giovedì 28 maggio 2026

PLANISIUM ROMA: NEL CUORE DELLA CAPITALE UN LOCALE CHE RACCONTA L’ANIMA DEI MONTI DAUNI

Planisium Roma, il ristorante pugliese dove eleganza, vino e tradizione si incontrano

Nel cuore di Roma, Planisium Roma porta l'anima dei Monti Dauni in tavola attraverso una cucina raffinata, una selezione esclusiva dei vini di Tenuta Planisium e un'accoglienza curata in ogni dettaglio.

In Via dei Greci 38/39, il ristorante accoglie gli ospiti in un ambiente elegante e raccolto, dove storia, cultura e gastronomia convivono in perfetto equilibrio. Nulla è lasciato al caso: dagli arredi alle luci, fino a un servizio discreto e attento che rende l'esperienza piacevole e autentica.

L’impressione, entrando, è quella di un luogo pensato con grande attenzione. Nulla appare casuale: la scelta dei materiali, le luci soffuse, la disposizione degli spazi, il servizio misurato ma caloroso. Planisium Roma costruisce la propria identità attraverso una cura quasi sartoriale dei dettagli, con l’obiettivo di far sentire ogni ospite accolto e accompagnato in un’esperienza che non sia soltanto gastronomica, ma anche emotiva.

L’ambiente mantiene il fascino di una dimora elegante senza perdere il calore della convivialità. È proprio questo equilibrio a rendere il locale riconoscibile: la sensazione di trovarsi in un luogo ricercato ma mai distante, capace di trasmettere familiarità pur restando profondamente raffinato.

Un luogo ricco di storia nel centro di Roma

A rendere ancora più affascinante Planisium Roma è la storia degli spazi che lo ospitano. Qui, durante il suo soggiorno romano, il compositore ungherese Franz Liszt lavorò ad alcune delle sue composizioni. Un'eredità culturale che conferisce al ristorante un carattere unico, dove arte, musica e gusto convivono in modo naturale.




La cucina dei Monti Dauni incontra Roma

La cucina racconta invece il volto più autentico della Puglia, con uno sguardo particolare rivolto ai Monti Dauni settentrionali. I piatti nascono da una ricerca accurata della materia prima e da una selezione rigorosa dei prodotti: salumi artigianali, formaggi del territorio, oli, ortaggi e ingredienti scelti con attenzione per preservarne identità e qualità.

Accanto alle specialità pugliesi trovano spazio anche alcuni grandi classici della cucina romana, in un dialogo gastronomico coerente e naturale tra due culture accomunate dalla centralità della convivialità e della memoria culinaria.

I vini di Tenuta Planisium: un racconto nel calice

Uno degli elementi più distintivi di Planisium Roma è la scelta di proporre esclusivamente i vini di Tenuta Planisium, la cantina di proprietà situata a Volturino, nel cuore dei Monti Dauni. Una decisione rara nel panorama della ristorazione che permette di offrire un racconto coerente e completo del territorio. Dal Nero di Troia al Fiano, dal Negroamaro al Primitivo, ogni etichetta esprime una sfumatura diversa della Puglia collinare.  Il vino non è semplicemente un accompagnamento ai piatti, ma diventano parte integrante dell'esperienza gastronomica e culturale proposta da Planisium Roma.


Più che un ristorante, Planisium Roma appare così come un progetto culturale e territoriale capace di portare nel cuore della Capitale non soltanto i sapori della Puglia, ma anche il suo paesaggio umano, la sua memoria e il suo senso dell’ospitalità. Un luogo dove il dettaglio, la qualità e la cura dell’accoglienza diventano strumenti per costruire un’esperienza autentica, elegante e profondamente personale.

I vini di Tenuta Planisium, la degustazione

Ci sono vini che descrivono un territorio e altri che riescono anche a custodirne la memoria. I vini di Tenuta Planisium nascono proprio da questa visione: trasformare i vitigni identitari dei Monti Dauni in racconti autentici, dove il vino dialoga continuamente con la storia, il paesaggio e le tradizioni locali.

