martedì 16 giugno 2026

VINI D'ABBAZIA 2026: TRE GIORNI TRA VINO, STORIA E CULTURA NELL'INCANTO DELL'ABBAZIA DI FOSSANOVA


Oltre cinquemila presenze, masterclass sold out e tanti giovani tra i banchi d'assaggio: Vini d'Abbazia, quinta edizione è un evento capace di raccontare il vino come esperienza culturale, identitaria e umana.

C'è qualcosa di speciale che accade quando il vino incontra la storia. E questo qualcosa si è percepito chiaramente durante la quinta edizione di Vini d'Abbazia, andata in scena dal 12 al 14 giugno nella splendida cornice dell'Abbazia di Fossanova, a Priverno.

Per tre giorni uno dei complessi monastici più affascinanti del Lazio si è trasformato in un luogo di incontro tra produttori, esperti, appassionati e semplici curiosi. Non una semplice manifestazione enologica, ma un vero percorso tra cultura, spiritualità, territorio e tradizioni millenarie custodite in ogni bottiglia.

L'atmosfera che si respirava passeggiando tra il chiostro medievale e gli spazi dell'abbazia era quella delle grandi occasioni. I numeri lo confermano: oltre 5.000 visitatori hanno partecipato all'edizione 2026, consolidando ulteriormente il successo di una manifestazione che negli anni ha saputo costruire una propria identità originale nel panorama degli eventi dedicati al vino.



TRA I BANCHI D'ASSAGGIO ALLA SCOPERTA DELLE ABBAZIE DEL VINO

Uno degli aspetti che mi ha maggiormente colpito è stata la possibilità di confrontarsi direttamente con produttori provenienti da realtà molto diverse tra loro ma unite da una stessa filosofia.

Tra i banchi d'assaggio erano presenti oltre trenta espositori tra abbazie italiane e internazionali, monasteri e cantine delle province di Latina e Frosinone. Ogni vino raccontava una storia fatta di tradizioni secolari, di lavoro in vigna e di un forte legame con il territorio.

Particolarmente evidente è stata la presenza di tanti giovani, curiosi e preparati, che si fermavano ad ascoltare i racconti dei produttori, chiedevano informazioni sui vitigni e si avvicinavano al vino con interesse e consapevolezza. Un segnale importante per un settore che guarda sempre più alle nuove generazioni.



LE MASTERCLASS: UN VIAGGIO TRA GRANDI VINI E TERRITORI

Le masterclass hanno registrato il tutto esaurito e rappresentato uno dei momenti più attesi della manifestazione.

Ho avuto modo di assistere agli incontri guidati da alcune delle personalità più autorevoli del panorama enologico italiano.

Ad aprire il programma è stato Roberto Cipresso con una coinvolgente masterclass dedicata ai grandi vini rossi. Un viaggio attraverso territori, stili e interpretazioni differenti che ha permesso di comprendere quanto il vino possa essere espressione autentica di un luogo e della sensibilità di chi lo produce.

Molto intensa anche la degustazione guidata da Vincenzo Mercurio, miglior enologo 2025 per Vinoway, dedicata al vino dei monasteri. Un incontro che è andato oltre l'aspetto tecnico per raccontare il patrimonio culturale custodito dalle comunità monastiche italiane. Particolarmente toccante l'intervento di Fratel Michele Badino della Comunità di Bose, che ha condiviso con il pubblico il lavoro quotidiano svolto tra vigneti e cantina.

Tra i vini degustati spiccavano etichette provenienti da realtà prestigiose come l'Abbazia di Novacella, l'Abbazia di Praglia, il Monastero di San Masseo di Assisi, l'Abbazia di Monte Oliveto Maggiore, il Monastero delle Suore Trappiste di Vitorchiano e il Convento Muri-Gries.

La domenica è stata invece illuminata dalla masterclass condotta da Chiara Giovoni, Ambasciatrice italiana dello Champagne, che ha guidato il pubblico in un percorso dedicato ai grandi bianchi e alle bollicine d'autore. Una degustazione elegante e raffinata che ha messo a confronto territori e produzioni molto diverse, dalle cantine laziali fino a importanti realtà internazionali.

QUANDO IL VINO INCONTRA LE EMOZIONI

Tra le esperienze più originali della manifestazione c'è stata senza dubbio la masterclass emozionale curata da Francesca Venturi e Giuseppe Ferroni dell'Università di Pisa.

Non una semplice degustazione, ma un vero esperimento che ha coinvolto direttamente il pubblico. Attraverso un questionario compilato in tempo reale, i partecipanti hanno associato a ogni vino emozioni e sensazioni come gioia, serenità, affidabilità, sorpresa o nostalgia.

Un modo innovativo per dimostrare come il vino non sia soltanto un insieme di caratteristiche organolettiche, ma anche memoria, percezione e vissuto personale. I risultati raccolti saranno utilizzati nell'ambito di una ricerca sulle neuroscienze applicate al settore vitivinicolo.

IL VINO VISTO AL MICROSCOPIO

Molto interessante anche la mostra "ViCro – Il vino al microscopio. Forme e colori del gusto", allestita nel Refettorio dell'Abbazia.

Le immagini realizzate da Silvia Iorio, coordinate da Maurizio Condoluci, trasformano elementi invisibili del vino in opere artistiche capaci di sorprendere il visitatore. Un'esperienza che amplia ulteriormente il concetto stesso di degustazione, invitando a osservare il vino da una prospettiva completamente diversa.

FOSSANOVA PROTAGONISTA

Durante il fine settimana non è stata soltanto l'Abbazia a vivere un momento di grande vitalità. Tutto il borgo di Fossanova è stato coinvolto da incontri, seminari e iniziative dedicate alla valorizzazione del territorio.

Particolarmente partecipato il seminario dedicato ai vitigni autoctoni del Lazio, organizzato con Arsial, che ha visto la presenza di numerosi produttori e rappresentanti delle istituzioni. Interessante anche il convegno sull'olio extravergine d'oliva e sulle sue proprietà benefiche, occasione di confronto tra ricerca scientifica e produzioni agroalimentari di qualità.

All'esterno dell'Abbazia il Villaggio Food & Wine ha completato l'esperienza con proposte gastronomiche e momenti musicali che hanno animato le serate.


Vini d'Abbazia riesce a raccontare il vino come patrimonio culturale, storico e umano. Un percorso che mette in dialogo spiritualità, agricoltura, ricerca scientifica, arte e territorio all'interno di una cornice di straordinaria bellezza.

