Non cercare nuove destinazioni,
ma costruire intorno a quelle esistenti una rete di esperienze capace di
valorizzarne identità, produzioni e patrimonio. È questa la prospettiva che
emerge dalla terza tappa di Praesentia – Gusto di Campania Divina,
dedicata al rapporto tra Cilento, Dieta Mediterranea e turismo esperienziale.
Al centro della riflessione c'è
una proposta rivolta alla Regione Campania: la definizione di linee guida
regionali per il turismo esperienziale, uno strumento in grado di mettere
in relazione territori, competenze e operatori e di trasformare risorse spesso
già presenti, ma non sempre collegate tra loro, in proposte turistiche
riconoscibili.
DALLA DIETA MEDITERRANEA UN'IDEA
DI TURISMO
Il Cilento rappresenta uno dei
territori nei quali questa impostazione trova una delle sue espressioni più
immediate. La Dieta Mediterranea non è infatti soltanto un patrimonio
gastronomico, ma un sistema di conoscenze e pratiche che comprende agricoltura,
paesaggio, convivialità, salute, biodiversità e rapporto con le comunità.
A Pioppi, nel Museo Vivente
della Dieta Mediterranea, questo patrimonio trova uno dei suoi luoghi
simbolici. È qui che si intreccia la memoria delle comunità cilentane con Ancel
Keys, lo studioso statunitense che per decenni analizzò lo stile di vita e
l'alimentazione della popolazione locale, contribuendo alla conoscenza
internazionale della Dieta Mediterranea.
La sua storia può diventare
parte di un'esperienza turistica più ampia, insieme ai luoghi, alle persone e
alle tradizioni che hanno reso possibile quella cultura alimentare. La Dieta,
riconosciuta dall'UNESCO nel 2010 come patrimonio culturale immateriale
dell'umanità, offre proprio per questo una chiave per collegare elementi
diversi del territorio.
VELIA, DOVE ARCHEOLOGIA E
PAESAGGIO SI INCONTRANO
La stessa logica emerge a Velia,
dove il patrimonio archeologico dialoga con l'ambiente naturale nel quale è
immerso.
La visita guidata dalla direttrice del Parco Archeologico di Paestum e Velia, Tiziana D'Angelo, ha evidenziato il valore della macchia mediterranea, delle piante spontanee, dei melograni e della biodiversità che caratterizzano il sito. Qui il patrimonio immateriale può diventare concreto attraverso la bellezza dei luoghi, i sapori e le conoscenze legate al territorio.
Anche l'olio Iulius, prodotto
dalla Cooperativa Nuovo Cilento utilizzando gli ulivi presenti nell'area
archeologica, racconta questa continuità. Il paesaggio storico non è separato
dall'agricoltura contemporanea, ma può diventare parte di un racconto nel quale
archeologia, natura e produzioni locali si rafforzano reciprocamente.
È questo uno degli esempi di
come potrebbe funzionare un turismo esperienziale costruito a partire dalle
risorse reali dei territori.
AGRICOLTURA E TURISMO, UN LEGAME
DA RAFFORZARE
In questa prospettiva assume un
ruolo centrale anche il rapporto tra agricoltura e turismo. Ettore Bellelli,
presidente di Coldiretti Campania, ha richiamato il valore della Dieta
Mediterranea come patrimonio agricolo fatto di biodiversità, produzioni
identitarie, tecniche e conoscenze.
Il turista può essere
accompagnato nei luoghi della produzione, incontrare agricoltori e produttori,
conoscere le storie delle aziende e comprendere il legame tra ciò che arriva
sulla tavola e il paesaggio nel quale nasce.
L'esperienza turistica diventa
così anche uno strumento per dare maggiore visibilità all'economia locale e per
rafforzare il rapporto tra visitatori e comunità.
LE LINEE GUIDA REGIONALI PER
METTERE A SISTEMA I TERRITORI
È proprio da queste connessioni
che nasce la proposta di costruire un modello regionale per il turismo
esperienziale.
Rosanna Romano, direttore
generale per le Politiche culturali e il Turismo della Regione Campania, ha
introdotto il confronto sottolineando la necessità di costruire un'alleanza con
i territori. Istituzioni, imprese turistiche, produttori, operatori culturali,
professionisti e comunità locali sono chiamati a partecipare alla costruzione
di un sistema nel quale le singole esperienze possano essere collegate e
valorizzate.
