del Vino Tiziano Venturini e Alberto Bertucci, il presidente dell’UNPLI (Unione Nazionale Pro Loco d’Italia), partner dell’iniziativa, Antonino La Spina, la presidente dell’Assemblea Capitolina Svetlana Celli e l’onorevole Claudio Mancini.



Dopo il successo delle precedenti edizioni, un nuovo grande appuntamento dedicato al vino, al gusto e alla convivialità si svolgerà a Roma  dal 5 al 7 giugno, dalle 19:00 alle 24:00,  “Le Notti del Vino – diVino sotto le Stelle”. Il tutto nella suggestiva cornice del Ponte della Musica – Armando Trovajoli, una delle location più scenografiche di Roma, sospesa tra il Tevere e la magia delle notti d’estate.

Tre serate speciali all’aperto, musica dal vivo, degustazioni e tante eccellenze enogastronomiche da scoprire.

Le Notti del Vino a Roma daranno il via alle oltre 150 manifestazioni che si terranno in tutta Italia.