mercoledì 8 marzo 2023

IL LAZIO TRA ANTICHI VITIGNI RITROVATI E TERRITORI IN EVOLUZIONE: MASTERCLASS A “ROMA WINE EXPO”

 Foto di Rowen Dumlao Giardina

Si è appena conclusa la seconda edizione di ROME WINE EXPO, evento organizzato da Riserva Grande. Ho partecipato ad una interessante masterclass su alcuni vini del LAZIO.

La viticoltura nel Lazio veniva praticata già dagli Etruschi. Furono loro a trasmettere la cultura della vite e del vino ai Romani. Dall’antica Roma alla fine dell’800 e al II dopoguerra, i preziosi vitigni autoctoni del territorio, grazie ad un terroir di eccezionale vocazione, hanno regalato vini di pregio, longevi, di struttura, che venivano serviti sulle tavole più nobili e la cui fama era ampiamente diffusa.

Dai primi anni ’50 i produttori cominciarono ad elaborare vini poco fedeli al terroir, puntando sulla quantità di produzione a discapito della qualità.  Roma divenne, a poco a poco, anche capitale di trattorie e osterie che fecero aumentare fortemente la domanda di vino sfuso, specie bianco, da vendere a poco prezzo. I viticoltori laziali si trovarono spinti ad aumentare a dismisura la propria produzione per far fronte alla crescente domanda, correlata dalla insistente richiesta di un abbassamento del prezzo al litro. Furono sempre più spinti a incrementare la produzione a discapito della qualità e ad immettere sul mercato ‘vinelli’ di scarsa qualità e pronta beva, i vini delle ‘frasche’ e delle osterie. Una sorte che accumunò sia i bianchi dei Castelli Romani che i rossi della Tuscia viterbese e del sud della regione (da Olevano al Frusinate).

Una brutta ‘etichetta’ che il vino laziale si porta ancora oggi addosso.

Il Lazio, caratterizzato da suoli e terre eterogenee, incuneato tra mare, colline, pianure e vulcani spenti, è potenzialmente una delle regioni italiane più vocate alla produzione di vino di qualità, A  partire dagli anni ’90, la storia della viticoltura e dei vini cambia grazie ad un interessante lavoro di riqualificazione dei vitigni autoctoni ad opera, inizialmente, di produttori illuminati e capaci. Ciò ha innescato una scintilla positiva nelle altre aziende vinicole del territorio, che si è a mano a mano diffusa e trasmessa anche nelle nuove generazioni.

Oggi alcuni viticoltori hanno scelto di puntare su vini di eccellenza sfruttando soprattutto il potenziale dei vitigni autoctoni. Tra questi vi sono il Bellone, il Nero buono, il Moscato di Terracina, la Passerina del Frusinate e la Biancolella dell’isola di Ponza che si affiancano agli storici Cesanese e Malvasia del Lazio. 

Ho avuto modo di degustare alcuni vini di aziende laziali nella masterclass dedicata “Il Lazio tra antichi vitigni ritrovati e territori in evoluzione”, durante l’evento “Roma Wine Expo”, organizzato dall’agenzia Riserva Grande

 La masterclass

Barufà Bianco Frizzante da Nero Buono. Donne Del Vico

La Cantina si trova nella pianura Pontina, tra due Borghi. Abbracciata dai Monti Lepini, difensori dalle correnti fredde, e dal mare, che garantisce alle uve la giusta sapidità ed una completa ventilazione.

Barufà è un rifermentato in bottiglia ottenuto da Nero Buono.

Il Nero buono è un vitigno autoctono laziale a bacca rossa; è coltivato quasi esclusivamente all’interno del territorio del comune di Cori, in provincia di Latina. Ha origini pressoché sconosciute ma è  quasi sicuramente una varietà autoctona del luogo coltivata già in epoca remota. Il terreno collinare di origine vulcanica dei monti Lepini e il suo particolare microclima, caratterizzato da correnti d’aria che riducono il rischio di peronospora a cui il Nero Buono è piuttosto sensibile, costituiscono le condizioni migliori per il vitigno che quindi esprime al meglio la sua peculiarità proprio in quest’area.

