Roma è divenuta ormai una centro importante per gli eventi che ruotano intorno al vino. Ai primi di marzo si è tenuta la seconda edizione di ROME WINE EXPO, organizzata da Riserva Grande; un evento che ha mandato in scena la cultura della qualità, con banchi di assaggio e masterclass di produttori di vino dell’Italia e del mondo; presenti 65 espositori, alcuni con prodotti provenienti da Catalogna, Francia e Georgia, per un totale di circa 300 etichette in degustazione. Hanno partecipato circa 1.000 visitatori, inclusi circa 100 operatori, tra Horeca e stampa.
I vini della Catalogna sono stati proposti con una panoramica così ampia a Roma, per la prima volta in Italia, grazie anche alla preziosa collaborazione della Delegazione del Governo della Catalogna in Italia e dell’ente catalano INCAVI, l'Istituto Catalano della Vite e del Vino.
Interessanti gli approfondimenti sulla Francia con Champagne e Borgogna, due dei territori più importanti per la viticoltura di questa grande nazione; sull’Evoluzione del Trebbiano Spoletino; sulle sottozone della Valpolicella: Valpolicella Superiore, Valpolicella Ripasso; sull’Amarone.
Ma quello che più ci interessa è il consueto approfondimento di valorizzazione della viticoltura della regione che ospita la manifestazione: il Lazio.
È stata proposta la prima verticale e comparata mai realizzata dei due vini prodotti da Emiliano Fini, la Malvasia in purezza Lavente e il Grechetto in purezza Cleto, con una degustazione a ritroso, dall’annata 2022 alla 2017. È stato così possibile verificare l’eccellente livello qualitativo e la capacità di sfidare gli anni che passano della produzione vinicola odierna del Lazio, in particolare espressi dai piccoli produttori emergenti, come Emiliano di cui vi parlo più avanti.
È importante inoltre sottolineare che Riserva Grande ha indetto un doppio concorso interno all’evento, per valorizzare i vini e i loro territori. LE ECCELLENZE (premio assegnato dalla commissione di esperti); ILWINE premio assegnato dai visitatori presenti in sala, che hanno votato in loco).
I vini laziali hanno ottenuto importanti riconoscimenti in entrambi i concorsi, apprezzati quindi sia dalla giuria di esperti che dal pubblico. Eccoli.
ECCELLENZE
Nei Migliori Vini Spumanti la GOLD MEDAL è sta assegnata al Metodo Classico Extra Brut Rosé Cesare 2017 di Piana dei Castelli, LAZIO
Tra le MENZIONI SPECIALI c’è lo Spumante Brut 5.0 di Vigneti Fontana, Lazio
La GOLD MEDAL per il - Migliori Vini Bianchi è stata assegnata al Frascati Superiore Riserva
Docg 2021 di Casata Mergè , LAZIO, mentre la BRONZE MEDAL a Zio Carlo 2021 di Tre
Cancelli, LAZIO, che ha vinto anche per i Migliori Vini Speciali (Dolci o Fortificati), BRONZE
MEDAL al Passito Pater 2023 di Tre Cancelli, LAZIO
WINE CHALLENGE
Menzioni Speciali al Metodo Classico Extra Brut Rosé Cesare 2017 di Piana dei Castelli, LAZIO; a
Julius Rosato 2022 di Tenuta Lungarella, LAZIO; a Emira 2022 di Tre Cancelli, LAZIO.
Miglior Vino Speciale (Macerato/Ambrato, Dolce, Fortificato) a “Scarpe Toste Unplugged” 2022 di Cantina Le Macchie, LAZIO.
EMILIANO FINI, VITICOLTORE
Quella di Emiliano Fini è un’azienda familiare, di 10 ettari, ai piedi del vulcano dei castelli romani, nella zona di Aprilia; acquistata nel 1988 da Anacleto Fini, figlio di un viticoltore, con la moglie Giorgia, e i figli Claudia ed Emiliano, nascono come conferitori.
