sabato 6 giugno 2026

'A Montefalco” 2026: il Sagrantino guarda al futuro tra identità, eleganza e territorio

Stampa nazionale e internazionale, operatori e sommelier si sono dati appuntamento all’edizione 2026 di “A Montefalco”, la manifestazione dedicata alle nuove annate dei vini delle denominazioni Montefalco Sagrantino DOCG, Montefalco DOC e Spoleto DOC.

Montefalco è un luogo dove il vino racconta non solo un territorio, ma una storia fatta di memoria, cultura e identità. Tra le colline umbre, il Sagrantino continua a rappresentare una delle espressioni più profonde e riconoscibili dell’enologia italiana, oggi capace di evolversi verso una nuova idea di eleganza senza perdere il proprio carattere autentico.

Vitigno simbolo dell’Umbria, il Sagrantino è coltivato nel territorio di Montefalco fin dal Medioevo ed è storicamente legato alla tradizione religiosa locale. Nato inizialmente come vino passito, nel Novecento trova espressione anche nella versione secca, fino al riconoscimento della DOC nel 1979 e della DOCG nel 1992. 

Al suo nome è legata anche una suggestiva leggenda: nel 1240, nell’antico borgo di Coccorone — oggi Montefalco — alcuni falchi “sagri” appartenenti all’imperatore Federico II si ammalarono gravemente. Fu Teodoro di Antiochia, medico e consigliere dell’imperatore, a curarli utilizzando il vino dolce locale insieme a petali di violetta. I falchi guarirono e, secondo la tradizione, quel vino prese il nome di “Sagrantino”, in omaggio ai falchi sacri.

Il Consorzio e i numeri del territorio

Organizzata dal Consorzio Tutela Vini Montefalco, la manifestazione si conferma oggi uno degli appuntamenti più rilevanti del panorama vitivinicolo italiano, capace di raccontare non solo il Montefalco Sagrantino DOCG, ma l’intero mosaico di denominazioni del territorio.

Il Consorzio Tutela Vini Montefalco, presieduto da Paolo Bartoloni, riunisce oggi 65 aziende vitivinicole. La produzione è orientata prevalentemente ai vini rossi, che rappresentano circa l’87% del totale: 380 ettari sono dedicati al Montefalco Sagrantino DOCG, per una produzione di circa 1,3 milioni di bottiglie, mentre il Montefalco DOC conta 510 ettari e oltre 3,2 milioni di bottiglie (prodotte nel 2025). In crescita anche lo Spoleto DOC, il bianco del territorio, con 50 ettari e circa 416 mila bottiglie prodotte nel 2025. Sempre più centrale anche il tema della sostenibilità: il 56% delle aziende è già certificato biologico o in conversione, mentre il restante 44% aderisce a protocolli di sostenibilità ambientale. Circa il 12,5% della produzione è destinato all’export.

La degustazione delle denominazioni del territorio

Cuore dell’evento è stata la sala degustazione riservata alla stampa italiana e internazionale, dove giornalisti e operatori hanno potuto approfondire tutte le principali espressioni enologiche dell’area: Montefalco Sagrantino DOCG secco e passito, Montefalco Rosso DOC e Riserva, Montefalco Bianco DOC, Montefalco Grechetto DOC e le diverse interpretazioni del Trebbiano Spoletino DOC.

La presentazione dell’annata 2022 del Montefalco Sagrantino DOCG

La nuova annata 2022 del Montefalco Sagrantino DOCG è stata presentata ufficialmente presso il Complesso Museale di San Francesco alla presenza delle istituzioni, dei produttori e della stampa specializzata. Presenti il Sindaco di Montefalco Alfredo Gentili, il presidente del Consorzio Paolo Bartoloni, il wine writer Ian D’Agata, l’assessore regionale Simona Meloni e il presidente AIS Umbria Paolo Marchi. A moderare l’incontro il giornalista Jacopo Cossater.

L’annata 2022 ha ottenuto 4 stelle con una valutazione di 92/100, confermando l’elevato livello qualitativo del territorio. I campioni degustati hanno mostrato vini già espressivi, equilibrati e profondi, caratterizzati da una struttura importante ma più armonica rispetto al passato.

Nel suo intervento, Paolo Bartoloni ha sottolineato la crescita della denominazione e la necessità di una visione territoriale condivisa. Centrale anche il tema dell’ampliamento della Spoleto DOC ad altri territori storicamente vocati, tra cui Bevagna, Gualdo Cattaneo e Giano dell’Umbria, con l’obiettivo di valorizzare ulteriormente il Trebbiano Spoletino.

Ian D’Agata ha invece analizzato l’andamento climatico dell’annata 2022: dopo un inverno mite e poco piovoso e un’estate calda e siccitosa, le piogge di settembre hanno permesso alle vigne di recuperare equilibrio vegetativo e completare al meglio la maturazione delle uve. Il risultato sono vini più freschi, eleganti e pronti rispetto alle aspettative, privi di eccessi di concentrazione.

Il ruolo sempre più centrale del Trebbiano Spoletino

Protagonista dell’edizione 2026, accanto al Sagrantino, è stato anche il Trebbiano Spoletino oggi considerato uno dei vitigni bianchi più interessanti del panorama italiano.