Barufà:

Vitigno: Nero Buono

Vinificazione e Affinamento: Metodo Ancestrale. Produzione di lotti da 500 bottiglie per mantenere la fragranza del prodotto.

Colore giallo paglierino, opaco, velato. Al naso erbe officinali, leggere note di lievito, leggermente agrumato, pulito. In bocca agrumato consigliato come aperitivo o abbinato alla pizza.

 

Méva Malvasia Puntinata 2021. Colle Picchioni

La Cantina si trova a Marino, adiacente al lago, nel cuore del parco dei Castelli Romani, oggi alla terza generazione. Armando e Valerio Di Mauro sono i titolari dell’azienda e rispettivamente figlio e nipote di quella Paola Di Mauro che negli anni ’70 divenne famosa negli USA come la Big Mama del vino italiano e tra le prime ad aderire all’Associazione Nazionale Donne del Vino. Quando vennero acquisti i vigneti furono espiantati i vitigni internazionali  e impantati vitigni quali Malvasia del Lazio e Cesanese.

Méva:

Vitigni: 10% Chardonnay, 90% Malvasia del Lazio, anche conosciuta come malvasia puntinata per i puntini grigi presenti sugli acini.

Vinificazione: in acciaio, 3 mesi sulle fecce fini, 3 mesi in bottiglia.

Colore giallo oro abbastanza brillante, poco scorrevole. Naso caldo di frutta matura, ananas e papaya; tiglio, camomilla e nota minerale di selce. In bocca morbido, setoso, avvolgente, elegante, di corpo, nel finale nota ammandorlata.

 

Vigna La Selva Bellone 2021.  G. Iachetti

L’azienda, che fa parte dell’associazione dei “Piccoli Vignaioli Pontini”,  nasce grazie  ai nonni di Gianmarco Iachetti.  Nel 1953 si spostarono dalle Marche nel Lazio e acquistarono un terreno alle falde dei Monti Lepini, avviando un’azienda agricola in cui si produceva anche vino sfuso. Dopo la laurea in viticoltura e enologia all’Università della Tuscia, Gianmarco Iachetti completa la sua formazione a Bordeaux e nel 2016 passa alla guida dell’azienda e decide di imbottigliare, nel 2017 la prima annata.

Il Bellone è vitigno a bacca bianca autoctono del Lazio, di origini antichissime, diffuso nell’area dei Castelli Romani già in epoca romana e definito  da Plinio il Vecchio  “tutto sugo e mosto”. Noto con numerosi sinonimi tra i quali Cacchione,  Zinna vacca, Ciciniello e Arciprete è dotato di forte acidità e si presta bene alla spumantizzazione.

Vigna La Selva

Vitigni: Bellone 100%  di cui 70% di Arciprete (biotipo del "Bellone").

Colore giallo paglierino chiaro, trasparente, poco brillante;  al naso agrumato con note di pera, in bocca ritornano le sensazioni olfattive.  Buona capacita d'invecchiamento.

 

Faro Della Guardia Biancolella di Ponza 2021. Casale Del Giglio

Nel 2010 l’azienda inizia il progetto di recupero e valorizzazione dei vitigni autoctoni laziali e la  rivalutazione dei vigneti abbandonati: ad Anzio il Bellone, a Olevano romano il cesanese, a Ponza il Biancolella. Il Biancolella di Ponza, una piccola produzione di nicchia, è un vitigno di origine campana, ora autoctono laziale, che risale all’epoca borbonica quando fu importata da Ischia a Ponza nella metà del ‘700. Ho potuto ammirare i magnifici vigneti di Ponza, un paziente lavoro di aggregazione di piccoli appezzamenti, alcuni presi in gestione con vigneti storici recuperati, altri acquistati e trasformati in vigneti, tutto con una attenzione particolare alla conservazione del paesaggio isolano, con interventi puntuali senza stravolgimenti e con il recupero di mini appezzamenti. La coltivazione nel Lazio è autorizzata unicamente sulle Isole Ponziane.

