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mercoledì 17 giugno 2020

CONFETTURA DI PESCHE BIANCHE ALLA VANIGLIA

La Confettura di pesche bianche alla vaniglia del maestro Leonardo Di Carlo è la mia proposta, perchè siamo alle porte dell'estate ed è tempo di confetture di frutta: ciliege, albicocche, pesche.

 La pesca bianca, polpa croccante, profumata e dolcissima, si trova da giugno fino ad agosto.

Il nome della specie deriva da Persia,  erroneamente considerata dagli antichi autori greci e romani il paese di origine del pesco.

“A maturar le picciolette persiche dette così dal nome di quel popolo affrettasi;  al loro tempo

ammorbidiscono quell’altre  che la Gallia dà grossissime”

(De Re Rustica, libro X, 408)

Il pesco, albero dai fiori meravigliosi celebrati da poeti e pittori, in realtà è originario della Cina, dove è considerato simbolo d’immortalità.  In Persia giunse dall'oriente, al seguito delle carovane. Arrivò a Roma  nel I secolo d.C.

Passiamo ora alla ricetta della confettura di pesche bianche alla vaniglia in cui sono presenti, ovviamente oltre a frutta e zucchero, pectina, succo di limone e vaniglia.

La pectina svolge una funzione determinante, se non fosse presente  non sarebbe possibile produrre confetture. Essa è naturalmente presente nell’endocarpo della frutta in quantità variabile a seconda della specie e dello stato di maturazione. La quantità di pectina presente nella pesca  non consente la realizzazione del processo di gelificazione, per cui deve essere aggiunta mediante miscela  con altra frutta ricca di pectine oppure con la pectina che si trova in commercio.

Il succo di limone, con il suo contenuto di acido citrico, migliora il gusto e corregge l’acidità per accelerare il processo di gelificazione. Con un pH troppo alto la confettura non gelificherebbe, con uno troppo basso si separerebbe un liquido sciropposo  affiorando alla superficie della confettura.

La vaniglia dona un'aroma dolce e intenso.


Confettura di pesche bianche alla vaniglia

Ingredienti

1.250 g di pesche bianche

750    g di zucchero semolato

16      g di pectina

2        g di vaniglia in bacche

45      g di succo di limone

Procedimento


Lavare, sbucciare e tagliare a fettine o a pezzi le pesche, metterle in una pentola, unire lo zucchero,  coprire e lasciar macerare in frigorifero  per due ore. Portare a leggera ebollizione, unire la bacca di vaniglia, coprire e rimettere nuovamente in frigorifero per tutta la notte.

Il mattino successivo, unire la pectina dopo averla mescolata con un po' di zucchero e cuocere sul fuoco (f'ino a 106° ndr), se si possiede il rifrattometro fino a 60-62° brix, oppure mettere un cucchiaino di confettura su un piattino freddo, se scorre molto lentamente è pronta. Togliere dal fuoco, unire il succo di limone e mescolare bene. Mettere la confettura bollente, a 90° circa, nei barattoli di vetro sterilizzati ed asciutti (per la sterilizzazione vedi qui) e chiudere immediatamente con il coperchio. Mettere i barattoli in una pentola con acqua bollente, spegnere la fiamma e lasciare per 15 minuti. Raffreddare velocemente, se possibile in abbattitore.



domenica 15 maggio 2016

ACETANI MORBIDI O BISCOTTINI DI MANDORLE


Gli Acetani morbidi sono i pasticcini di pasta di mandorle, dal cuore morbido, che si scioglie in bocca, racchiuso da un guscio leggermente consistente.
Li ripropongo per la  Giornata Nazionale della Pasta di Mandorle, di cui è ambasciatrice  Lidia Mattiazzi per il Calendario del Cibo Italiano. 
La pasta di mandorle viene  preparata con mandorle e zucchero e ha diversi utilizzi in pasticceria, tra questi anche la pasta di mandorle cotta per prodotti da forno morbidi o i pasticcini come i petit fours,  le paste di mandorle di Sezze o gli Acetani morbidi.
Le mandorle devono essere di provenienza certa, sono l’ingrediente fondamentale e caratterizzano il biscottini con il loro aroma. Se possibile è meglio utilizzare mandorle grezze e sbucciarle il giorno prima della preparazione,  si ottengono pasticcini più leggeri e con un buon gusto aromatico perché le mandorle avranno una umidità uniforme che verrà rilasciata in modo omogeneo durante la cottura.  Per sbucciarle si mettono in una pentola di acqua bollente e si fanno bollire per un minuto, si scolano, si mettono in un panno  pulito e si sfregano tra di loro togliendo  man mano le bucce; si continua questa operazione fino a quando tutte le mandorle saranno belle bianche e prive di ogni residuo di buccia.
La ricetta è di Leonardo Di Carlo, io ho aggiunto le decorazioni di frutta. L'esecuzione è molto semplice, è necessario però il riposo per far asciugare i dolci;  il tempo di asciugatura è minimo di tre ore, meglio aumentarlo. 