Ogni etichetta porta con sé un frammento di Volturino e della sua cultura. I nomi richiamano luoghi, consuetudini e simboli del territorio: Humara è la sorgente naturale del paese, Capotorre il quartiere del centro storico, Montorso il monte che domina i Dauni, Sciambolo l’antico canto dei pastori. Serritella rende omaggio al santuario locale, mentre Noveducati recupera la memoria di una delibera comunale del 1865 che fissava il prezzo del mosto.

Tra tutti, Notamento rappresenta forse il nome più evocativo. Nei Monti Dauni di fine Ottocento il “notamento” era il documento con cui veniva registrata la dote della sposa e formalizzato il consenso al matrimonio. La cantina ha scelto questo nome per suggellare simbolicamente il proprio legame con la terra: una sorta di patto identitario tra famiglia, territorio e vino.

Noveducati brut, Serritella e gli antipasti

Nero di Troia, il vitigno dell’eleganza

Noveducati Brut, il Nero di Troia che sorprende

Con Noveducati Brut il Nero di Troia si mostra luminoso, dinamico e sorprendentemente raffinato. Il metodo classico valorizza il lato più sottile del vitigno attraverso un perlage fine e persistente, accompagnato da piccoli frutti rossi, richiami floreali e leggere sfumature aromatiche. La freschezza è il filo conduttore del sorso, ma sempre sostenuta da una cremosità elegante che rende il vino armonico e coinvolgente. 

Noveducati Brut 36 Mesi.  Il tempo che amplifica la profondità

Se il Brut racconta il volto più vibrante del Nero di Troia, la versione 36 mesi ne interpreta l’anima più matura e complessa. Il lungo affinamento trasforma la tensione iniziale in profondità aromatica, senza sacrificare eleganza e slancio. Le note di crosta di pane, brioche e frutta candita si intrecciano con richiami floreali e leggere sfumature di miele e nocciola. La bollicina resta fine e precisa, mentre il sorso acquista ampiezza e persistenza sapida. Due espressioni differenti dello stesso vitigno, accomunate però da una sorprendente finezza.

Briele e Orecchiette al grano arso

Briele Rosato, il lato più delicato e mediterraneo

Con Briele il Nero di Troia si muove verso una dimensione più fragrante e immediata. Il colore rosa polvere anticipa un profilo olfattivo elegante, dove lillà, gelsomino e piccoli frutti rossi si fondono con leggere sensazioni mentolate. La freschezza vibrante e la sapidità rendono il vino agile e scorrevole, ma senza banalità. Pur cambiando stile rispetto agli spumanti, resta evidente quella firma varietale fatta di tensione, precisione aromatica ed equilibrio.

Humara, l’eleganza sottile della profondità

Qui il Nero di Troia ritrova struttura e profondità, mantenendo però una linea elegante e misurata. I sentori di frutti rossi e spezie si intrecciano con delicate sfumature balsamiche, mentre il sorso si sviluppa con tannini fini e una persistenza lunga ma composta. È un rosso che non cerca l’eccesso, ma la precisione espressiva.

Il Privilegiato Riserva, la forza nobile del Nero di Troia

Con Il Privilegiato il vitigno raggiunge la sua interpretazione più intensa e autorevole. La struttura è importante, ma sempre sostenuta da una raffinata tessitura tannica che accompagna il vino verso un finale energico e profondo. I profumi di frutti scuri, spezie e leggere tostature raccontano un Nero di Troia austero e complesso, distante dalla fragranza luminosa di Briele o dalla verticalità degli spumanti, ma profondamente coerente nella sua identità.

Fiano, la luce minerale dei Monti Dauni

Serritella, il Fiano della finezza essenziale

Serritella interpreta il Fiano in purezza attraverso equilibrio e nitidezza aromatica. Le note floreali e fruttate si arricchiscono di richiami a timo, agrumi canditi e frutta secca, mantenendo sempre grande precisione. Il sorso è fresco, vibrante e attraversato da una sottile vena minerale che accompagna tutta la degustazione con eleganza e continuità.