Le vigne di malvasia e grechetto si trovano su un territorio che gode di variazioni altimetriche con terreni caratterizzati da uno strato vegetale di 30 cm su un banco di piroclastiti a consistenza tufacea, tufi con scorie e lapilli superiore ai 4 metri: l’azienda si trova infatti ai piedi del grande apparato vulcanico dei Colli Albani, da cui eredita i terreni tipici dell’attività vulcanica risalente a 360.000 anni fa. Le vigne sono coltivate in maniera biologica, con rispetto per i vitigni ed il terreno. La considerazione di avere tutte le condizioni favorevoli per fare il vino, vulcano, venti dal mare, soleggiamento, spingono Emiliano a dedicarsi anche alla vinificazione insieme alla moglie Giulia. Nasce quindi il progetto di completare il percorso dell’azienda con la produzione di vino, che sia in linea con i principi che da sempre animano il rapporto della famiglia con la loro terra: rispetto per il territorio e valorizzazione delle sue tipicità. Contattano Letizia Rocchi, enologa di grande valore, che non solo rileva le potenzialità di quei terreni, ma condivide con Emiliano la stessa filosofia: rappresentare nel bicchiere l’espressione del territorio che regala una decisa impronta minerale ai vini. Nel giugno 2017, non avendo ancora una cantina propria, comprano i serbatoi e fino al 2021 vinificano nella cantina di Damiano Ciolli, produttore di eccellenti vini e consorte di Letizia Rocchi. Nel 2022, ultimata la cantina propria, vinificano in proprio. Dei 10 ettari dell’azienda, 7 sono vitati di cui 1,3 a grechetto e malvasia: 2006 sono le viti di grechetto e malvasia, con una potatura che porta la pianta al suo naturale equilibrio limitando la produzione e contribuendo, con una rispettosa coltivazione, alla crescita della qualità delle uve. Da uve attentamente selezionate di grechetto e malvasia puntinata del Lazio nascono i primi due vini: Cleto e Lavente.
La malvasia puntinata di Emiliano Fini non ha come caratteristica principale l’aromaticità. A questo proposito Saula Giusto ha ricordato come fosse costume degli antichi romani di portare dalle terre conquistate le barbatelle, per cui il Lazio era una regione con un ricchissimo panorama ampelografico. È così che la malvasia puntinata del Lazio è diversificata e presenta caratteristiche diverse.
I vini di Emiliano nascono da un’accurata selezione in vigna dei migliori grappoli di malvasia puntinata e grechetto, coltivati in modo biologico, controllati uno ad uno prima di essere raccolti a mano e posti in cassette. Le uve vengono sottoposte a pigiadiraspatura e pressatura soffice cui segue una vinificazione naturale con fermentazioni spontanee. L’affinamento prosegue sulle fecce fini e con una lunga sosta in bottiglia.
LA DEGUSTAZIONE
Doppia verticale di LAVeNTE (Malvasia) e CLeTO (Grechetto) dall’annata 2017 al 2022
LAVENTE Malvasia puntinata in purezza. Il nome del vino ricorda i terreni vulcanici dove affondano le radici le piante, un banco di tufo.
2022: 13,0%. vol. Non ancora in commercio. Annata siccitosa e calda. Imbottigliata a luglio, 10 mesi in cemento. Giallo dorato. Naso un po’ timido ma con un corredo floreale caratteristico della malvasia: biancospino, poi emergono note di erbe officinali e note di frutta quali mela, susina, pesca. In bocca già godibile (le sue malvasie hanno bisogno di tempo, è ancora giovane), finale leggermente amaricante, tipico del vitigno.
2021: 13.0% vol. Vinificazione in acciaio dove sosta per 8 mesi. Affinamento in bottiglia per 20 mesi. Giallo dorato brillante, intenso,trasparente; leggera nota sulfurea; intense note floreali, di erbe officinali, camomilla, tiglio, malva; profumi fruttati e qualche nota di spezia. Al palato ancora giovane ma pronto, già equilibrato, armonico, fresco e sapido. Nota amaricante sul finale. Intenso e persistente.
