Foto di Rowen Dumlao Giardina
Si è appena conclusa la seconda edizione di ROME WINE EXPO, evento organizzato da Riserva Grande. Ho partecipato ad una interessante masterclass su alcuni vini del LAZIO.
La viticoltura nel
Lazio veniva praticata già dagli Etruschi. Furono loro a trasmettere la cultura
della vite e del vino ai Romani. Dall’antica Roma alla fine dell’800 e al II
dopoguerra, i preziosi vitigni autoctoni del territorio, grazie ad un terroir
di eccezionale vocazione, hanno regalato vini di pregio, longevi, di struttura,
che venivano serviti sulle tavole più nobili e la cui fama era ampiamente
diffusa.
Dai primi anni ’50 i
produttori cominciarono ad elaborare vini poco fedeli al terroir, puntando
sulla quantità di produzione a discapito della qualità. Roma divenne, a poco a poco, anche capitale
di trattorie e osterie che fecero aumentare fortemente la domanda di vino
sfuso, specie bianco, da vendere a poco prezzo. I viticoltori laziali si
trovarono spinti ad aumentare a dismisura la propria produzione per far fronte
alla crescente domanda, correlata dalla insistente richiesta di un abbassamento
del prezzo al litro. Furono sempre più spinti a incrementare la produzione a
discapito della qualità e ad immettere sul mercato ‘vinelli’ di scarsa qualità
e pronta beva, i vini delle ‘frasche’ e delle osterie. Una sorte che accumunò
sia i bianchi dei Castelli Romani che i rossi della Tuscia viterbese e del sud
della regione (da Olevano al Frusinate).
Una brutta ‘etichetta’
che il vino laziale si porta ancora oggi addosso.
Il Lazio, caratterizzato
da suoli e terre eterogenee, incuneato tra mare, colline, pianure e vulcani spenti,
è potenzialmente una delle regioni
italiane più vocate alla produzione di vino di qualità, A partire dagli anni ’90, la storia della
viticoltura e dei vini cambia grazie ad un interessante lavoro di
riqualificazione dei vitigni autoctoni ad opera, inizialmente, di produttori
illuminati e capaci. Ciò ha innescato una scintilla positiva nelle altre
aziende vinicole del territorio, che si è a mano a mano diffusa e trasmessa
anche nelle nuove generazioni.
Oggi alcuni viticoltori
hanno scelto di puntare su vini di eccellenza sfruttando soprattutto il
potenziale dei vitigni autoctoni. Tra questi vi sono il Bellone, il Nero buono,
il Moscato di Terracina, la Passerina del Frusinate e la Biancolella dell’isola
di Ponza che si affiancano agli storici Cesanese e Malvasia del Lazio.
Ho avuto modo di
degustare alcuni vini di aziende laziali nella masterclass dedicata “Il Lazio
tra antichi vitigni ritrovati e territori in evoluzione”, durante l’evento
“Roma Wine Expo”, organizzato dall’agenzia Riserva Grande
La masterclass
Barufà Bianco Frizzante da Nero
Buono. Donne Del Vico
La Cantina
si trova nella pianura Pontina, tra due Borghi. Abbracciata dai Monti Lepini, difensori
dalle correnti fredde, e dal mare, che garantisce alle uve la giusta sapidità
ed una completa ventilazione.
Barufà è un
rifermentato in bottiglia ottenuto da Nero Buono.
Il Nero buono è un vitigno autoctono
laziale a bacca rossa; è coltivato quasi esclusivamente all’interno del
territorio del comune di Cori, in provincia di Latina. Ha origini pressoché
sconosciute ma è quasi sicuramente una
varietà autoctona del luogo coltivata già in epoca remota. Il terreno collinare
di origine vulcanica dei monti Lepini e il suo particolare microclima,
caratterizzato da correnti d’aria che riducono il rischio di peronospora a cui
il Nero Buono è piuttosto sensibile, costituiscono le condizioni migliori per
il vitigno che quindi esprime al meglio la sua peculiarità proprio in
quest’area.
