lunedì 21 ottobre 2019

40° MOSTRA MERCATO DEL TARTUFO BIANCO DI CITTÀ DI CASTELLO


 DALL'1 AL 3 NOVEMBRE IN SCENA "LE QUATTRO STAGIONI DEL TARTUFO"

Novità 2019, il Trifola Finger Food per festeggiare lo storico anniversario.

Un’autentica full immersion nel mondo dei tartufai altotiberini tra percorsi sensoriali e gastronomici sulla trifola dell’Alto Tevere umbro, arricchiti da show cooking, mostre, degustazioni di olio e vino, musica e assaggi di prodotti tipici da tutta Italia.  
Tutto questo è la Mostra Mercato Nazionale del Tartufo bianco di Città di Castello che dal venerdì 1 a domenica 3 novembre (dalle 10.00 alle 20.00) festeggia il traguardo dei 40 anni con un’edizione storica ancora più ricca di iniziative e novità.

Accanto ad esempio ai tradizionali Mercati dei Sapori d’Italia e ai Saloni del Vino (AIS) e dell’Olio (Confraternita dell’Olio e dell’Olio dell’Alta Valle del Tevere), farà infatti il suo debutto il Trifola Finger Food, ideato dagli organizzatori – Comune di Città di Castello, Associazione Mostra del Tartufo e Comunità Montana Alto Tevere Umbro, con gli enti pubblici locali, tra cui la Camera di Commercio di Perugia – proprio per celebrare questo importante anniversario. Un ‘super cibo’, anzi un tripudio di eccellenza e sapori, che mette insieme il celebre Tuber Magnatum Pico umbro, il Parmigiano Reggiano e la Patata De.Co. di Pietralunga per una creazione ‘limited edition’ che sarà possibile degustare e acquistare nei giorni di fiera.

Ma nella tre giorni di Città di Castello, a riprova della storica vocazione di questo territorio che vede un tartufaio ogni 10 abitanti e oltre 6mila cani in attività, tornerà a sventolare anche lo slogan “Le quattro stagioni del Tartufo” proprio per sottolineare la costante produzione lungo tutto l’anno caratterizzata, oltre che dalla trifola dell’Alto Tevere in autunno, dal nero pregiato Tuber melanosporum in inverno, dal bianchetto o marzuolo Tuber borchii in primavera e dal tartufo nero estivo o scorzone Tuber aestivum nel periodo più caldo dell’anno.


“L’edizione n.40dichiarano il sindaco di Città di Castello Luciano Bacchetta, l’assessore al Turismo e Commercio Riccardo Carletti, il presidente della Comunità Montana Alta Umbria Mauro Severinisarà davvero imperdibile, non solo per questo importante anniversario che connoterà ancora di più con un clima di festa il programma del 2019, ma anche perché si preannuncia un’annata memorabile per i nostri tartufi con grandi pezzature e notevoli quantità in grado di accontentare tutte le tasche. Sulla base di questi presupposti, siamo quindi certi di poter offrire ai visitatori un fine settimana unico all’insegna del gusto e della qualità made in Umbria, senza dimenticare le straordinarie risorse enogastronomiche, artistiche e culturali che la nostra Regione è in grado di esprimere. Il Tartufo è infatti solo una delle tante eccellenze che ci contraddistingue a livello nazionale, contribuendo a rendere unica la nostra offerta turistica. E in tal senso, la tre giorni di Città di Castello rappresenta l’occasione ideale per scoprire questo immenso patrimonio e per godere, allo stesso tempo, delle numerose iniziative messe in campo per questa storica edizione”. 

Arricchito e sempre itinerante sarà dunque il cartellone di eventi sparsi per la città, compresa la gara dei cani da tartufo nel Parco A. Langer (a cura dell’Associazione Tartufai Alto Tevere), che permetterà a tutti di partecipare alla ricerca del prezioso fungo ipogeo, oppure lo spettacolo dello show man Dario Vergassola. A Piazza Matteotti, invece, torna il Mercato Sapori di Tartufo con il meglio della produzione locale raccontata da Tartufi Jimmy, Giuliano Tartufi, Penna Tartufi, Il Tartufaro, Mirko Tartufi e Tartufi Martinelli.

Largo Gildoni si trasformerà in una sorta di cucina a cielo aperto grazie agli show cooking di Parola di Chef: una serie di appuntamenti dedicati al made in Italy gastronomico di qualità, dove si alterneranno maestri dei fornelli, degustazioni, Presidi Slow Food, incontri con il Consorzio del Parmigiano Reggiano (in collaborazione con il comune di San Prospero) e perfino il primo Junior Chef Challenge con i ragazzi delle scuole medie di Città di Castello e la regia dell’istituto Patrizi Baldelli Cavallotti.

Nel frattempo, sotto il Loggiato Gildoni, insieme ai produttori locali a chilometro zero, ci saranno: l’associazione Pro-Bio Umbria per parlare di ristorazione biologica tra i banchi di scuola; Samuele Tognaccioli (FIDA) con la sua cucina narrativa; lo studioso Lorenzo Tanzi per le analisi sensoriali del tartufo trifola e uncinato; l’ASL Umbria 1 con le campagne di informazione sui funghi; il ristorante dell’istituto Cavallotti Patrizi Baldelli pronto a far conoscere saperi e sapori al tartufo; il duo Casare Lucaccioni-Chiara Filippi con la degustazione a tema ‘Chianina che passione!’.