La quinta edizione conferma la maturità di un format ormai consolidato e sempre più apprezzato dal pubblico. Un evento capace di attrarre appassionati, professionisti e giovani curiosi, dimostrando che il vino, quando viene raccontato con autenticità e competenza, continua a essere uno straordinario strumento di conoscenza e condivisione.

sabato 6 giugno 2026

'A Montefalco” 2026: il Sagrantino guarda al futuro tra identità, eleganza e territorio

Stampa nazionale e internazionale, operatori e sommelier si sono dati appuntamento all’edizione 2026 di “A Montefalco”, la manifestazione dedicata alle nuove annate dei vini delle denominazioni Montefalco Sagrantino DOCG, Montefalco DOC e Spoleto DOC.

Montefalco è un luogo dove il vino racconta non solo un territorio, ma una storia fatta di memoria, cultura e identità. Tra le colline umbre, il Sagrantino continua a rappresentare una delle espressioni più profonde e riconoscibili dell’enologia italiana, oggi capace di evolversi verso una nuova idea di eleganza senza perdere il proprio carattere autentico.

Vitigno simbolo dell’Umbria, il Sagrantino è coltivato nel territorio di Montefalco fin dal Medioevo ed è storicamente legato alla tradizione religiosa locale. Nato inizialmente come vino passito, nel Novecento trova espressione anche nella versione secca, fino al riconoscimento della DOC nel 1979 e della DOCG nel 1992. 

Al suo nome è legata anche una suggestiva leggenda: nel 1240, nell’antico borgo di Coccorone — oggi Montefalco — alcuni falchi “sagri” appartenenti all’imperatore Federico II si ammalarono gravemente. Fu Teodoro di Antiochia, medico e consigliere dell’imperatore, a curarli utilizzando il vino dolce locale insieme a petali di violetta. I falchi guarirono e, secondo la tradizione, quel vino prese il nome di “Sagrantino”, in omaggio ai falchi sacri.

Il Consorzio e i numeri del territorio

Organizzata dal Consorzio Tutela Vini Montefalco, la manifestazione si conferma oggi uno degli appuntamenti più rilevanti del panorama vitivinicolo italiano, capace di raccontare non solo il Montefalco Sagrantino DOCG, ma l’intero mosaico di denominazioni del territorio.

Il Consorzio Tutela Vini Montefalco, presieduto da Paolo Bartoloni, riunisce oggi 65 aziende vitivinicole. La produzione è orientata prevalentemente ai vini rossi, che rappresentano circa l’87% del totale: 380 ettari sono dedicati al Montefalco Sagrantino DOCG, per una produzione di circa 1,3 milioni di bottiglie, mentre il Montefalco DOC conta 510 ettari e oltre 3,2 milioni di bottiglie (prodotte nel 2025). In crescita anche lo Spoleto DOC, il bianco del territorio, con 50 ettari e circa 416 mila bottiglie prodotte nel 2025. Sempre più centrale anche il tema della sostenibilità: il 56% delle aziende è già certificato biologico o in conversione, mentre il restante 44% aderisce a protocolli di sostenibilità ambientale. Circa il 12,5% della produzione è destinato all’export.

La degustazione delle denominazioni del territorio

Cuore dell’evento è stata la sala degustazione riservata alla stampa italiana e internazionale, dove giornalisti e operatori hanno potuto approfondire tutte le principali espressioni enologiche dell’area: Montefalco Sagrantino DOCG secco e passito, Montefalco Rosso DOC e Riserva, Montefalco Bianco DOC, Montefalco Grechetto DOC e le diverse interpretazioni del Trebbiano Spoletino DOC.

La presentazione dell’annata 2022 del Montefalco Sagrantino DOCG

La nuova annata 2022 del Montefalco Sagrantino DOCG è stata presentata ufficialmente presso il Complesso Museale di San Francesco alla presenza delle istituzioni, dei produttori e della stampa specializzata. Presenti il Sindaco di Montefalco Alfredo Gentili, il presidente del Consorzio Paolo Bartoloni, il wine writer Ian D’Agata, l’assessore regionale Simona Meloni e il presidente AIS Umbria Paolo Marchi. A moderare l’incontro il giornalista Jacopo Cossater.

L’annata 2022 ha ottenuto 4 stelle con una valutazione di 92/100, confermando l’elevato livello qualitativo del territorio. I campioni degustati hanno mostrato vini già espressivi, equilibrati e profondi, caratterizzati da una struttura importante ma più armonica rispetto al passato.

Nel suo intervento, Paolo Bartoloni ha sottolineato la crescita della denominazione e la necessità di una visione territoriale condivisa. Centrale anche il tema dell’ampliamento della Spoleto DOC ad altri territori storicamente vocati, tra cui Bevagna, Gualdo Cattaneo e Giano dell’Umbria, con l’obiettivo di valorizzare ulteriormente il Trebbiano Spoletino.

Ian D’Agata ha invece analizzato l’andamento climatico dell’annata 2022: dopo un inverno mite e poco piovoso e un’estate calda e siccitosa, le piogge di settembre hanno permesso alle vigne di recuperare equilibrio vegetativo e completare al meglio la maturazione delle uve. Il risultato sono vini più freschi, eleganti e pronti rispetto alle aspettative, privi di eccessi di concentrazione.

Il ruolo sempre più centrale del Trebbiano Spoletino

Protagonista dell’edizione 2026, accanto al Sagrantino, è stato anche il Trebbiano Spoletino oggi considerato uno dei vitigni bianchi più interessanti del panorama italiano.

Diffuso tra le colline di Montefalco e la valle spoletina, il Trebbiano Spoletino è storicamente legato al paesaggio agricolo locale, dove ancora oggi sopravvivono vigne ultracentenarie, spesso a piede franco e maritate agli alberi secondo la tradizione contadina. Versatile e identitario, il vitigno si distingue per freschezza verticale, tensione acida ed energia aromatica, unite a struttura e sapidità. Le sue numerose interpretazioni, dal DOC allo Spumante fino al Passito, raccontano la straordinaria capacità di adattarsi ai diversi microclimi del territorio, confermandone il crescente successo qualitativo e commerciale.

Nel corso della manifestazione è stata inoltre presentata la nuova “Etichetta d’Autore”, opera celebrativa dedicata all’annata 2022 del Montefalco Sagrantino DOCG. A firmarla è Martina Ferrari, artista ligure vincitrice del concorso promosso dal Consorzio. L’opera accompagnerà simbolicamente questa vendemmia, interpretandone identità e carattere attraverso il linguaggio dell’arte.