Barufà:
Vitigno:
Nero Buono
Vinificazione
e Affinamento: Metodo Ancestrale. Produzione di lotti da 500 bottiglie per
mantenere la fragranza del prodotto.
Colore giallo
paglierino, opaco, velato. Al naso erbe officinali, leggere note di lievito,
leggermente agrumato, pulito. In bocca agrumato consigliato come aperitivo o
abbinato alla pizza.
Méva Malvasia Puntinata 2021. Colle
Picchioni
La Cantina si
trova a Marino, adiacente al lago, nel cuore del parco dei Castelli Romani, oggi
alla terza generazione.
Armando e
Valerio Di Mauro sono i titolari dell’azienda e rispettivamente figlio e nipote
di quella Paola Di Mauro che negli anni ’70 divenne famosa negli USA come la
Big Mama del vino italiano e tra le prime ad aderire all’Associazione Nazionale
Donne del Vino. Quando vennero acquisti i vigneti furono espiantati i vitigni
internazionali e impantati vitigni quali
Malvasia del Lazio e Cesanese.
Méva:
Vitigni: 10%
Chardonnay, 90% Malvasia del Lazio, anche conosciuta come malvasia puntinata
per i puntini grigi presenti sugli acini.
Vinificazione:
in acciaio, 3 mesi sulle fecce fini, 3 mesi in bottiglia.
Colore
giallo oro abbastanza brillante, poco scorrevole. Naso caldo di frutta matura,
ananas e papaya; tiglio, camomilla e nota minerale di selce. In bocca morbido,
setoso, avvolgente, elegante, di corpo, nel finale nota ammandorlata.
Vigna La Selva Bellone 2021. G. Iachetti
L’azienda, che fa parte dell’associazione dei “Piccoli
Vignaioli Pontini”, nasce grazie ai nonni di Gianmarco Iachetti. Nel 1953 si spostarono dalle Marche nel Lazio
e acquistarono un terreno alle falde dei Monti Lepini, avviando un’azienda
agricola in cui si produceva anche vino sfuso.
Dopo la laurea in viticoltura e enologia all’Università della Tuscia, Gianmarco
Iachetti completa la sua formazione a Bordeaux e nel 2016 passa alla guida
dell’azienda e decide di imbottigliare, nel 2017 la prima annata.
Il Bellone è vitigno a bacca bianca autoctono del Lazio,
di origini antichissime, diffuso nell’area dei Castelli Romani già in epoca
romana e definito da Plinio il
Vecchio “tutto sugo e mosto”. Noto con numerosi sinonimi tra i
quali Cacchione, Zinna vacca, Ciciniello
e Arciprete è dotato di forte acidità e si presta bene alla spumantizzazione.
Vigna La Selva
Vitigni: Bellone
100% di cui 70% di Arciprete (biotipo
del "Bellone").
Colore
giallo paglierino chiaro, trasparente, poco brillante; al naso agrumato con note di pera, in bocca
ritornano le sensazioni olfattive. Buona
capacita d'invecchiamento.
Faro Della Guardia Biancolella di
Ponza 2021. Casale Del Giglio
Nel 2010 l’azienda
inizia il progetto di recupero e valorizzazione dei vitigni autoctoni laziali e
la rivalutazione dei vigneti abbandonati:
ad Anzio il Bellone, a Olevano romano il cesanese, a Ponza il Biancolella. Il Biancolella di Ponza, una piccola
produzione di nicchia, è un vitigno di origine campana, ora autoctono laziale,
che risale all’epoca borbonica quando fu importata da Ischia a Ponza nella metà
del ‘700. Ho potuto ammirare i magnifici vigneti di Ponza, un paziente lavoro
di aggregazione di piccoli appezzamenti, alcuni presi in gestione con vigneti
storici recuperati, altri acquistati e trasformati in vigneti, tutto con una
attenzione particolare alla conservazione del paesaggio isolano, con interventi
puntuali senza stravolgimenti e con il recupero di mini appezzamenti. La
coltivazione nel Lazio è autorizzata unicamente sulle Isole Ponziane.