Notamento e Carbonara


Notamento, il bianco che suggella il legame con la terra

Notamento rappresenta la versione più ampia e stratificata del Fiano di Tenuta Planisium. Accanto alla freschezza e alla tensione tipiche del vitigno emergono maggiore profondità, volume e complessità aromatica. Le fragranze floreali e fruttate si fondono con leggere note speziate e minerali in un insieme avvolgente e persistente. Rispetto a Serritella, più verticale e immediato, Notamento ricerca una dimensione più intensa e meditativa, pur mantenendo intatta la freschezza del Fiano.

Negroamaro, il volto austero della Puglia

Capotorre, interpretazione autentica e profonda del Negroamaro. 

Il vino si muove con equilibrio tra frutto, spezie e richiami balsamici, costruendo un profilo intenso ma mai eccessivo. La struttura piena e la persistenza gustativa restituiscono il carattere più austero del vitigno, mantenendo però eleganza e pulizia espressiva.

Maialino in crosta e Bombetta pugliese abbinati a Capotorre e Montorso 




Primitivo, calore, intensità e memoria

Montorso, il Primitivo della piacevolezza armonica

Montorso interpreta il Primitivo attraverso morbidezza, equilibrio e grande piacevolezza di beva. Le note fruttate e floreali si fondono con richiami speziati e mentolati in un sorso caldo e vellutato. È un vino coinvolgente e immediato, costruito più sull’armonia che sulla potenza.

Sciambolo e Tridentino di formaggi

Sciambolo Riserva, l’intensità che lascia traccia

Sciambolo, lascia una memoria lunga e profonda. Rispetto a Montorso, qui il Primitivo si fa più concentrato, intenso e stratificato. Le note fruttate e speziate si arricchiscono di sfumature balsamiche e leggere tostature, mentre il sorso diventa più ampio e persistente. La forza del vitigno resta evidente, ma viene accompagnata da una sorprendente eleganza finale.

Tenuta Planisium, nei Monti Dauni il vino racconta memoria e territorio

Tenuta Planisium nasce nei primi anni Settanta a Volturino, nel cuore dei Monti Dauni, una delle aree più autentiche e meno raccontate della Puglia interna. Il nome della tenuta richiama un importante ritrovamento archeologico avvenuto negli anni Cinquanta in località Selva Piana, dove emersero i resti di una villa romana a vocazione agricola, testimonianza di un legame antico tra questa terra e la coltivazione della vite.

Immersi nel paesaggio del Subappennino Dauno, I vigneti si sviluppano a circa 700 metri di altitudine, una condizione particolarmente favorevole che, insieme alla costante ventilazione, contribuisce a conferire ai vini freschezza, eleganza e complessità aromatica.

Oggi Tenuta Planisium rappresenta una delle realtà più interessanti della viticoltura dei Monti Dauni, grazie a una visione che coniuga rispetto della tradizione, innovazione e sostenibilità. Il progetto di ampliamento della cantina, sviluppato secondo criteri di bioedilizia ed efficienza energetica, conferma la volontà di investire sul futuro mantenendo saldo il legame con il territorio.

Planisium Roma, un'esperienza che va oltre la tavola

Planisium Roma riesce a portare nel centro della Capitale qualcosa di più di una semplice proposta gastronomica. Attraverso la cucina, i vini, la storia e l'accoglienza racconta una Puglia autentica, lontana dagli stereotipi, fatta di paesaggi collinari, tradizioni contadine, cultura e memoria.

Un indirizzo che merita di essere scoperto da chi cerca a Roma non soltanto buona cucina, ma anche una storia da ascoltare e da degustare.

Planisium Enoteca Ristorante

Via dei Greci, 39, 00187 Roma RM

Tel: +39 06 5299 8847

Tenuta Planisium

C.da Pozzacchio, 71030 Volturino FG


lunedì 4 maggio 2026

TRATTORIA DELLA FORTUNA A MONTEROTONDO: IDENTITÀ, MEMORIA E VISIONE CONTEMPORANEA ALLE PORTE DI ROMA




Appena fuori Roma, lungo la Via Salaria, a Monterotondo, la Trattoria della Fortuna rappresenta un raro esempio di continuità gastronomica capace di evolversi senza perdere la propria anima. Nata nel 1945 come osteria di passaggio per cacciatori e viandanti, la trattoria conserva ancora oggi la stessa atmosfera calorosa e autentica.