Ingredienti
225 g  di mandorle pelate
25  g di armelline (mandorle amare)
1,5 g di sale fino
250 g di zucchero semolato
50  g di arancia candita
2,5 g di buccia di limone grattugiata fine
2    g di bicarbonato di sodio
75  g di albume liquido

zucchero a velo per lavorare l'impasto
per decorare
nocciole, mandorle, frutta candita

procedimento
Passare al cutter  tutti gli ingredienti tranne l'albume (passarne un pò per volta e fare attenzione ad usarlo a intermittenza affinchè dalle mandorle non  fuoriesca l'olio).

Unire l'albume e impastare, deve risultare un impasto sodo e poco appiccicoso.
Lavorare sulla tavola con lo zucchero a velo, formare dei salami e ricavare delle sfere.

Metterle sulla teglia rivestita di carta da forno, decorarle con la frutta secca e candita e farle asciugare per almeno tre ore prima della cottura. Spolverizzare con zucchero a velo.

Cuocere in forno ventilato a 180°-190° per 6-8 minuti.
Devono solo dorare. Aspettare che si raffreddino prima di toglierli dalle teglie.
Sono più buoni il giorno successivo e si mantengono a lungo se chiusi in una scatola.


giovedì 12 maggio 2016

TORTA CAPRESE











 Si narra che la Torta Caprese fu creata  per errore dal pasticcere Carmine di Fiore nel 1920 a Capri creò. Può succedere che nel realizzare una ricetta si commetta un errore, talvolta per la fretta o per la distrazione fatto sta che il bravo pasticcere infornò la torta senza  aggiungere la farina nell’impasto.  Tutto da buttare? No, il risultato fu una torta croccante fuori, morbida dentro e dalla incredibile scioglievolezza! Mario Scaturchio, il più famoso pasticcere di Napoli, diceva che forse era  nata dalle mani di una signora austriaca.  Che l'origine della Torta Caprese sia il risultato di una precisa ricerca  o di  un processo di felice casualità che, nell'ambito della scienza si definisce serendipità, poco importa, siamo senza dubbio di fronte ad un capolavoro della pasticceria partenopea, perfetto connubio di bontà e semplicità.

Per la  Giornata Nazionale della Torta Caprese, di cui è ambasciatrice Alessandra Molla, per il Calendario del Cibo Italiano, ho preparato la Torta Caprese classica, la ricetta è di Leonardo Di Carlo. Ho utilizzato  cerchi in acciaio di piccole dimensioni per fare delle mini capresi. La dose indicata  è per uno stampo da 20 cm di diametro e alto 4 cm oppure per 6 cerchi  da 8cm.
Ingredienti (dose per uno stampo 22x4cm h):

125 g di burro cremoso (16°C)
37   g di zucchero semolato
84   g di tuorli a temperatura ambiente ( 5)
125 g di mandorle in polvere
15   g di cacao amaro
30   g di fecola di patate
115 g di cioccolato fondente al 55%
125 g di albumi (4)
55   g di zucchero semolato
q.b. zucchero a velo per la finitura

Procedimento:

Tritare le mandorle, non è necessario ridurle in polvere, può rimanere qualche pezzettino; non eliminare la pellicina se si vuole un gusto più pronunciato di mandorla.
Montare con lo scudo in planetaria (o con la frusta in una ciotola se la quantità è poca) il burro cremoso con la prima parte di zucchero. Mescolare in una ciotola i tuorli, aggiungerli poco alla volta  al burro sempre continuando a montare.
Unire le mandorle tritate, il cioccolato tritato finemente ed infine il cacao setacciato con la fecola di patate e mescolare servendosi di una spatola.
Montare gli albumi  con il restante zucchero, la massa deve risultare lucida e compatta, amalgamare al composto  mescolarndo delicatamente dal basso verso l'alto.
Versare il composto nello stampo precedentemente imburrato ed infarinato e cuocere in forno caldo e ventilato, a 180°C per circa 40 minuti.
Decorare con lo zucchero a velo.