Biancolella
Vitigno: uve
Biancolella, da sempre presente nell’Italia Centrale, in particolare nelle zone
insulari.
Vinificazione:
avviene secondo la tradizionale lavorazione in bianco con pressatura soffice di
uva intera e successiva fermentazione spontanea a temperatura di 20° C, con
lieviti indigeni.
Affinamento
sui lieviti per circa 7-8 mesi.
Colore
giallo dorato scarico, brillante. Al naso molto intenso, floreale, acqua di
fiori d’arancio, ginestra, frutta gialla, agrumi maturi, note iodate. In bocca
ottima mineralità e grande sapidità, fresco; retrogusto lungo e persistente con
note fruttate ed agrumate.
Crògnelo Vermentino 2022. Azienda
Agricola Bio Lotti
La Vigna si
estende per circa 6 ettari nei Comuni di Cellere e Canino, a ridosso dell’
antica città etrusca di “ Vulci “. Zona vulcanica che dalla caldera di Latera
arriva fino al fiume Flora; è un teritorio selvaggio: pochi i vigneti con
pascoli, uliveti e fitti boschi che fanno da protezione.
Crògnelo
Vitigno: 100
% Vermentino (clone del vermentino di Gallura)
Vinificazione:
l’uva biologica viene raccolta rigorosamente a mano in piccole casse e lavorata
il giorno stesso per evitare ossidazioni. Vengono prodotte 5000 bottiglie
l’anno
Vendemmia manuale
primi di settembre; vinificazione in bianco a temperatura controllata.
Giallo
dorato, trasparente, brillante. Al naso intenso, floreale, agrumato , note
minerali e balasamiche, erbe fresche. In bocca note agrumate, tornano le
srtesse sensazioni olfattive, molto sapido con finale ammandorlato.
Vigna Ferri Frascati Superiore Docg
2021. Tenuta Rossi di Medelana
Una realtà
agricola che conta ben 450 anni di storia italiana. Di certo la composizione
del suolo e le differenti esposizioni hanno aiutato, ma anche la capacità di
saper capire il territorio e di esaltare un’antica tradizione con le più
moderne tecniche è stato determinante alla creazione del Frascati DOCG
Superiore Vigna Ferri che, con il suo toponimo esclusivo e certificato,
garantisce un’identità territoriale assoluta, culturale e colturale.
Vigna Ferri
Vitigno: 70%
Malvasia Puntinata, 20% Trebbiano Toscano e 10% Rossetto.
Vinificazione:
vendemmia manuale nella prima decade di settembre; affinamento sulle fecce fini, per almeno 4
mesi. È un vino che esprime la grandezza di questo territorio vulcanico.
Colore
giallo dorato scarico, brillante. Al naso floreale, fiori di biancospino,
erbaceo di salvia e timo; camomilla e scorza d’agrume, cedro su tutti. In bocca
snello, elegante, morbido, sapido e fresco. Lungo il finale.
De Coccio Trebbiano Verde in Anfora
2020. Tenimenti Leone
Tenimenti
Leone si trova a ridosso dei Castelli Romani, nel cuore del parco di Lanuvio,
sui Colli Albani. Un’azienda giovane che fa agricoltura certificata biologica.
Il nome “De Coccio” deriva dall’affinamento in anfora cui viene sottoposto il
vino.
Trebbiano Verde
Vitigno:
Trebbiano verde
Vinificazione:
dopo la selezione manuale dei grappoli, le uve vengono raffreddate ed inviate
in anfore di terracotta di Impruneta da 350 l nelle quali avviene la
fermentazione alcolica e l’affinamento a contatto con le bucce per un periodo
di 90 giorni; successivamente si effettua la svinatura e la pressatura soffice.
Il vino separato dalle bucce ritorna in parte nelle anfore ed una piccola
percentuale viene trasferita in barrique di rovere francese. L’assemblaggio delle
due tipologie avviene in acciaio dove riposa per due settimane prima di essere
imbottigliato. Segue un breve affinamento in bottiglia di circa 2 mesi prima di
essere commercializzato.