Biancolella

Vitigno: uve Biancolella, da sempre presente nell’Italia Centrale, in particolare nelle zone insulari.

Vinificazione: avviene secondo la tradizionale lavorazione in bianco con pressatura soffice di uva intera e successiva fermentazione spontanea a temperatura di 20° C, con lieviti indigeni.

Affinamento sui lieviti per circa 7-8 mesi.

Colore giallo dorato scarico, brillante. Al naso molto intenso, floreale, acqua di fiori d’arancio, ginestra, frutta gialla, agrumi maturi, note iodate. In bocca ottima mineralità e grande sapidità, fresco; retrogusto lungo e persistente con note fruttate ed agrumate.

 

Crògnelo Vermentino 2022. Azienda Agricola Bio Lotti

La Vigna si estende per circa 6 ettari nei Comuni di Cellere e Canino, a ridosso dell’ antica città etrusca di “ Vulci “. Zona vulcanica che dalla caldera di Latera arriva fino al fiume Flora; è un teritorio selvaggio: pochi i vigneti con pascoli, uliveti e fitti boschi che fanno da protezione.

Crògnelo

Vitigno: 100 % Vermentino (clone del vermentino di Gallura)

Vinificazione: l’uva biologica viene raccolta rigorosamente a mano in piccole casse e lavorata il giorno stesso per evitare ossidazioni. Vengono prodotte 5000 bottiglie l’anno

Vendemmia manuale primi di settembre; vinificazione in bianco a temperatura controllata.

Giallo dorato, trasparente, brillante. Al naso intenso, floreale, agrumato , note minerali e balasamiche, erbe fresche. In bocca note agrumate, tornano le srtesse sensazioni olfattive, molto sapido con finale ammandorlato.

 

Vigna Ferri Frascati Superiore Docg 2021. Tenuta Rossi di Medelana

Una realtà agricola che conta ben 450 anni di storia italiana. Di certo la composizione del suolo e le differenti esposizioni hanno aiutato, ma anche la capacità di saper capire il territorio e di esaltare un’antica tradizione con le più moderne tecniche è stato determinante alla creazione del Frascati DOCG Superiore Vigna Ferri che, con il suo toponimo esclusivo e certificato, garantisce un’identità territoriale assoluta, culturale e colturale.

Vigna Ferri

Vitigno: 70% Malvasia Puntinata, 20% Trebbiano Toscano e 10% Rossetto.  

Vinificazione: vendemmia manuale nella prima decade di settembre;  affinamento sulle fecce fini, per almeno 4 mesi. È un vino che esprime la grandezza di questo territorio vulcanico.

Colore giallo dorato scarico, brillante. Al naso floreale, fiori di biancospino, erbaceo di salvia e timo; camomilla e scorza d’agrume, cedro su tutti. In bocca snello, elegante, morbido, sapido e fresco. Lungo il finale.

 

De Coccio Trebbiano Verde in Anfora 2020. Tenimenti Leone

Tenimenti Leone si trova a ridosso dei Castelli Romani, nel cuore del parco di Lanuvio, sui Colli Albani. Un’azienda giovane che fa agricoltura certificata biologica. Il nome “De Coccio” deriva dall’affinamento in anfora cui viene sottoposto il vino.

Trebbiano Verde

Vitigno: Trebbiano verde

Vinificazione: dopo la selezione manuale dei grappoli, le uve vengono raffreddate ed inviate in anfore di terracotta di Impruneta da 350 l nelle quali avviene la fermentazione alcolica e l’affinamento a contatto con le bucce per un periodo di 90 giorni; successivamente si effettua la svinatura e la pressatura soffice. Il vino separato dalle bucce ritorna in parte nelle anfore ed una piccola percentuale viene trasferita in barrique di rovere francese. L’assemblaggio delle due tipologie avviene in acciaio dove riposa per due settimane prima di essere imbottigliato. Segue un breve affinamento in bottiglia di circa 2 mesi prima di essere commercializzato.