La nuova eleganza dei vini di Montefalco: la masterclass con Cristina Mercuri MW

Tra gli appuntamenti più seguiti, la masterclass “The Shape of Elegance: Montefalco’s New Wine Grammar”, guidata dalla Master of Wine Cristina Mercuri, ha offerto una riflessione approfondita sull’evoluzione stilistica dei vini del territorio. Attraverso il confronto tra etichette di Montefalco e vini provenienti da territori come Bordeaux, Terre di Pisa ed Etna, Mercuri ha evidenziato come anche Montefalco stia vivendo una trasformazione: da vini identificati soprattutto per potenza e concentrazione a espressioni sempre più eleganti, precise e territoriali.

La prima parte della degustazione è stata dedicata allo Spoleto DOC Trebbiano Spoletino, nel confronto tra Campo de Pico di Valdangius e Trebium di Antonelli, entrambi dell’annata 2024, affiancati all’Etna Bianco DOC Contrada Monte Gorna di Nicosia. È emersa la grande versatilità del vitigno umbro, capace di coniugare tensione acida, energia aromatica e struttura sia nelle versioni vinificate in acciaio sia in quelle affinate in legno.

La degustazione è poi proseguita con il Montefalco Rosso DOC, Tenuta Alzatura e Montioni, accostati al Terre di Pisa DOC Rosso Veneroso 2021 di Tenuta di Ghizzano. Il dialogo tra Sangiovese, Sagrantino e Merlot ha mostrato come Montefalco Rosso possa esprimersi tanto in versioni più fresche e immediate quanto in interpretazioni più profonde e gastronomiche.

Conclusione affidata naturalmente al Montefalco Sagrantino DOCG, protagonista del confronto tra il Sagrantino di Tenute Lunelli “Carapace” e il “25 Anni” di Arnaldo Caprai, accostati al Saint-Estèphe AOC 2019 Château Haut Marbuzet. La degustazione ha evidenziato una gestione sempre più precisa di tannino e alcol, capace di rendere il Sagrantino potente ma al tempo stesso più armonico, elegante e contemporaneo.

Per Cristina Mercuri, Montefalco sta oggi scrivendo una nuova grammatica del vino: un linguaggio fatto di finezza, profondità e consapevolezza stilistica, capace di dialogare con il pubblico internazionale senza perdere il legame con la propria identità territoriale.

Gran Premio del Sagrantino

Grande attenzione anche per il Gran Premio del Sagrantino, concorso nazionale AIS dedicato ai sommelier italiani, con prove di degustazione, abbinamento e comunicazione dedicate al Sagrantino.  Presente la Confraternita del Sagrantino, simbolo del profondo legame tra il vino e la storia identitaria del territorio. A valutare i finalisti una giuria composta da Liù Pambuffetti, Massimo Iannaccone e Giulia Celeschi, vincitrice della precedente edizione. Sul podio Andrea Peruzzi (AIS Cesena), Marco Curzi (AIS Rimini) e Bruno Chiappani (AIS Trentino).

Cantine partecipanti

Accanto alle degustazioni e agli incontri istituzionali, le cantine di Montefalco hanno accolto giornalisti e operatori del settore per far conoscere da vicino i luoghi di produzione, le realtà vitivinicole e l’identità autentica del territorio. 31 le aziende partecipanti all’edizione 2026: Agricola Mevante, Antonelli, Arnaldo Caprai, Bocale, Cesarini-Sartori, Colle Ciocco, Colle Uncinano, Còlpetrone, Di Filippo, Dionigi, Fongoli, Goretti – Fattoria Le Mura Saracene, La Veneranda, Le Cimate, Lungarotti, Montioni, Moretti Omero, Ninni, Perticaia, Romanelli, Scacciadiavoli, Tenuta Alzatura, Tenuta Bellafonte, Tenuta di Saragano, Tenute Lunelli – Carapace, Terre de la Custodia, Terre de’ Trinci, Terre di San Felice, Tudernum e Valdangius.

Un territorio che guarda avanti

“A Montefalco” si conferma così un appuntamento capace di raccontare il territorio attraverso un linguaggio sempre più moderno e internazionale, mantenendo saldo il legame con la propria storia, i vitigni autoctoni e una cultura del vino profondamente radicata nell’identità umbra.

https://www.consorziomontefalco.it/amontefalco/

UFFICIO STAMPA

Consorzio Tutela Vini Montefalco

Miriade & Partners

e-mail: ufficiostampa@miriadeweb.it

 

mercoledì 3 giugno 2026

ANTEPRIMA DE LE NOTTI DEL VINO A ROMA : "DIVINO SOTTO LE STELLE" PONTE DELLA MUSICA ARMANDO TROVAJOLI 5/6/7 GIUGNO


Presso la Sala Stampa della Camera dei Deputati si è svolta la conferenza stampa di presentazione de “Le Notti del Vino”, promosso dall’Associazione Nazionale Città del Vino. Anteprima romana è “DiVino sotto le Stelle”, organizzata da Decanter Wine Academy, che si terrà sul suggestivo Ponte della Musica Armando Trovajoli dal 5 al 7 giugno. L’evento rappresenta l’apertura nazionale del calendario estivo de “Le Notti del Vino”, una rassegna che accompagnerà per tutta la bella stagione gli appassionati e gli enoturisti alla scoperta delle Città del Vino italiane attraverso degustazioni, incontri, convegni, spettacoli, musica, letture, mostre d’arte, passeggiate e numerose iniziative dedicate alla valorizzazione della cultura del vino e dei territori.

Nel corso della conferenza, il Presidente nazionale dell’Associazione Città del Vino, Angelo Radica, ha evidenziato come, nonostante la flessione dei consumi di vino e la contrazione dell’export registrate negli ultimi anni, il settore dell’enoturismo continui a mostrare una crescita costante, confermandosi un importante motore di sviluppo per i territori vitivinicoli italiani.



Serena Specchi, giornalista, sommelier e responsabile della comunicazione di Decanter Wine Academy, ha illustrato i dettagli della manifestazione, sottolineando come anche quest’anno il Ponte della Musica ospiterà i banchi d’assaggio delle aziende partecipanti. Particolarmente significativa sarà la presenza delle cantine del Lazio, a testimonianza della crescente qualità e affermazione dei vini della regione nel panorama enologico nazionale.

Alla conferenza stampa sono intervenuti, oltre ad Angelo Radica, i vicepresidenti nazionali di Città del Vino Tiziano Venturini e Alberto Bertucci, il presidente dell’UNPLI (Unione Nazionale Pro Loco d’Italia), partner dell’iniziativa, Antonino La Spina, la presidente dell’Assemblea Capitolina Svetlana Celli e l’onorevole Claudio Mancini.