Al primo sguardo la sensazione è immediata: non quella di entrare in un ristorante costruito a tavolino, ma in una casa vissuta, curata e profondamente personale. Le tovaglie ricamate, i piatti decorati, i bicchieri volutamente diversi tra loro e i dettagli d’arredo restituiscono una dimensione intima e familiare, quasi domestica. Un’estetica che non è nostalgia costruita, ma estensione coerente dell’identità del luogo. Anche la mise en place racconta una storia fatta di recupero, memoria e ricerca personale, contribuendo a creare quell’atmosfera calda che oggi rappresenta uno dei tratti distintivi del locale.

A guidarla è oggi Francesca Gervasi, classe 1988, terza generazione di una famiglia tutta al femminile — eccezion fatta per il fondatore — che ha costruito negli anni un’identità solida e riconoscibile. Cresciuta tra i tavoli del locale e formata tra esperienze professionali anche nella ristorazione romana contemporanea, la chef ha scelto di tornare “a casa” per raccogliere un’eredità importante, mantenendo intatto lo spirito originario ma introducendo una visione personale.

Dopo gli studi alberghieri e diverse esperienze nella ristorazione, tra cui il periodo trascorso accanto allo chef Riccardo Di Giacinto presso All'Oro, Francesca è rientrata a Monterotondo quando la madre Daniela ha deciso di passare il testimone dopo decenni di lavoro in cucina. Una scelta che ha segnato l’inizio di una nuova fase per la trattoria, culminata anche con il riconoscimento Bib Gourmand della Guida Michelin, assegnato ai locali che coniugano qualità e ottimo rapporto qualità-prezzo.

“Tenere vivo il luogo senza snaturarlo” sembra essere il principio guida: una cucina che resta profondamente legata alla tradizione romana — carbonara, amatriciana, arrosti lenti — ma che si apre a contaminazioni, tecnica e sensibilità moderne. Il risultato è un equilibrio raro, in cui la memoria gastronomica diventa base per nuove interpretazioni.

UN MENU TRA RADICI E CREATIVITÀ

Il menu, che cambia stagionalmente, alterna piatti storici a creazioni più contemporanee. La pasta fresca, le carni, il pane e i dolci sono interamente realizzati in casa, a sottolineare una vocazione artigianale che resta centrale. Accanto ai grandi classici convivono piatti che attraversano l’Italia, rielaborati con coerenza e misura.

Restano intoccabili alcune ricette di famiglia, come l’arrosto “di una volta” cotto lentamente al forno con vino bianco e rosmarino o le polpette al sugo del nonno Umberto. Ma accanto alla tradizione trovano spazio paste ripiene, lavorazioni contemporanee e ingredienti selezionati da piccoli produttori e Presìdi Slow Food.

La carta dei vini nasce da una selezione personale e appassionata, arricchita da una raffinata proposta di Champagne e da una particolare attenzione ai vini naturali. 

IL MIO PERCORSO DEGUSTAZIONE: UN VIAGGIO TRA TERRITORI 


L’apertura è affidata a un Tramezzino alla veneziana con prosciutto cotto affumicato, carciofini alla cafona e Stracchino all’Antica delle Valli Orobiche, Presidio Slow Food. Goloso e ricco di carattere, un perfetto equilibrio tra cremosità, sapidità e intensità di sapore. In abbinamento, il Mezzaluna rosato frizzante della Cantina Castello di Torre in Pietra, accompagna con vivacità e freschezza: un vino sui lieviti, dinamico e leggermente velato, capace di pulire il palato e prepararlo alle portate successive.


Segue “Terra-Cina”, involtino primavera alla vignarola con piselli, asparagi e carciofi, arricchito da guanciale e pecorino e completato da una mousse dello stesso formaggio. Un piatto che sintetizza perfettamente la cifra stilistica della cucina: contaminazione ragionata e rispetto della materia prima. L’Arenaro (Vermentino IGT), con il suo profilo mediterraneo fatto di note erbacee, agrumi e sapidità marina, accompagna il piatto valorizzandone la componente vegetale.