Colore giallo dorato, al naso agrumato leggero di cedro,  nota balsamica di eucalipto,  nota vulcanica. In bocca avvolgente, buona acidità, piacevolmente sapido, netto il legame con il territorio di origine vulcanica.

 

Nostalgia Maturano IGT 2019. I Ciacca

Una bella storia di ritorno alle radici. L’azienda nasce nel luglio 2012 grazie a Cesidio Di Ciacca, un imprenditore scozzese, che acquista l’intero borgo cinquecentesco Di Ciacca, situato in Ciociaria, che porta il nome della sua stirpe. Nel cuore del parco Nazionale d’ Abruzzo Lazio e Molise, alle pendici del monte Meta e più precisamente nel piccolo comune di Picinisco (FR), nasce la Società Agricola I Ciacca.

Il Maturano è un antico vitigno autoctono laziale a bacca bianca originario della Val di Comino, di recente riscoperta. Pochissimi sono i viticoltori che lo utilizzano ma Di Ciacca, dopo una ricerca di tralci dai vicini e analisi sui tralci, ha deciso di reimpiantarlo.

Nostalgia Maturano

Vitigno: Maturano

Vinificazione: pressatura soffice, poi per 10-15 ore in acciaio a bassa temperatura; successivamente in cemento per la fermentazione spontanea; sosta in vasche di cemento per 10 mesi. In bottiglia 2 anni prima della commercializzazione.

Giallo dorato, trasparente, brillante, consistente. Al naso erbe officinali, tiglio, camomilla, melissa, un accenno di canfora. In bocca rispondente, denota struttura,  persistenza ed equilibrio.

Pèntima Ottonese e Bellone 2020. Cantine Il Moro

Una famiglia che fa vino dalla fine del 1800,  quando i fratelli Luigi e Vito Cianfriglia acquistano “La Cesa” in Olevano Romano, contrada Pèntima, terra situata sulla mezza costa tra San Vito Romano e Olevano.  Nel 1945 viene impiantato Ottonese e Bellone; ma è solo nel  Dicembre 2016 Alessandro, decide di intraprendere questa affascinante avventura con Cantine il Moro.

Pèntima

Vitigni: 90% ottonese , 10 % bellone.

Vinificazione: con bucce per 7 giorni ad una temperatura controllata di 16 °C. Segue un processo di maturazione, su fecce fini, in silos di acciaio per 7 mesi, con batonnage costanti. Infine un affinamento minimo in bottiglia di altri 7 mesi.

Colore orange, al naso frutta matura, nota eterea, olive. In bocca risulta di buona struttura, fresco sapido e persistente.

 

Doc Roma Bianco Malvasia Puntinata 2020. Tenuta Iacoangeli

Siamo a Genzano. Quarta generazione di viticoltori, ad avviare l’azienda fu Giovanni Iacoangeli, bisnonno dell’attuale titolare Mauro, inserito nell’azienda nel 2004. A partire dal 2013 l’azienda ha subito una profonda ristrutturazione: i tendoni sono stati sostituiti da  impianti a filare e da varietà  di alta qualità, come Malvasia Puntinata, Bellone e Viognier per quanto riguarda i bianchi e da Cabernet Franc e Petit Verdot per quanto riguarda i rossi.

Doc Roma Bianco

Vitigno: 100% malvasia puntinata

Vinificazione a temperatura controllata, chiarifica con azoto. Passaggio in acciaio 8 mesi, poi in bottiglia 8 mesi.

Colore giallo dorato, intenso, limpido, brillante. Al naso intenso, frutta matura tropicale, mela cotogna; in bocca sapido, minerale, caldo, elegante, armonico; buona struttura e persistenza.

 

Libente Malvasia Puntinata 2017. Emiliano Fini

Azienda familiare di 10 ettari, nata nel 1988, sita ai piedi del vulcano dei castelli romani, Dalla passione per il vino di Emiliano nasce il progetto di produrre vino. Libente nasce dall’unione dei nomi dei due venti, il Libeccio ed il Ponente, che battono sulle vigne, portando la brezza marina tra i filari.