Dopo il successo delle precedenti edizioni, un nuovo grande appuntamento dedicato al vino, al gusto e alla convivialità si svolgerà a Roma  dal 5 al 7 giugno, dalle 19:00 alle 24:00,  “Le Notti del Vino – diVino sotto le Stelle”. Il tutto nella suggestiva cornice del Ponte della Musica – Armando Trovajoli, una delle location più scenografiche di Roma, sospesa tra il Tevere e la magia delle notti d’estate.

Tre serate speciali all’aperto, musica dal vivo, degustazioni e tante eccellenze enogastronomiche da scoprire.

Le Notti del Vino a Roma daranno il via alle oltre 150 manifestazioni che si terranno in tutta Italia.


giovedì 28 maggio 2026

PLANISIUM ROMA: NEL CUORE DELLA CAPITALE UN LOCALE CHE RACCONTA L’ANIMA DEI MONTI DAUNI

Planisium Roma, il ristorante pugliese dove eleganza, vino e tradizione si incontrano

Nel cuore di Roma, Planisium Roma porta l'anima dei Monti Dauni in tavola attraverso una cucina raffinata, una selezione esclusiva dei vini di Tenuta Planisium e un'accoglienza curata in ogni dettaglio.

In Via dei Greci 38/39, il ristorante accoglie gli ospiti in un ambiente elegante e raccolto, dove storia, cultura e gastronomia convivono in perfetto equilibrio. Nulla è lasciato al caso: dagli arredi alle luci, fino a un servizio discreto e attento che rende l'esperienza piacevole e autentica.

L’impressione, entrando, è quella di un luogo pensato con grande attenzione. Nulla appare casuale: la scelta dei materiali, le luci soffuse, la disposizione degli spazi, il servizio misurato ma caloroso. Planisium Roma costruisce la propria identità attraverso una cura quasi sartoriale dei dettagli, con l’obiettivo di far sentire ogni ospite accolto e accompagnato in un’esperienza che non sia soltanto gastronomica, ma anche emotiva.

L’ambiente mantiene il fascino di una dimora elegante senza perdere il calore della convivialità. È proprio questo equilibrio a rendere il locale riconoscibile: la sensazione di trovarsi in un luogo ricercato ma mai distante, capace di trasmettere familiarità pur restando profondamente raffinato.

Un luogo ricco di storia nel centro di Roma

A rendere ancora più affascinante Planisium Roma è la storia degli spazi che lo ospitano. Qui, durante il suo soggiorno romano, il compositore ungherese Franz Liszt lavorò ad alcune delle sue composizioni. Un'eredità culturale che conferisce al ristorante un carattere unico, dove arte, musica e gusto convivono in modo naturale.




La cucina dei Monti Dauni incontra Roma

La cucina racconta invece il volto più autentico della Puglia, con uno sguardo particolare rivolto ai Monti Dauni settentrionali. I piatti nascono da una ricerca accurata della materia prima e da una selezione rigorosa dei prodotti: salumi artigianali, formaggi del territorio, oli, ortaggi e ingredienti scelti con attenzione per preservarne identità e qualità.

Accanto alle specialità pugliesi trovano spazio anche alcuni grandi classici della cucina romana, in un dialogo gastronomico coerente e naturale tra due culture accomunate dalla centralità della convivialità e della memoria culinaria.

I vini di Tenuta Planisium: un racconto nel calice

Uno degli elementi più distintivi di Planisium Roma è la scelta di proporre esclusivamente i vini di Tenuta Planisium, la cantina di proprietà situata a Volturino, nel cuore dei Monti Dauni. Una decisione rara nel panorama della ristorazione che permette di offrire un racconto coerente e completo del territorio. Dal Nero di Troia al Fiano, dal Negroamaro al Primitivo, ogni etichetta esprime una sfumatura diversa della Puglia collinare.  Il vino non è semplicemente un accompagnamento ai piatti, ma diventano parte integrante dell'esperienza gastronomica e culturale proposta da Planisium Roma.


Più che un ristorante, Planisium Roma appare così come un progetto culturale e territoriale capace di portare nel cuore della Capitale non soltanto i sapori della Puglia, ma anche il suo paesaggio umano, la sua memoria e il suo senso dell’ospitalità. Un luogo dove il dettaglio, la qualità e la cura dell’accoglienza diventano strumenti per costruire un’esperienza autentica, elegante e profondamente personale.

I vini di Tenuta Planisium, la degustazione

Ci sono vini che descrivono un territorio e altri che riescono anche a custodirne la memoria. I vini di Tenuta Planisium nascono proprio da questa visione: trasformare i vitigni identitari dei Monti Dauni in racconti autentici, dove il vino dialoga continuamente con la storia, il paesaggio e le tradizioni locali.

Ogni etichetta porta con sé un frammento di Volturino e della sua cultura. I nomi richiamano luoghi, consuetudini e simboli del territorio: Humara è la sorgente naturale del paese, Capotorre il quartiere del centro storico, Montorso il monte che domina i Dauni, Sciambolo l’antico canto dei pastori. Serritella rende omaggio al santuario locale, mentre Noveducati recupera la memoria di una delibera comunale del 1865 che fissava il prezzo del mosto.

Tra tutti, Notamento rappresenta forse il nome più evocativo. Nei Monti Dauni di fine Ottocento il “notamento” era il documento con cui veniva registrata la dote della sposa e formalizzato il consenso al matrimonio. La cantina ha scelto questo nome per suggellare simbolicamente il proprio legame con la terra: una sorta di patto identitario tra famiglia, territorio e vino.

Noveducati brut, Serritella e gli antipasti

Nero di Troia, il vitigno dell’eleganza

Noveducati Brut, il Nero di Troia che sorprende

Con Noveducati Brut il Nero di Troia si mostra luminoso, dinamico e sorprendentemente raffinato. Il metodo classico valorizza il lato più sottile del vitigno attraverso un perlage fine e persistente, accompagnato da piccoli frutti rossi, richiami floreali e leggere sfumature aromatiche. La freschezza è il filo conduttore del sorso, ma sempre sostenuta da una cremosità elegante che rende il vino armonico e coinvolgente. 

Noveducati Brut 36 Mesi.  Il tempo che amplifica la profondità

Se il Brut racconta il volto più vibrante del Nero di Troia, la versione 36 mesi ne interpreta l’anima più matura e complessa. Il lungo affinamento trasforma la tensione iniziale in profondità aromatica, senza sacrificare eleganza e slancio. Le note di crosta di pane, brioche e frutta candita si intrecciano con richiami floreali e leggere sfumature di miele e nocciola. La bollicina resta fine e precisa, mentre il sorso acquista ampiezza e persistenza sapida. Due espressioni differenti dello stesso vitigno, accomunate però da una sorprendente finezza.