Colore
giallo dorato, al naso agrumato leggero di cedro, nota balsamica di eucalipto, nota vulcanica. In bocca avvolgente, buona
acidità, piacevolmente sapido, netto il legame con il territorio di origine
vulcanica.
Nostalgia Maturano IGT 2019. I
Ciacca
Una bella
storia di ritorno alle radici. L’azienda nasce nel luglio 2012 grazie a Cesidio Di Ciacca, un imprenditore
scozzese, che acquista l’intero borgo cinquecentesco Di Ciacca, situato in
Ciociaria, che porta il nome della sua stirpe. Nel cuore del parco Nazionale d’
Abruzzo Lazio e Molise, alle pendici del monte Meta e più precisamente nel
piccolo comune di Picinisco (FR), nasce la Società Agricola I Ciacca.
Il Maturano è un antico vitigno autoctono
laziale a bacca bianca originario della Val di Comino, di recente riscoperta. Pochissimi
sono i viticoltori che lo utilizzano ma Di Ciacca, dopo una ricerca di tralci
dai vicini e analisi sui tralci, ha deciso di reimpiantarlo.
Nostalgia Maturano
Vitigno:
Maturano
Vinificazione:
pressatura soffice, poi per 10-15 ore in acciaio a bassa temperatura; successivamente
in cemento per la fermentazione spontanea; sosta in vasche di cemento per 10
mesi. In bottiglia 2 anni prima della commercializzazione.
Giallo dorato,
trasparente, brillante, consistente. Al naso erbe officinali, tiglio,
camomilla, melissa, un accenno di canfora. In bocca rispondente, denota
struttura, persistenza ed equilibrio.
Pèntima Ottonese e Bellone 2020.
Cantine Il Moro
Una famiglia
che fa vino dalla fine del 1800, quando
i fratelli Luigi e Vito Cianfriglia acquistano “La Cesa” in Olevano Romano,
contrada Pèntima, terra situata sulla mezza costa tra San Vito Romano e
Olevano. Nel 1945 viene impiantato Ottonese e Bellone; ma è solo nel Dicembre 2016 Alessandro, decide di
intraprendere questa affascinante avventura con Cantine il Moro.
Pèntima
Vitigni: 90%
ottonese , 10 % bellone.
Vinificazione:
con bucce per 7 giorni ad una temperatura controllata di 16 °C. Segue un
processo di maturazione, su fecce fini, in silos di acciaio per 7 mesi, con
batonnage costanti. Infine un affinamento minimo in bottiglia di altri 7 mesi.
Colore
orange, al naso frutta matura, nota eterea, olive. In bocca risulta di buona
struttura, fresco sapido e persistente.
Doc Roma Bianco Malvasia Puntinata
2020. Tenuta Iacoangeli
Siamo a
Genzano. Quarta generazione di viticoltori, ad avviare l’azienda fu Giovanni
Iacoangeli, bisnonno dell’attuale titolare Mauro, inserito nell’azienda nel
2004. A partire dal 2013 l’azienda ha subito una profonda ristrutturazione: i
tendoni sono stati sostituiti da
impianti a filare e da varietà di
alta qualità, come Malvasia Puntinata, Bellone e Viognier per quanto riguarda i
bianchi e da Cabernet Franc e Petit Verdot per quanto riguarda i rossi.
Doc Roma Bianco
Vitigno: 100%
malvasia puntinata
Vinificazione
a temperatura controllata, chiarifica con azoto. Passaggio in acciaio 8 mesi,
poi in bottiglia 8 mesi.
Colore giallo dorato, intenso, limpido, brillante. Al
naso intenso, frutta matura tropicale, mela cotogna; in bocca sapido, minerale,
caldo, elegante, armonico; buona struttura e persistenza.
Libente Malvasia Puntinata 2017.
Emiliano Fini
Azienda
familiare di 10 ettari, nata nel 1988, sita ai piedi del vulcano dei castelli
romani, Dalla passione per il vino di Emiliano nasce il progetto di produrre
vino. Libente nasce dall’unione dei nomi dei due venti, il Libeccio ed il
Ponente, che battono sulle vigne, portando la brezza marina tra i filari.