La crocchetta di pollo e peperoni, croccante all’esterno e morbida all’interno, accompagnata da riduzioni di peperone rosso, giallo e verde, invitante e golosa. 


Con i primi piatti il percorso si fa più profondo. 
 La Cartellata 36 tuorli alla Nerano, con ricotta e limone candito, crema e chips di zucchine e Provolone del Monaco (Presidio Slow Food), è un piatto ricco ma attraversato da una freschezza agrumata che ne alleggerisce la struttura. Ispirata alla tradizione pugliese, conferma la capacità della chef di lavorare sulla memoria trasformandola in linguaggio contemporaneo. In accompagnamento una Malvasia puntinata di nuova produzione — ancora giovane — che mostra già buona struttura, sapidità e una chiusura ammandorlata molto promettente.


I tortelli alle tre mortadelle
— Bologna, Prato (Presidio Slow Food) e Mannori — con spuma di Stravecchio di Monticelli, trovano nel Macchia Sacra (Fiano IGT) un alleato ideale: un bianco ampio, elegante e minerale, capace di sostenere la complessità aromatica del piatto.

Decisa e identitaria la chiusura dei primi con le Ruote pazze “Benedetto Cavalieri” al ragù di cuore, Ragusano e Montepulciano, esempio di una cucina intensa ma controllata, accompagnata dal Terre di Breccia (Cesanese IGT), rosso dal tannino fine e dal profilo fruttato e floreale.


Il percorso prosegue con piatti vegetali di notevole precisione tecnica: la Cipolla rossa di Cavasso e della Val Cosa bruciata (Presidio Slow Food) con caprino e olio al porro, e i Cardoncelli piastrati con zabaione salato e olio al rosmarino, preparazioni che mostrano quanto anche il vegetale occupi un ruolo centrale nella cucina di Francesca Gervasi. 
Ad accompagnare questa parte del menu arriva il Roma Rosso D.O.C.  Riserva, vino di maggiore struttura e profondità, dai profumi di frutta scura e spezie, ma sempre giocato sull’equilibrio più che sulla potenza.

IL FINALE: DOLCEZZA, FIORI E MEMORIA


Chiude il percorso una Pesca sciroppata all’anice stellato con meringa all’italiana profumata alla lavanda e fiore di borragine, dessert delicato e aromatico che restituisce una sensazione di leggerezza. A seguire, piccola pasticceria che accompagna il finale del pranzo.

Nella bella stagione, il dessert trova la sua dimensione ideale nel dehors esterno, colorato e ricco di fiori, curato con attenzione da Daniela Gervasi. Uno spazio rilassato e accogliente che rafforza ulteriormente la sensazione di trovarsi in un luogo autentico, costruito prima di tutto intorno all’idea di ospitalità.

IL RUOLO DEL VINO: ACCOMPAGNAMENTO E NARRAZIONE

La proposta enologica, curata dalla cantina Castello di Torre in Pietra e raccontata dalle sorelle Antonelli, si inserisce con coerenza nel percorso gastronomico. Si tratta di etichette che raccontano il territorio laziale con uno stile contemporaneo: freschezza, equilibrio e una chiara impronta mediterranea e minerale. Un lavoro di abbinamento misurato, capace di sostenere il racconto della cucina senza sovrapporsi,  seguendo una progressione che parte da bollicine leggere e immediate per arrivare a rossi più strutturati.

UNA TRATTORIA CHE GUARDA AVANTI

La Trattoria della Fortuna resta fedele alla sua natura anche in una scelta controcorrente: l’apertura prevalentemente a pranzo, retaggio della sua origine legata al lavoro e al territorio. Una decisione che oggi assume quasi un valore culturale, restituendo dignità e centralità al pasto di mezzogiorno.

In un panorama spesso orientato all’omologazione, questo indirizzo si distingue per autenticità e coerenza. La cucina di Francesca Gervasi non cerca effetti speciali, ma costruisce un racconto solido, fatto di tecnica, memoria e sensibilità.