Briele e Orecchiette al grano arso

Briele Rosato, il lato più delicato e mediterraneo

Con Briele il Nero di Troia si muove verso una dimensione più fragrante e immediata. Il colore rosa polvere anticipa un profilo olfattivo elegante, dove lillà, gelsomino e piccoli frutti rossi si fondono con leggere sensazioni mentolate. La freschezza vibrante e la sapidità rendono il vino agile e scorrevole, ma senza banalità. Pur cambiando stile rispetto agli spumanti, resta evidente quella firma varietale fatta di tensione, precisione aromatica ed equilibrio.

Humara, l’eleganza sottile della profondità

Qui il Nero di Troia ritrova struttura e profondità, mantenendo però una linea elegante e misurata. I sentori di frutti rossi e spezie si intrecciano con delicate sfumature balsamiche, mentre il sorso si sviluppa con tannini fini e una persistenza lunga ma composta. È un rosso che non cerca l’eccesso, ma la precisione espressiva.

Il Privilegiato Riserva, la forza nobile del Nero di Troia

Con Il Privilegiato il vitigno raggiunge la sua interpretazione più intensa e autorevole. La struttura è importante, ma sempre sostenuta da una raffinata tessitura tannica che accompagna il vino verso un finale energico e profondo. I profumi di frutti scuri, spezie e leggere tostature raccontano un Nero di Troia austero e complesso, distante dalla fragranza luminosa di Briele o dalla verticalità degli spumanti, ma profondamente coerente nella sua identità.

Fiano, la luce minerale dei Monti Dauni

Serritella, il Fiano della finezza essenziale

Serritella interpreta il Fiano in purezza attraverso equilibrio e nitidezza aromatica. Le note floreali e fruttate si arricchiscono di richiami a timo, agrumi canditi e frutta secca, mantenendo sempre grande precisione. Il sorso è fresco, vibrante e attraversato da una sottile vena minerale che accompagna tutta la degustazione con eleganza e continuità.

Notamento e Carbonara


Notamento, il bianco che suggella il legame con la terra

Notamento rappresenta la versione più ampia e stratificata del Fiano di Tenuta Planisium. Accanto alla freschezza e alla tensione tipiche del vitigno emergono maggiore profondità, volume e complessità aromatica. Le fragranze floreali e fruttate si fondono con leggere note speziate e minerali in un insieme avvolgente e persistente. Rispetto a Serritella, più verticale e immediato, Notamento ricerca una dimensione più intensa e meditativa, pur mantenendo intatta la freschezza del Fiano.

Negroamaro, il volto austero della Puglia

Capotorre, interpretazione autentica e profonda del Negroamaro. 

Il vino si muove con equilibrio tra frutto, spezie e richiami balsamici, costruendo un profilo intenso ma mai eccessivo. La struttura piena e la persistenza gustativa restituiscono il carattere più austero del vitigno, mantenendo però eleganza e pulizia espressiva.

Maialino in crosta e Bombetta pugliese abbinati a Capotorre e Montorso 




Primitivo, calore, intensità e memoria

Montorso, il Primitivo della piacevolezza armonica

Montorso interpreta il Primitivo attraverso morbidezza, equilibrio e grande piacevolezza di beva. Le note fruttate e floreali si fondono con richiami speziati e mentolati in un sorso caldo e vellutato. È un vino coinvolgente e immediato, costruito più sull’armonia che sulla potenza.

Sciambolo e Tridentino di formaggi

Sciambolo Riserva, l’intensità che lascia traccia

Sciambolo, lascia una memoria lunga e profonda. Rispetto a Montorso, qui il Primitivo si fa più concentrato, intenso e stratificato. Le note fruttate e speziate si arricchiscono di sfumature balsamiche e leggere tostature, mentre il sorso diventa più ampio e persistente. La forza del vitigno resta evidente, ma viene accompagnata da una sorprendente eleganza finale.

Tenuta Planisium, nei Monti Dauni il vino racconta memoria e territorio

Tenuta Planisium nasce nei primi anni Settanta a Volturino, nel cuore dei Monti Dauni, una delle aree più autentiche e meno raccontate della Puglia interna. Il nome della tenuta richiama un importante ritrovamento archeologico avvenuto negli anni Cinquanta in località Selva Piana, dove emersero i resti di una villa romana a vocazione agricola, testimonianza di un legame antico tra questa terra e la coltivazione della vite.

Immersi nel paesaggio del Subappennino Dauno, I vigneti si sviluppano a circa 700 metri di altitudine, una condizione particolarmente favorevole che, insieme alla costante ventilazione, contribuisce a conferire ai vini freschezza, eleganza e complessità aromatica.

Oggi Tenuta Planisium rappresenta una delle realtà più interessanti della viticoltura dei Monti Dauni, grazie a una visione che coniuga rispetto della tradizione, innovazione e sostenibilità. Il progetto di ampliamento della cantina, sviluppato secondo criteri di bioedilizia ed efficienza energetica, conferma la volontà di investire sul futuro mantenendo saldo il legame con il territorio.

Planisium Roma, un'esperienza che va oltre la tavola

Planisium Roma riesce a portare nel centro della Capitale qualcosa di più di una semplice proposta gastronomica. Attraverso la cucina, i vini, la storia e l'accoglienza racconta una Puglia autentica, lontana dagli stereotipi, fatta di paesaggi collinari, tradizioni contadine, cultura e memoria.

Un indirizzo che merita di essere scoperto da chi cerca a Roma non soltanto buona cucina, ma anche una storia da ascoltare e da degustare.

Planisium Enoteca Ristorante

Via dei Greci, 39, 00187 Roma RM

Tel: +39 06 5299 8847

Tenuta Planisium

C.da Pozzacchio, 71030 Volturino FG


VINI BAGNANTI 2026, III EDIZIONE: IL VINO INCONTRA IL MARE SULLA COSTA DEGLI ETRUSCHI DOMENICA 20 GIUGNO

Domenica 20 giugno 50 vignaioli sulla spiaggia del resort Riva degli Etruschi per una serata tra vino, mare, gastronomia e cultura del territorio 

Presentata a San Vincenzo la terza edizione di Vini Bagnanti, l'evento dedicato al vino artigianale

La spiaggia come luogo di incontro, il vino come strumento di dialogo e il territorio come protagonista. È questa l'anima di Vini Bagnanti, manifestazione che sabato 20 giugno 2026 tornerà ad animare la suggestiva cornice del Resort Riva degli Etruschi per la sua terza edizione.