Non un catalogo indistinto di
attività, dunque, ma un metodo per riconoscere le peculiarità dei territori e
costruire intorno ad esse percorsi coerenti.
Nel caso del Cilento, la Dieta
Mediterranea può rappresentare il filo conduttore capace di unire archeologia,
agricoltura, gastronomia, natura, cammini, cultura della salute e tradizioni
locali.
IL TURISMO DEL BENESSERE OLTRE
LA STAGIONE ESTIVA
Elisabetta Moro, docente alla
Suor Orsola Benincasa e alla Federico II, curatrice scientifica di Praesentia e
direttrice del Museo Virtuale/Vivente della Dieta Mediterranea, ha
evidenziato le potenzialità di questo approccio.
Le ricerche più recenti
sull'adesione degli italiani alla Dieta Mediterranea mostrano un interesse che
va oltre l'alimentazione e comprende sostenibilità, prodotti locali, attività
fisica, movimento e benessere. Da qui la possibilità di rivolgersi a un visitatore
interessato a vivere il territorio e non soltanto a soggiornarvi.
Camminare, conoscere i
produttori, partecipare a laboratori di cucina, scoprire le erbe spontanee,
visitare siti archeologici, seguire i percorsi legati alla storia di Ancel
Keys: esperienze diverse possono convergere nella costruzione di una
destinazione del benessere mediterraneo.
Una proposta di questo tipo
permette inoltre di superare la dipendenza dalla sola stagione balneare. La
raccolta delle olive e dell'uva in autunno, i cammini e la gastronomia in
inverno, la biodiversità e la natura in primavera possono diventare altrettante
occasioni per conoscere il territorio.
TURISMO E SVILUPPO DELLE
COMUNITÀ
La valorizzazione turistica
acquista così una dimensione economica e sociale. L'obiettivo non è soltanto
aumentare le presenze, ma fare in modo che il turismo produca ricadute sulle
comunità, sulle imprese e sulle professionalità locali.
Stefano Pisani, sindaco di
Pollica, ha posto l'accento proprio sulla necessità di trasformare il
patrimonio del territorio in uno strumento capace di creare opportunità e
favorire la permanenza delle persone nei piccoli comuni.
In questo quadro si inserisce il progetto del Cammino della Dieta Mediterranea, un percorso di circa 140 chilometri attraverso 13 comuni, pensato per collegare territori e comunità attraverso un patrimonio condiviso.
La sfida riguarda anche le nuove
generazioni: trasferire conoscenze e tradizioni significa creare le condizioni
perché possano diventare competenze, professioni e nuove opportunità di lavoro.
LA GASTRONOMIA COME ESPERIENZA
La cucina rappresenta un altro elemento attraverso il quale questo patrimonio può essere trasformato in esperienza.
Lo showcooking coordinato dal giornalista Luciano Pignataro ha portato al centro della scena prodotti, ricette e saperi del Cilento, con la partecipazione di Franca Feola della Locanda Le Tre Sorelle di Casal Velino, Marco Cefalo di In Cibum e Antonello Aliberti della Pasticceria Aliberti di Casal Velino.Dalle erbe spontanee alle alici,
dai fichi del Cilento alle produzioni locali, fino alle preparazioni dolci, la
cucina diventa così uno strumento per raccontare un territorio attraverso i
suoi ingredienti e le sue tradizioni. Un racconto completato dalla musica della
posteggia di Francesco Formicola e Tommaso Immediata.
DAL CILENTO UNA PROPOSTA PER
TUTTA LA CAMPANIA
La riflessione di Praesentia
parte dunque da un territorio particolarmente rappresentativo, ma guarda
all'intera Campania.
Il Cilento mostra come
patrimonio culturale, agricoltura, paesaggio, gastronomia e comunità possano
essere collegati all'interno di un'unica proposta turistica. Le linee guida
regionali potrebbero offrire il quadro necessario per replicare questo metodo in
altri territori, rispettandone le specificità.
La prospettiva è quella di
passare dalla semplice valorizzazione delle risorse alla costruzione di
esperienze organizzate e riconoscibili: mettere in rete ciò che già esiste,
creare nuove occasioni di visita e fare del patrimonio locale una leva per l'economia
e per le comunità.
È questa, dal Cilento, la proposta che Praesentia consegna alla Campania: non un nuovo prodotto da costruire artificialmente, ma un metodo per dare forma turistica alle identità che i territori già possiedono.
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