Libente
Vitigno 100%
malvasia puntinata
Vinificazione:
raccolta a mano in cassette. Le uve vengono pigiadiraspate e raffreddate per
essere sottoposte a macerazione pre-fermentativa a freddo, al termine della
quale avviene la pressatura soffice; fermentazione in acciaio a temperatura
controllata. La maturazione prosegue sulle fecce fini in vasche di cemento per
7 mesi. Segue affinamento in bottiglia.
Colore
giallo dorato, intenso. Al naso fiori gialli, frutta, note balsamiche e buona
mineralità. In bocca sapido, pulito, elegante, persistente con finale
classicamente ammandorlato tipico del vitigno.
Cesenese Nero L’Ultimo Baluardo
2018. Le Macchie
Siamo a
Castelfranco Rieti, l’azienda è a regime biologico e i vigneti si estendono,
per la quasi totalità, sulle colline situate tra la conca reatina e il Monte
Terminillo nella frazione di Castelfranco, tra i 610 e 650 mt s.l.m., con
straordinarie pendenze: parliamo di viticoltura eroica. Il Monte Terminillo protegge i vigneti
dalle correnti fredde provenienti da Nord mentre verso Sud il territorio si
apre agli influssi mediterranei.
Il Cesenese Nero, conosciuto anche come
Cesenese di Castelfranco è un vitigno autoctono a bacca nera un tempo diffuso
in tutto il Reatino; la sua esistenza è documentata a partire dal 19° secolo
nell’Annuale del Comizio Agrario di Rieti del 1879. Questo clone è stato
riprodotto da un’unica pianta superstite di 170 anni che risulta avere
peculiarità differenti rispetto ai Cesanesi già noti.
Cesenese Nero
Vitigno:
Cesenese nero in purezza.
Vinificazione:
la vendemmia avviene a fine ottobre; lunga macerazione sulle bucce, segue l’affinamento
in botti grandi da 20 hl per 12 mesi e poi imbottigliamento.
Di colore
rosso rubino, poco intenso, limpido e dai riflessi brillanti. Al naso note
decise di piccoli frutti rossi, sottobosco, cacao e pepe nero. In bocca ciliegia e frutti rossi, morbido, equilibrato,
di buona sapidità, beva piacevole, mediamente
persistente e giustamente tannico.
Primo Passo Cesanese 2021. Vin
Viandante
Giovane
realtà che vuole produrre vini ”nel” loro territori; i vigneti guardano verso
il mare e sono protetti dai monti Lepini.
Primo Passo
Vitigno:
Cesanese 100%
Impianto al
primo anno di produzione. Vinificazione: vendemmia manuale, vinificazione a
grappolo intero, diraspato, in acciaio. Macerazione di 6 giorni. Affinamento sei
mesi in acciaio sulle sue fecce nobili.
Colore rosso
rubino trasparente. Al naso profumi di frutta rossa fresca, dal ribes alla
ciliegia, noteagrumate ed erbacee. Finale con note di frutta secca. In bocca
leggero, fresco, giustamente tannico.
Cesanese IGP Granfà 2021. Cantine
Capitani
L'azienda
Cantine Capitani nasce nel 1974 a Trevignano Romano, sul lago di Bracciano. Le
viti coltivate nel territorio proponevano vitigni autoctoni, nel 2000 vengono
impiantati anche vitigni Internazionali.
Granfà
Vitigno:
Cesanese d’Affile in purezza
Vinificazione:
Vendemmia nella Seconda decade di settembre. I grappoli conferiti in cantina,
dopo una accurata cernita, vengono privati dei raspi e mandati a fermentare e
macerare per circa 10 giorni. Dopo il processo di svinatura e pressatura
soffice il vino viene lasciato maturare per circa 15 mesi in botti di rovere
francese. Al seguito del suo imbottigliamento il Cesanese affina in bottiglia
per 9 mesi prima di essere messo in commercio.