L'evento è stato presentato venerdì 22 maggio nel corso della conferenza stampa ospitata proprio all'interno del resort di San Vincenzo, confermando una crescita che negli anni ha trasformato Vini Bagnanti in uno degli appuntamenti più originali e attesi dell'estate enogastronomica italiana.



Cinquanta cantine sulla spiaggia di Riva degli Etruschi

Dalle 18.30 alle 23.30, un chilometro di spiaggia affacciata sul mare della Costa degli Etruschi diventerà un grande percorso di degustazione all'aperto, dove il vino dialogherà con il paesaggio, la gastronomia e le persone.

Saranno 50 le aziende protagoniste dell'edizione 2026, provenienti da tutta Italia e da numerosi Paesi esteri, dalla Francia al Libano, dall'Ungheria alla Spagna, fino a Slovenia, Germania, Grecia, Sudafrica e Argentina.

Dopo aver superato nelle prime due edizioni i 1.200 partecipanti, Vini Bagnanti si presenta con una proposta ancora più ricca, mantenendo però intatta la sua identità: mettere al centro i vignaioli, le loro storie e il legame profondo tra vino e territorio.

Vini Bagnanti, un progetto tra vino, sostenibilità e cultura

Nato dalla collaborazione tra Riva degli Etruschi e Vini Migranti, il progetto ideato da Teseo Geri può contare anche quest'anno sul supporto di Slow Food Italia, Slow Wine, Banca del Vino e dell'Università di Scienze Gastronomiche di Pollenzo.

«Sarà una rara occasione per incontrare direttamente i produttori, degustare vini provenienti da territori e culture differenti e vivere una serata all'insegna della condivisione e della bellezza», ha spiegato Teseo Geri, sottolineando l'importanza di una selezione che vede la partecipazione di aziende provenienti anche da realtà oggi segnate da difficoltà e conflitti, come il Libano.

Area Food


Laboratori, degustazioni e approfondimenti con Slow Food e Pollenzo

Il programma andrà ben oltre la semplice degustazione. Accanto ai banchi d'assaggio saranno proposti laboratori sensoriali curati dall'Università di Pollenzo, momenti di approfondimento dedicati al rapporto tra vino, ambiente e cultura gastronomica e un Laboratorio del Gusto organizzato da Slow Wine e Banca del Vino, dedicato al tema dell'etica nella produzione vitivinicola.

Ampio spazio sarà riservato anche alla gastronomia, grazie ai punti ristoro selezionati dalla condotta Slow Food Costa degli Etruschi e all'offerta dei cinque ristoranti del resort, dal fine dining di Mariva Dune alla cucina toscana del Mistral, passando per il Nautico, All'Orto e Magù.

Riva degli Etruschi, un modello di ospitalità sostenibile

Non è un caso che Vini Bagnanti trovi casa proprio a Riva degli Etruschi. Con oltre sessant'anni di storia, il resort rappresenta oggi un modello di ospitalità integrata, dove turismo, agricoltura, sostenibilità e cultura gastronomica convivono in un unico ecosistema.

I suoi 35 ettari di parco, la tenuta agricola biologica, la produzione di olio extravergine e vino e la collaborazione con Slow Food e l'Università di Pollenzo raccontano una visione che va ben oltre l'accoglienza tradizionale.

Lo ha ribadito anche Vieri Mantelli, che ha definito Vini Bagnanti «un laboratorio aperto di eccellenze» capace di utilizzare il vino come veicolo per raccontare temi più ampi, dalla sostenibilità ambientale al riscatto sociale. «Non vogliamo semplicemente organizzare un evento – ha spiegato – ma costruire un messaggio che possa arrivare sempre più lontano».

Un evento che racconta il territorio attraverso il vino

Ed è probabilmente questa la forza di Vini Bagnanti: non limitarsi a celebrare il vino, ma utilizzarlo come linguaggio universale per parlare di persone, territori, cultura e futuro.

Con il mare sullo sfondo, il tramonto della Costa degli Etruschi e cinquanta produttori pronti a raccontarsi direttamente nel calice, la terza edizione si prepara a confermare una formula capace di unire leggerezza e contenuto, convivialità e riflessione.

Un appuntamento che, anno dopo anno, sta diventando uno degli eventi del vino più interessanti della Toscana, capace di valorizzare la Costa degli Etruschi attraverso il racconto autentico dei suoi protagonisti.

 Le cantine partecipanti alla III edizione

Tenuta Guardamare – Toscana

Fattoria di Montemaggio – Toscana

Clivo Altura – Toscana

Tenuta di Carleone – Toscana

Sant'Agnese – Toscana

Castagnoli – Toscana

Podere Dell'Anselmo – Toscana

Belvedere 1 – Toscana

Acquabona – Toscana

Demetervin - Ungheria

Vignaioli Urbani Mistici – Toscana

Fattoria Le Masse – Toscana

Venticinquedieci – Trentino Alto Adige

Campo alle Comete – Toscana

Champagne Legret et Fils - Francia

Mersel - Libano

Borgo Pancoli – Toscana

Petrolo – Toscana

Castaldi Francesca Azienda Agricola – Piemonte

Fondazione Apri Le Braccia – Piemonte

Gustin - Slovenia

Alberelli di Giodo – Toscana

Vignamaggio – Toscana

Vigneti Massa – Piemonte

Volcanalia – Veneto

Bodegas Piedra – Spagna

Pares Baltà – Spagna

La Lupinella – Toscana

Monteversa – Veneto

Wageck Weine – Germania

Valgiano – Toscana

Castelsimoni – Abruzzo

Zonzo Project – Toscana

Gralò Franciacorta – Lombardia

Melly's Kombucha – Piemonte

Podere Cellario – Piemonte

Cantina Andrea Paffarini – Umbria

Il Conte – Umbria

Babylonstoren – Sud Africa

Albamora – Toscana

Fortebrezza – Toscana

La Macchia – Toscana

Sara & Sara – Friuli Venezia Giulia

Bronzato – Veneto

Tikal Natural - Argentina

Domaine Paterniakis - Grecia

Almarea Botaniche Di Mare - Lazio

Incandia Bio – Toscana / Burkina Faso

Azienda agricola Fratelli Osio - Toscana

Azienda agricola Montefabbrello - Toscana

Info

Dove: Riva degli Etruschi, via della Principessa 120 San Vincenzo (LI)

Quando: sabato 20 giugno 2026 – dalle 18:30 alle 23:30

Costo: biglietto d’ingresso: 20 € (inclusi calice, tracolla e degustazioni illimitate)

info@vinibagnanti.it

www.vinibagnanti.it - www.rivadeglietruschi.it

Il biglietto di ingresso è acquistabile sul sito www.vinibagnanti.it

Per fare richiesta di accredito scrivere a pr.enogastronomia@gmail.com specificando la testata di riferimento.