2020: 13,0% vol. Vinificazione in acciaio e cemento. Giallo dorato. Più timido al naso. Sentori di miele di tiglio, una nota vegetale di fieno, erbe officinali; profumi di pesca matura, note speziate di curcuma. Il sorso rivela un leggero corredo tannico dovuto alla permanenza sulle bucce. Rispetto al 2021 leggermente meno fresco e acido comunque una buona interpretazione della malvasia con un bell’equilibrio.
2019: 13,0% vol. Una bell’annata. Vinificazione in acciaio imbottigliata a maggio. Giallo dorato intenso, brillante. Olfatto ricco e piacevole di fiori secchi e erbe aromatiche con finale di pera e spezia. Sorso equilibrato, fresco e molto sapido con sensazioni minerali.
2018: 13,0% vol. Annata fresca. Affinamento sulle fecce fini e una lunga sosta in bottiglia. Giallo dorato meno intenso delle annate già degustate. Naso ampio, ricco di profumi floreali e frutta matura: fiori appassiti, pesca; sbuffi di spezia, intenso e complesso. Sorso caldo e morbido che trova la quadra con la freschezza e la sapidità presente. Persistente. Grande eleganza.
2017: 13,0% vol. Dorato luminoso. Al naso, come il precedente del 2018, ancora un corredo floreale e fruttato, sentori di spezie e erbe officinali. Strutturato, elegante, sapido, con finale amaricante.
CLETO Grechetto in purezza (C109). Il nome del vino è un omaggio al padre Anacleto Fini, che ha fortemente voluto la nascita e continuazione dell’azienda dal 1988.
2022: 13,5% Annata calda e siccitosa. Vendemmia primi di settembre. Affinamento in cemento vetrificato per più di 10 mesi. Anteprima non ancora in commercio. Giallo dorato intenso. Naso giovane, intenso e dolce. Corredo floreale e fruttato di pera acerba; note dolci di zucchero filato. Sorso caldo, sapido, corrispondenza naso bocca.
2021: 14,7% vol. Vendemmia seconda metà di settembre. Affinamento 8 mesi in acciaio. Giallo dorato intenso con riflessi brillanti. Naso intenso e complesso in cui dominano profumi di fiori secchi, erbe officinali, sensazioni minerali di pietra focaia, frutta, spezie. Il sorso è caldo, morbido, fresco e sapido, equilibrato, piacevolmente persistente.
2020: 13,0% vol. Vendemmia seconda metà di settembre. Affinamento 10 mesi in acciaio. Al naso si presenta giovane con sentori di erbe aromatiche, frutta. Al palato giovane, caldo, elegante, equilibrato e armonico. Pronto.
2019: 13,5% vol. Vendemmia seconda metà di settembre. Affinamento sulle fecce fini e con una lunga sosta in bottiglia. Buona intensità olfattiva. Fiori secchi , un leggero e timido aroma di pera. Beva giovane, buona acidità abbastanza caldo, sapido, lungo.
2018: 13,0% vol. Vendemmia seconda metà di settembre. Affinamento sulle fecce fini e con una lunga sosta in bottiglia Giallo dorato intenso, leggermente velato. Naso ampio e complesso: molto fruttato, pesca sciroppata, albicocca secca, fiori di arancio, miele. Beva golosa, rispondente e leggermente tannica, molto persistente. Veramente sorprendente.
2017: 13,5% vol. Vendemmia primi di settembre. Giallo brillante. Fiori e frutta secca, torna la pera . In bocca caldo, giovane, lungo, molto sapido, minerale, decisamente piacevole.
Abbiamo potuto verificare l’eccellente livello qualitativo e la capacità di sfidare gli anni che passano della produzione vinicola di Emiliano Fini. Quali interessanti sorprese ci riserveranno questi vini nella loro evoluzione tra qualche anno?
Voglio finire con una affermazione di Andrea Petrini, sommelier, relatore Ais e wine event manager, che riassume perfettamente questa pregevole doppia verticale di vini laziali: “Malvasia Puntinata e Grechetto. Emiliano Fini da appassionato di vino è diventato un bravissimo vignaiolo e con lui il vino dei Castelli Romani aggiunge un altro tassello alla qualità che gli spetta. Senza schemi e senza pensare troppo al mercato. Doppia verticale 2017-2022 da applausi.”


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