Libente

Vitigno 100% malvasia puntinata

Vinificazione: raccolta a mano in cassette. Le uve vengono pigiadiraspate e raffreddate per essere sottoposte a macerazione pre-fermentativa a freddo, al termine della quale avviene la pressatura soffice; fermentazione in acciaio a temperatura controllata. La maturazione prosegue sulle fecce fini in vasche di cemento per 7 mesi. Segue affinamento in bottiglia.

Colore giallo dorato, intenso. Al naso fiori gialli, frutta, note balsamiche e buona mineralità. In bocca sapido, pulito, elegante, persistente con finale classicamente ammandorlato tipico del vitigno.

 

Cesenese Nero L’Ultimo Baluardo 2018. Le Macchie

Siamo a Castelfranco Rieti, l’azienda è a regime biologico e i vigneti si estendono, per la quasi totalità, sulle colline situate tra la conca reatina e il Monte Terminillo nella frazione di Castelfranco, tra i 610 e 650 mt s.l.m., con straordinarie pendenze: parliamo di viticoltura eroica. Il Monte Terminillo protegge i vigneti dalle correnti fredde provenienti da Nord mentre verso Sud il territorio si apre agli influssi mediterranei.

Il Cesenese Nero, conosciuto anche come Cesenese di Castelfranco è un vitigno autoctono a bacca nera un tempo diffuso in tutto il Reatino; la sua esistenza è documentata a partire dal 19° secolo nell’Annuale del Comizio Agrario di Rieti del 1879. Questo clone è stato riprodotto da un’unica pianta superstite di 170 anni che risulta avere peculiarità differenti rispetto ai Cesanesi già noti.

Cesenese Nero

Vitigno: Cesenese nero in purezza.

Vinificazione: la vendemmia avviene a fine ottobre; lunga macerazione sulle bucce, segue l’affinamento in botti grandi da 20 hl per 12 mesi e poi imbottigliamento.

Di colore rosso rubino, poco intenso, limpido e dai riflessi brillanti. Al naso note decise di piccoli frutti rossi, sottobosco, cacao e pepe nero. In bocca  ciliegia e frutti rossi, morbido, equilibrato, di buona sapidità,  beva piacevole, mediamente persistente e giustamente tannico.

 

Primo Passo Cesanese 2021. Vin Viandante

Giovane realtà che vuole produrre vini ”nel” loro territori; i vigneti guardano verso il mare e sono protetti dai monti Lepini.

Primo Passo

Vitigno: Cesanese 100%

Impianto al primo anno di produzione. Vinificazione: vendemmia manuale, vinificazione a grappolo intero, diraspato, in acciaio. Macerazione di 6 giorni. Affinamento sei mesi in acciaio sulle sue fecce nobili.

Colore rosso rubino trasparente. Al naso profumi di frutta rossa fresca, dal ribes alla ciliegia, noteagrumate ed erbacee. Finale con note di frutta secca. In bocca leggero, fresco, giustamente tannico.

 

Cesanese IGP Granfà 2021. Cantine Capitani

L'azienda Cantine Capitani nasce nel 1974 a Trevignano Romano, sul lago di Bracciano. Le viti coltivate nel territorio proponevano vitigni autoctoni, nel 2000 vengono impiantati anche vitigni Internazionali.

Granfà

Vitigno: Cesanese d’Affile in purezza

Vinificazione: Vendemmia nella Seconda decade di settembre. I grappoli conferiti in cantina, dopo una accurata cernita, vengono privati dei raspi e mandati a fermentare e macerare per circa 10 giorni. Dopo il processo di svinatura e pressatura soffice il vino viene lasciato maturare per circa 15 mesi in botti di rovere francese. Al seguito del suo imbottigliamento il Cesanese affina in bottiglia per 9 mesi prima di essere messo in commercio.