Ufficio Stampa 


Roberta Perna Comunicazione Enogastronomica e Studio Umami 


Roberta Perna – www.robertaperna.com - www.studioumami.com

mercoledì 27 maggio 2026

BEREBIANCO 2026 PREMA QUATTRO GRANDI BIANCHI ITALIANI


Berebianco 2026 premia quattro grandi bianchi italiani:

LR Alto Adige Bianco Riserva Doc 2021 di Cantina Colterenzio

Luna Mater Frascati Superiore Docg 2019 di Fontana Candida

Misco Verdicchio dei Castelli di Jesi Classico Superiore Doc 2023 di Tenuta di Tavignano

Ronco delle Mele Collio Sauvignon Doc 2024 di Venica & Venica

Grande successo per la quarta edizione di Berebianco. Negli spazi del Grand Hotel Palatino, nel cuore della Capitale, hanno sfilato 160 vini bianchi italiani in grado di sedurre il consumatore paziente, grazie ad indiscutibili capacità evolutive.

Cinquantacinque aziende e centosessanta vini in degustazione nella sala Cesarini del Grand Hotel Palatino - a due passi dalla Roma imperiale - interamente dedicata a una walk around tasting che ha visto la partecipazione di un pubblico numeroso e particolarmente interessato. E ancora ventotto vecchie annate degustate nella tranquillità delle sale riservate alle masterclass, dove Francesco D’Agostino, direttore di Cucina &Vini, e il collega Antonio Di Spirito hanno supportato i produttori nel racconto del proprio vino e della sua storia, creando momenti di suggestione in cui le emozioni dell’assaggio e del dialogo hanno coinvolto i presenti in un viaggio senza tempo nel firmamento dei grandi bianchi italiani, illuminato da stelle di prima grandezza.

“Due aspetti sono da sottolineare - racconta Francesco D’Agostino -. Da un lato la grande presenza di giovani tra i venti e i venticinque anni nello spazio dedicato alla degustazione libera.

L’hotel è in una posizione che intercetta il movimento giovanile del sabato sera e vedere ragazzi e ragazze felici di confrontarsi con il vino di alta qualità conferma quanto il nostro lavoro di divulgatori sia più che mai necessario per portare l’informazione a una generazione che non ha fruito degli insegnamenti familiari sul vino italiano, come invece le precedenti. Dall’altro la presenza di pubblico molto vicino ai trent’anni nelle masterclass che finalmente hanno abbattuto un'altra barriera. Insomma un evento in grado di coinvolgere tutti con dei vini veramente importanti, lontani dai bianchi semplici da consumare squisitamente nell’annata. Siamo veramente molto soddisfatti di essere riusciti ad andare oltre i nostri obiettivi”.

Novità importante, nata con questa edizione, è l’istituzione di un premio dedicato a quei vini che hanno ottenuto i punteggi più alti nelle valutazioni del panel di degustazione di Cucina & Vini. La redazione ha chiesto alle aziende partecipanti di proporre un bianco a loro scelta, identitario della cantina, scegliendo un’annata tra le ultime cinque in commercio e definendo quindi un nuovo tavolo di confronto, in cui le capacità evolutive del vino hanno un peso fondamentale nella valutazione.

Ma adesso, per la redazione di Cucina & Vini è di nuovo tempo di lavorare su nuovi progetti. Il 2 luglio nel bellissimo Parco dell’Appia Antica di Roma ci sarà la quindicesima edizione di Bererosa! La grande manifestazione dedicata ai vini rosati italiani sia fermi che spumanti.

Premio Berebianco 2026 a:

Luna Mater Frascati Superiore Docg 2019 di Fontana Candida

Misco Verdicchio dei Castelli di Jesi Doc 2023 di Tenuta di Tavignano

Ronco delle Mele Collio Sauvignon Doc 2024 di Venica & Venica

Premio Berebianco 2026 eleganza sensoriale a:

LR Alto Adige Bianco Riserva Doc 2019 di Cantina Colterenzio è il vino che ha suscitato una totale condivisione nella valutazione del panel, che nella sua eleganza ha riscontrato il carattere vincente.

lunedì 4 maggio 2026

TRATTORIA DELLA FORTUNA A MONTEROTONDO: IDENTITÀ, MEMORIA E VISIONE CONTEMPORANEA ALLE PORTE DI ROMA




Appena fuori Roma, lungo la Via Salaria, a Monterotondo, la Trattoria della Fortuna rappresenta un raro esempio di continuità gastronomica capace di evolversi senza perdere la propria anima. Nata nel 1945 come osteria di passaggio per cacciatori e viandanti, la trattoria conserva ancora oggi la stessa atmosfera calorosa e autentica.

Al primo sguardo la sensazione è immediata: non quella di entrare in un ristorante costruito a tavolino, ma in una casa vissuta, curata e profondamente personale. Le tovaglie ricamate, i piatti decorati, i bicchieri volutamente diversi tra loro e i dettagli d’arredo restituiscono una dimensione intima e familiare, quasi domestica. Un’estetica che non è nostalgia costruita, ma estensione coerente dell’identità del luogo. Anche la mise en place racconta una storia fatta di recupero, memoria e ricerca personale, contribuendo a creare quell’atmosfera calda che oggi rappresenta uno dei tratti distintivi del locale.

A guidarla è oggi Francesca Gervasi, classe 1988, terza generazione di una famiglia tutta al femminile — eccezion fatta per il fondatore — che ha costruito negli anni un’identità solida e riconoscibile. Cresciuta tra i tavoli del locale e formata tra esperienze professionali anche nella ristorazione romana contemporanea, la chef ha scelto di tornare “a casa” per raccogliere un’eredità importante, mantenendo intatto lo spirito originario ma introducendo una visione personale.

Dopo gli studi alberghieri e diverse esperienze nella ristorazione, tra cui il periodo trascorso accanto allo chef Riccardo Di Giacinto presso All'Oro, Francesca è rientrata a Monterotondo quando la madre Daniela ha deciso di passare il testimone dopo decenni di lavoro in cucina. Una scelta che ha segnato l’inizio di una nuova fase per la trattoria, culminata anche con il riconoscimento Bib Gourmand della Guida Michelin, assegnato ai locali che coniugano qualità e ottimo rapporto qualità-prezzo.