Colore rosso
rubino intenso. Al naso intenso e fine,
frutta matura, tabacco e spezie dolci. In bocca caldo e morbido, fresco,
leggermente sapido, giustamente tannico.
Roma Rosso Doc 2021. Borgo Del
Baccano
Giovane azienda agricola nata nel 2021 a Campagnano
di Roma in località “Valle del Baccano” situata all’interno di un cratere
vulcanico spento. Tutte le colture impiantate
avranno la denominazione biologica, una particolare attenzione alle
tecniche di concimazione e di lavorazione dei terreni assolutamente naturali.
Prima produzione.
Roma Rosso Doc
Vitigni:
Montepulciano 60%, Cesanese 40%.
Vinicazione: prolungata macerazione sulle bucce, fermentazione
a temperatura controllata e affinamento sur liè per 7 mesi. Affinamento 7 mesi in acciaio.
Colore rosso
rubino intenso. Al naso ciliegia, piccoli frutti neri, sottobosco, liquirizia,
cacao e tabacco, seguiti da una nota
balsamica. In bocca è rispondente, ampio, avvolgente, pastoso e morbido con
note vanigliate; potente con margini di evoluzione.
Atino Cabernet di Atina Doc 2021.
Tenuta Cervelli
La Tenuta
Cervelli nasce nel 2017 ed è situata nella Valle di Comino e nella valle del
fiume Liri, nella parte più interna della provincia di Frosinone. Valle fredda
con forti escursioni termiche (6°/25-30°C) e possibili gelate a maggio.
Atino
Vitigni:
Cabernet Sauvignon 85% e Merlot 15%
Vinificazione:
vendemmia manuale, fermentazione sulle bucce per 15 giorni in acciaio.
Invecchiamento dai 9 ai12 mesi in acciaio e 6 mesi in bottiglia.
Colore rosso
porpora. Al naso frutti di bosco freschi, vegetale, leggera nota smaltata. In
bocca snello, elegante, poco acido, tannico.
Dulcis in
fundo, no, non è un passito ma un vino “eccellente e sostanzioso” (Strabone),
considerato uno dei vini più deliziosi dell’epoca romana, il “Cecùbo”.
Caecubum 2019. Monti Cecubi
Il
Caecubum è un grande vino del Lazio, oggi recuperato, conosciuto da 3000 anni e
portato a Roma, nel 312 a.C, dal censore Appio Claudio Cieco, durante la
costruzione della Regina Viarum. L’azienda, rinata nel 1990 grazie alla
famiglia Schettino di S.M. Capua Vetere, e certificata bio dal 2019, si trova nel
cuore dei Monti Aurunci, nell’entroterra di Gaeta, in una zona collinare tra
Itri e Sperlonga. Erano presenti in queste terre, nelle vigne vecchie del
secondo dopoguerra, ceppi con i quali si
è provveduto a selezioni clonali mirate, come nel caso di alcune varietà quali l’Uva Serpe e l’Abbuoto, vitigni
autoctoni, a bacca nera, già anticamente protagonisti del ”Vinum Caecubum”
prodotto in quest’area in epoca romana. Ho avuto il piacere di conoscere nel
2015 la giovane e talentuosa enologa
dell’azienda, Chiara Fiabetti, in occasione di Sermoneta Sky Wine & Food,
evento organizzato da Giuseppe Di Benedetto.
È stata lei a parlarmi dei vitigni autoctoni, L’Abbuoto e l’Uva Serpe, e
dell’unicità di quest’ultimo, riconosciuta dall’Università di Conegliano. Grazie
a lei si è ricominciato a produrre questo vino.
Caecubum
Vitigni: 70%
uva serpe, 30% Abbuoto.
Vinificazione:
pigiodiraspatura, fermentazione in acciaio da 2 a 3 settimane a temperature controllate.
Affinamento
di nove mesi in tonneaux e di 12 mesi in bottiglia.
Rosso rubino
abbastanza intenso. Al naso intrigante frutta scura, prugna, mora, mirto, note
mentolate. In bocca è molto sapido, iodato, elegante, di corpo, con tannini
avvolgenti.