Colore rosso rubino intenso.  Al naso intenso e fine, frutta matura, tabacco e spezie dolci. In bocca caldo e morbido, fresco, leggermente sapido, giustamente tannico.

 

Roma Rosso Doc 2021. Borgo Del Baccano

Giovane  azienda agricola nata nel 2021 a Campagnano di Roma in località “Valle del Baccano” situata all’interno di un cratere vulcanico spento. Tutte le colture impiantate  avranno la denominazione biologica, una particolare attenzione alle tecniche di concimazione e di lavorazione dei terreni assolutamente naturali. Prima produzione.

Roma Rosso Doc

Vitigni: Montepulciano 60%, Cesanese 40%.

Vinicazione:  prolungata macerazione sulle bucce, fermentazione a temperatura controllata e affinamento sur liè per 7 mesi. Affinamento  7 mesi in acciaio.

Colore rosso rubino intenso. Al naso ciliegia, piccoli frutti neri, sottobosco, liquirizia, cacao e  tabacco, seguiti da una nota balsamica. In bocca è rispondente, ampio, avvolgente, pastoso e morbido con note vanigliate; potente con margini di evoluzione.

 

Atino Cabernet di Atina Doc 2021. Tenuta Cervelli

La Tenuta Cervelli nasce nel 2017 ed è situata nella Valle di Comino e nella valle del fiume Liri, nella parte più interna della provincia di Frosinone. Valle fredda con forti escursioni termiche (6°/25-30°C) e possibili gelate a maggio.

Atino

Vitigni: Cabernet Sauvignon 85% e Merlot 15%

Vinificazione: vendemmia manuale, fermentazione sulle bucce per 15 giorni in acciaio. Invecchiamento dai 9 ai12 mesi in acciaio e 6 mesi in bottiglia.

Colore rosso porpora. Al naso frutti di bosco freschi, vegetale, leggera nota smaltata. In bocca snello, elegante, poco acido, tannico.

 

Dulcis in fundo, no, non è un passito ma un vino “eccellente e sostanzioso” (Strabone), considerato uno dei vini più deliziosi dell’epoca romana, il “Cecùbo”.

Caecubum 2019. Monti Cecubi

Il Caecubum è un grande vino del Lazio, oggi recuperato, conosciuto da 3000 anni e portato a Roma, nel 312 a.C, dal censore Appio Claudio Cieco, durante la costruzione della Regina Viarum. L’azienda, rinata nel 1990 grazie alla famiglia Schettino di S.M. Capua Vetere, e certificata bio dal 2019, si trova nel cuore dei Monti Aurunci, nell’entroterra di Gaeta, in una zona collinare tra Itri e Sperlonga. Erano presenti in queste terre, nelle vigne vecchie del secondo dopoguerra, ceppi con i quali  si è provveduto a selezioni clonali mirate, come nel caso di alcune varietà quali l’Uva Serpe e l’Abbuoto, vitigni autoctoni, a bacca nera, già anticamente protagonisti del ”Vinum Caecubum” prodotto in quest’area in epoca romana. Ho avuto il piacere di conoscere nel 2015  la giovane e talentuosa enologa dell’azienda, Chiara Fiabetti, in occasione di Sermoneta Sky Wine & Food, evento organizzato da Giuseppe Di Benedetto.  È stata lei a parlarmi dei vitigni autoctoni, L’Abbuoto e l’Uva Serpe, e dell’unicità di quest’ultimo, riconosciuta dall’Università di Conegliano. Grazie a lei si è ricominciato a produrre questo vino.

Caecubum

Vitigni: 70% uva serpe, 30% Abbuoto.

Vinificazione: pigiodiraspatura, fermentazione in acciaio da 2 a 3 settimane a temperature controllate. Affinamento di nove mesi in tonneaux e di 12 mesi in bottiglia.

Rosso rubino abbastanza intenso. Al naso intrigante frutta scura, prugna, mora, mirto, note mentolate. In bocca è molto sapido, iodato, elegante, di corpo, con tannini avvolgenti.

 

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