“Tenere vivo il luogo senza snaturarlo” sembra essere il principio guida: una cucina che resta profondamente legata alla tradizione romana — carbonara, amatriciana, arrosti lenti — ma che si apre a contaminazioni, tecnica e sensibilità moderne. Il risultato è un equilibrio raro, in cui la memoria gastronomica diventa base per nuove interpretazioni.

UN MENU TRA RADICI E CREATIVITÀ

Il menu, che cambia stagionalmente, alterna piatti storici a creazioni più contemporanee. La pasta fresca, le carni, il pane e i dolci sono interamente realizzati in casa, a sottolineare una vocazione artigianale che resta centrale. Accanto ai grandi classici convivono piatti che attraversano l’Italia, rielaborati con coerenza e misura.

Restano intoccabili alcune ricette di famiglia, come l’arrosto “di una volta” cotto lentamente al forno con vino bianco e rosmarino o le polpette al sugo del nonno Umberto. Ma accanto alla tradizione trovano spazio paste ripiene, lavorazioni contemporanee e ingredienti selezionati da piccoli produttori e Presìdi Slow Food.

La carta dei vini nasce da una selezione personale e appassionata, arricchita da una raffinata proposta di Champagne e da una particolare attenzione ai vini naturali. 

IL MIO PERCORSO DEGUSTAZIONE: UN VIAGGIO TRA TERRITORI 


L’apertura è affidata a un Tramezzino alla veneziana con prosciutto cotto affumicato, carciofini alla cafona e Stracchino all’Antica delle Valli Orobiche, Presidio Slow Food. Goloso e ricco di carattere, un perfetto equilibrio tra cremosità, sapidità e intensità di sapore. In abbinamento, il Mezzaluna rosato frizzante della Cantina Castello di Torre in Pietra, accompagna con vivacità e freschezza: un vino sui lieviti, dinamico e leggermente velato, capace di pulire il palato e prepararlo alle portate successive.


Segue “Terra-Cina”, involtino primavera alla vignarola con piselli, asparagi e carciofi, arricchito da guanciale e pecorino e completato da una mousse dello stesso formaggio. Un piatto che sintetizza perfettamente la cifra stilistica della cucina: contaminazione ragionata e rispetto della materia prima. L’Arenaro (Vermentino IGT), con il suo profilo mediterraneo fatto di note erbacee, agrumi e sapidità marina, accompagna il piatto valorizzandone la componente vegetale.


La crocchetta di pollo e peperoni, croccante all’esterno e morbida all’interno, accompagnata da riduzioni di peperone rosso, giallo e verde, invitante e golosa. 


Con i primi piatti il percorso si fa più profondo. 
 La Cartellata 36 tuorli alla Nerano, con ricotta e limone candito, crema e chips di zucchine e Provolone del Monaco (Presidio Slow Food), è un piatto ricco ma attraversato da una freschezza agrumata che ne alleggerisce la struttura. Ispirata alla tradizione pugliese, conferma la capacità della chef di lavorare sulla memoria trasformandola in linguaggio contemporaneo. In accompagnamento una Malvasia puntinata di nuova produzione — ancora giovane — che mostra già buona struttura, sapidità e una chiusura ammandorlata molto promettente.


I tortelli alle tre mortadelle
— Bologna, Prato (Presidio Slow Food) e Mannori — con spuma di Stravecchio di Monticelli, trovano nel Macchia Sacra (Fiano IGT) un alleato ideale: un bianco ampio, elegante e minerale, capace di sostenere la complessità aromatica del piatto.

Decisa e identitaria la chiusura dei primi con le Ruote pazze “Benedetto Cavalieri” al ragù di cuore, Ragusano e Montepulciano, esempio di una cucina intensa ma controllata, accompagnata dal Terre di Breccia (Cesanese IGT), rosso dal tannino fine e dal profilo fruttato e floreale.


Il percorso prosegue con piatti vegetali di notevole precisione tecnica: la Cipolla rossa di Cavasso e della Val Cosa bruciata (Presidio Slow Food) con caprino e olio al porro, e i Cardoncelli piastrati con zabaione salato e olio al rosmarino, preparazioni che mostrano quanto anche il vegetale occupi un ruolo centrale nella cucina di Francesca Gervasi. 
Ad accompagnare questa parte del menu arriva il Roma Rosso D.O.C.  Riserva, vino di maggiore struttura e profondità, dai profumi di frutta scura e spezie, ma sempre giocato sull’equilibrio più che sulla potenza.

IL FINALE: DOLCEZZA, FIORI E MEMORIA


Chiude il percorso una Pesca sciroppata all’anice stellato con meringa all’italiana profumata alla lavanda e fiore di borragine, dessert delicato e aromatico che restituisce una sensazione di leggerezza. A seguire, piccola pasticceria che accompagna il finale del pranzo.

Nella bella stagione, il dessert trova la sua dimensione ideale nel dehors esterno, colorato e ricco di fiori, curato con attenzione da Daniela Gervasi. Uno spazio rilassato e accogliente che rafforza ulteriormente la sensazione di trovarsi in un luogo autentico, costruito prima di tutto intorno all’idea di ospitalità.

IL RUOLO DEL VINO: ACCOMPAGNAMENTO E NARRAZIONE

La proposta enologica, curata dalla cantina Castello di Torre in Pietra e raccontata dalle sorelle Antonelli, si inserisce con coerenza nel percorso gastronomico. Si tratta di etichette che raccontano il territorio laziale con uno stile contemporaneo: freschezza, equilibrio e una chiara impronta mediterranea e minerale. Un lavoro di abbinamento misurato, capace di sostenere il racconto della cucina senza sovrapporsi,  seguendo una progressione che parte da bollicine leggere e immediate per arrivare a rossi più strutturati.

UNA TRATTORIA CHE GUARDA AVANTI

La Trattoria della Fortuna resta fedele alla sua natura anche in una scelta controcorrente: l’apertura prevalentemente a pranzo, retaggio della sua origine legata al lavoro e al territorio. Una decisione che oggi assume quasi un valore culturale, restituendo dignità e centralità al pasto di mezzogiorno.

In un panorama spesso orientato all’omologazione, questo indirizzo si distingue per autenticità e coerenza. La cucina di Francesca Gervasi non cerca effetti speciali, ma costruisce un racconto solido, fatto di tecnica, memoria e sensibilità.

Info utili

Trattoria della Fortuna

Via Salaria, 57, 00015 Monterotondo RM

06 900 4098

Aperto tutti i giorni a pranzo, venerdì anche a cena. Sabato chiuso

https://trattoriadellafortuna.it/