Info utili

Trattoria della Fortuna

Via Salaria, 57, 00015 Monterotondo RM

06 900 4098

Aperto tutti i giorni a pranzo, venerdì anche a cena. Sabato chiuso

https://trattoriadellafortuna.it/

 

martedì 7 aprile 2026

LAZIO A VINITALY 2026: VINI, TERRITORI E DOLCE VITA




Dal 12 al 15 aprile 2026, il Lazio torna a Vinitaly a VeronaFiere, presentando un progetto integrato che valorizza vino, territori e cultura. Con 61 realtà enologiche – tra cui 58 aziende e 3 consorzi (Roma DOC, Cesanese di Olevano Romano e Atina DOP) – la regione offre un viaggio tra eccellenze vinicole e identità territoriali, pensato per mercati nazionali e internazionali.

Il Padiglione Lazio, oltre 2.000 mq all’ingresso Cangrande, è progettato per far incontrare produttori, buyer e appassionati. Spazi moderni e funzionali ospitano masterclass, degustazioni guidate e incontri istituzionali, garantendo un’esperienza completa e immersiva.

IL CONCEPT 2026: “SCOPRI LA DOLCE VITA”

Il tema scelto, “Scopri la Dolce Vita: benvenuto nel Lazio”, racconta il vino come espressione di stile di vita, paesaggio e cultura. Qui, la Dolce Vita non è solo un ricordo cinematografico: diventa chiave per comprendere tradizioni, enogastronomia e ospitalità regionale, creando un filo conduttore riconoscibile per operatori e visitatori internazionali.

IL LAZIO DEL VINO: NUMERI E VARIETÀ

Il Lazio conta 18.000 ettari di vigneti e oltre 350 cantine attive, con una produzione annua di circa 730.000 ettolitri, di cui il 75% di vini bianchi. La regione vanta 94 varietà di uve, di cui 37 autoctone, simbolo della biodiversità e della ricchezza dei territori.

Il comparto genera oltre 230 milioni di euro e un export vicino ai 70 milioni. Nuove generazioni, spesso giovani e donne, innovano il settore, puntando su qualità, sostenibilità e identità territoriale, rafforzando così il posizionamento internazionale del Lazio.

MASTERCLASS E DEGUSTAZIONI GUIDATE

Tra i momenti più qualificanti del Lazio a Vinitaly 2026, le masterclass “blind tasting” della Fondazione Italiana Sommelier permettono di degustare vini alla cieca, confrontando le etichette laziali con grandi vini nazionali e internazionali.

Il programma prevede inoltre:

degustazioni tematiche su vitigni autoctoni e denominazioni DOC/DOCG;

incontri con consorzi, associazioni di settore e operatori;

approfondimenti su enoturismo, innovazione e sostenibilità.

Ogni attività racconta la qualità e il territorio dei vini laziali, offrendo una prospettiva completa e coinvolgente.

BUSINESS E INTERNAZIONALIZZAZIONE

Il padiglione funge anche da hub per business matching e incontri B2B, favorendo relazioni tra produttori e buyer internazionali. La strategia di Arsial mira a rafforzare la presenza del Lazio sui mercati esteri, valorizzando l’identità e la distintività dei vini regionali.

L’ENOTECA REGIONALE DELLE ECCELLENZE

All’ingresso del padiglione, l’Enoteca regionale propone una selezione rappresentativa dei vini del Lazio. Grazie ai sommelier della Fondazione Italiana Sommelier, operatori e visitatori possono intraprendere un percorso di degustazione guidata, esplorando territori, denominazioni e caratteristiche organolettiche.

L’Enoteca è il punto di partenza ideale per scoprire la ricchezza e la qualità della viticoltura laziale, valorizzando sia il patrimonio autoctono sia le interpretazioni più innovative.

CONCLUSIONE

Il Lazio a Vinitaly 2026 si conferma come piattaforma di qualità, visibilità e business, capace di raccontare il vino come esperienza culturale e sensoriale. Tra degustazioni, masterclass e incontri, la regione si presenta al mondo con un’identità riconoscibile, fedele alle proprie radici ma aperta all’innovazione e al mercato globale.