Diffuso tra le colline di Montefalco e la valle spoletina, il Trebbiano Spoletino è storicamente legato al paesaggio agricolo locale, dove ancora oggi sopravvivono vigne ultracentenarie, spesso a piede franco e maritate agli alberi secondo la tradizione contadina. Versatile e identitario, il vitigno si distingue per freschezza verticale, tensione acida ed energia aromatica, unite a struttura e sapidità. Le sue numerose interpretazioni, dal DOC allo Spumante fino al Passito, raccontano la straordinaria capacità di adattarsi ai diversi microclimi del territorio, confermandone il crescente successo qualitativo e commerciale.

Nel corso della manifestazione è stata inoltre presentata la nuova “Etichetta d’Autore”, opera celebrativa dedicata all’annata 2022 del Montefalco Sagrantino DOCG. A firmarla è Martina Ferrari, artista ligure vincitrice del concorso promosso dal Consorzio. L’opera accompagnerà simbolicamente questa vendemmia, interpretandone identità e carattere attraverso il linguaggio dell’arte.

La nuova eleganza dei vini di Montefalco: la masterclass con Cristina Mercuri MW

Tra gli appuntamenti più seguiti, la masterclass “The Shape of Elegance: Montefalco’s New Wine Grammar”, guidata dalla Master of Wine Cristina Mercuri, ha offerto una riflessione approfondita sull’evoluzione stilistica dei vini del territorio. Attraverso il confronto tra etichette di Montefalco e vini provenienti da territori come Bordeaux, Terre di Pisa ed Etna, Mercuri ha evidenziato come anche Montefalco stia vivendo una trasformazione: da vini identificati soprattutto per potenza e concentrazione a espressioni sempre più eleganti, precise e territoriali.

La prima parte della degustazione è stata dedicata allo Spoleto DOC Trebbiano Spoletino, nel confronto tra Campo de Pico di Valdangius e Trebium di Antonelli, entrambi dell’annata 2024, affiancati all’Etna Bianco DOC Contrada Monte Gorna di Nicosia. È emersa la grande versatilità del vitigno umbro, capace di coniugare tensione acida, energia aromatica e struttura sia nelle versioni vinificate in acciaio sia in quelle affinate in legno.

La degustazione è poi proseguita con il Montefalco Rosso DOC, Tenuta Alzatura e Montioni, accostati al Terre di Pisa DOC Rosso Veneroso 2021 di Tenuta di Ghizzano. Il dialogo tra Sangiovese, Sagrantino e Merlot ha mostrato come Montefalco Rosso possa esprimersi tanto in versioni più fresche e immediate quanto in interpretazioni più profonde e gastronomiche.

Conclusione affidata naturalmente al Montefalco Sagrantino DOCG, protagonista del confronto tra il Sagrantino di Tenute Lunelli “Carapace” e il “25 Anni” di Arnaldo Caprai, accostati al Saint-Estèphe AOC 2019 Château Haut Marbuzet. La degustazione ha evidenziato una gestione sempre più precisa di tannino e alcol, capace di rendere il Sagrantino potente ma al tempo stesso più armonico, elegante e contemporaneo.

Per Cristina Mercuri, Montefalco sta oggi scrivendo una nuova grammatica del vino: un linguaggio fatto di finezza, profondità e consapevolezza stilistica, capace di dialogare con il pubblico internazionale senza perdere il legame con la propria identità territoriale.

Gran Premio del Sagrantino

Grande attenzione anche per il Gran Premio del Sagrantino, concorso nazionale AIS dedicato ai sommelier italiani, con prove di degustazione, abbinamento e comunicazione dedicate al Sagrantino.  Presente la Confraternita del Sagrantino, simbolo del profondo legame tra il vino e la storia identitaria del territorio. A valutare i finalisti una giuria composta da Liù Pambuffetti, Massimo Iannaccone e Giulia Celeschi, vincitrice della precedente edizione. Sul podio Andrea Peruzzi (AIS Cesena), Marco Curzi (AIS Rimini) e Bruno Chiappani (AIS Trentino).

Cantine partecipanti

Accanto alle degustazioni e agli incontri istituzionali, le cantine di Montefalco hanno accolto giornalisti e operatori del settore per far conoscere da vicino i luoghi di produzione, le realtà vitivinicole e l’identità autentica del territorio. 31 le aziende partecipanti all’edizione 2026: Agricola Mevante, Antonelli, Arnaldo Caprai, Bocale, Cesarini-Sartori, Colle Ciocco, Colle Uncinano, Còlpetrone, Di Filippo, Dionigi, Fongoli, Goretti – Fattoria Le Mura Saracene, La Veneranda, Le Cimate, Lungarotti, Montioni, Moretti Omero, Ninni, Perticaia, Romanelli, Scacciadiavoli, Tenuta Alzatura, Tenuta Bellafonte, Tenuta di Saragano, Tenute Lunelli – Carapace, Terre de la Custodia, Terre de’ Trinci, Terre di San Felice, Tudernum e Valdangius.

Un territorio che guarda avanti

“A Montefalco” si conferma così un appuntamento capace di raccontare il territorio attraverso un linguaggio sempre più moderno e internazionale, mantenendo saldo il legame con la propria storia, i vitigni autoctoni e una cultura del vino profondamente radicata nell’identità umbra.

https://www.consorziomontefalco.it/amontefalco/

UFFICIO STAMPA

Consorzio Tutela Vini Montefalco

Miriade & Partners

e-mail: ufficiostampa@miriadeweb.it