                                

IL LAZIO A VINITALY 58

PROGRAMMA in corso di definizione

 DOMENICA 12 APRILE

Ore 11:00 12:00 Sala 2

 PRESENTAZIONE

Le guide “La Tuscia del Vino 2026” e “I luoghi del Cesanese”

Con Carlo Zucchetti.

Ore 14:00 15:00 Sala 1

 MASTERCLASS BLIND TASTING

I grandi vini bianchi del Lazio sfidano l’eccellenza mondiale

In collaborazione con la Fondazione Italiana Sommelier. Con Corton Charlemagne Grand Cru 2023 – Domaine Jean Fery, riferimento internazionale della degustazione.

Ore 15:00 16:00 Sala 1

 MASTERCLASS BLIND TASTING

I grandi vini rossi del Lazio sfidano l’eccellenza mondiale

In collaborazione con la Fondazione Italiana Sommelier. Con San Leonardo Tenuta San Leonardo, riferimento internazionale della degustazione.

Ore 17:00 18:00 Sala 1

 MASTERCLASS

I vini dei Vignaioli del Lazio

A cura del Consorzio Vignaioli del Lazio.

Ore 17:00 18:00 Sala 2

 CONVEGNO

Valorizzazione della filiera del castagno LEGNO-VINO per il rilancio delle lavorazioni di botti e barrique.


 LUNEDÌ 13 APRILE

Ore 11:00 12:00 Sala 1

 MASTERCLASS BLIND TASTING

I grandi vini rossi del Lazio sfidano l’eccellenza mondiale

In collaborazione con la Fondazione Italiana Sommelier. Con Sassicaia 2018 Tenuta San Guido, riferimento internazionale della degustazione

Ore 13:00 14:00 Sala 1

 MASTERCLASS BLIND TASTING

I grandi vini bianchi del Lazio sfidano l’eccellenza mondiale

In collaborazione con la Fondazione Italiana Sommelier. Con Trebbiano d’Abruzzo Valentini, riferimento internazionale della degustazione

Ore 13:00 14:00 Sala 2

 L’ATINA DOP

Masterclass a cura del Consorzio Atina DOP.

Ore 15:00 16:00 Sala 1

 MASTERCLASS BLIND TASTING

I grandi spumanti del Lazio sfidano l’eccellenza mondiale

In collaborazione con la Fondazione Italiana Sommelier. Con Franciacorta Annamaria Clementi Riserva Millesimato Ca’ del Bosco, riferimento internazionale della degustazione

Ore 15:00 16:00 Sala 2

 L’OLIO DI ROMA IGP

Masterclass a cura del Consorzio Atina DOP.

Ore 17:00 18:00 Sala 1

 LE SFUMATURE DEL VIOLONE

Il Montepulciano nella Roma DOC

Masterclass a cura del Consorzio Roma DOC.

Ore 17:00 18:00 Sala 2

 IL LAZIO DA SCOPRIRE IN UN CALICE

Masterclass a cura di Donne del Vino Lazio.


 MARTEDÌ 14 APRILE

Ore 11:00 12:00 Sala 1

 MASTERCLASS BLIND TASTING

I grandi vini bianchi del Lazio sfidano l’eccellenza mondiale

In collaborazione con la Fondazione Italiana Sommelier. Con Savennières Coulée de Serrant – Nicolas Joly, riferimento internazionale della degustazione.

Ore 11:00 12:00 Sala 2

 L’OLIO DI ROMA IGP

Masterclass a cura del Consorzio Atina DOP.

Ore 13:00 14:00 Sala 1

 MASTERCLASS BLIND TASTING

I grandi vini bianchi del Lazio sfidano l’eccellenza mondiale

In collaborazione con la Fondazione Italiana Sommelier. Con Pouilly-Fumé Silex Domaine Didier Dagueneau, riferimento internazionale della degustazione

Ore 15:00 16:00 Sala 1

 MASTERCLASS BLIND TASTING

I grandi vini rossi del Lazio sfidano l’eccellenza mondiale

In collaborazione con la Fondazione Italiana Sommelier. Con Cheval Blanc 1er Grand Cru Classé 2011 Château Cheval Blanc, riferimento internazionale della degustazione