E se, l’1 e il 2 novembre, la musica farà anche quest’anno da fil rouge con le esibizioni live nel centro storico e l’esecuzione in prima assoluta della Sinfonia per Città di Castello nell’ambito della seconda edizione di Sulle note del tartufo bianco (a cura del maestro Fabio Battistelli), sarà ancora una volta grazie al lavoro sinergico avviato dagli organizzatori e dagli enti pubblici se l’arte e la cultura animeranno l’intero fine settimana. Tra retrospettive fotografiche e altri eventi collaterali, infatti, i visitatori potranno anche accedere a tutte le strutture museali cittadine con tariffe agevolate, grazie alla Card Musei valida per la Pinacoteca Comunale, i Musei Burri, il Museo del Duomo, il Museo delle Arti Grafiche Grifani Donati, Il Laboratorio e Collezione tessile di Tela Umbria e il Polo museale di Garavelle.

Per info sulla 40° Mostra Mercato Nazionale del Tartufo Bianco di Città di Castello: www.iltartufobianco.it

Per info turistiche: www.cittadicastelloturismo.it

Ufficio stampa Città di Castello

Sara Scarabottini – Collaboratore redazionale

Tel 075/8529283 – 3381947785
sara.scarabottini@cittadicastello.gov.i

 

domenica 13 ottobre 2019

OTTOBRE GOURMET AL GRAND HOTEL PLAZA DI ROMA


OTTOBRE GOURMET AL GRAND HOTEL PLAZA DI ROMA
Lo storico albergo in via del Corso teatro di eventi gastronomici


Il Grand Hotel Plaza inaugura l’autunno romano con un susseguirsi di appuntamenti gourmet, che spaziano dalle degustazioni dedicate al vino, alla pizza gourmet, passando per i sapori d’autunno fino alla serata dedicata al Premio Emergente Sala, la competizione riservata ai migliori maitre e responsabili di sala under 30.


Lunedì 14 ottobre inizia la settimana dedicata all’autunno romano: lo chef Umberto Vezzoli presenta la “Trilogia d’Autunno” composta da una sfogliata di funghi cardoncelli con castagne e topinambur all’anice stellato, cotoletta alla milanese con patate sauté, torta di mele sfornata calda con gelato alla vaniglia Giolitti; nonché il “Piatto unico sapori d’autunno” composto da un risotto mantecato con barbabietole rosse e cialda di parmigiano, filetto di salmone scottato con purea di pastinaca e mosto cotto.



Venerdì 18 ottobre il Salone delle Feste del Grand Hotel Plaza ospita 70 cantine del Comitato dei Gran Cru, nell’ambito dell’iniziativa “La Vendemmia per Roma”.



Sabato 19 ottobre si prosegue con la pizza gourmet nella splendida Trinità dei Monti per permettere agli ospiti di gustare pizze gourmet dagli impasti creati con farine integrali della piana di Velia molite a pietra, sale marino integrale, lievito madre, in abbinamento alle birre artigianali Theresianer.



In collaborazione con il Maestro Pizzaiolo Camillo Angelo Pinto, lo chef Umberto Vezzoli presenta le sue creazioni di pizza, tra le quali spicca la “Milano – Tokyo” con culatello di Zibello, crema di gorgonzola e daikon marinato con olio EVO, lime, anice stellato.



Le serate in terrazza Trinità dei Monti proseguono: all’interno di un gazebo a vetri con vista mozzafiato che spazia dall’Accademia di Francia a Trinità dei Monti, dal Colle del Quirinale al Vittoriano è stato da pochi giorni creato “il tavolo dello chef” dove è possibile gustare il Full Tasting menu di Vezzoli.



Domenica 27 ottobre inoltre, appuntamento con la finale del Premio Emergente Sala, organizzato da Luigi Cremona e Lorenza Vitali, durante il quale verrà proclamato il miglior giovane professionista under 30 dell’anno per il servizio di sala d’Italia.



Il mese di ottobre si conclude giovedì 31 con l’Happy Halloween Party, serata in maschera con musica e danze sulla Terrazza Trinità dei Monti. Lo speciale menù per la “cena delle streghe” prevede: Bloody Mary e stuzzichini dello chef come benvenuto; antipasto di timballo di zucca con crema al formaggio piccante e quattro veleni; risotto alla zucca con capesante e rosmarino dell’orco; lombatina di vitello al forno del gobbo sciancato con salsa dolce forte al pipistrello e fantasmini di verdure al gratin; barra al cioccolato e wasabi.



Tutte le mattine poi, la “Colazione al Plaza”, aperta alla città, è un invito a trascorrere l’inizio della giornata in un’atmosfera dal fascino senza tempo, con una ricca varietà di proposte gastronomiche nel Salone Mascagni, dove affreschi alle pareti e sul soffitto, contornati da cornici dorate, ripercorrono la storia di un’epoca.



Tra gli alberghi storici della capitale, il Grand Hotel Plaza, ospitato da quasi un secolo e mezzo nell'antico Palazzo Lozzano di Via del Corso a Roma, progettato dall'Arch. Antonio Sarti, è divenuto negli anni luogo di incontro e di scambio culturale. Negli ultimi 15 anni, il Grand Hotel Plaza ha avviato un importante processo di restauro conservativo che ha coinvolto l’intero palazzo: dal fastoso salone principale, con i suoi stucchi, vetrate liberty, cornicioni dorati e i suoi giganteschi lampadari in cristallo fino alle camere e suite e alle terrazze panoramiche.



Per informazioni e/o prenotazioni: 
GRAND HOTEL PLAZA www.grandhotelplaza.com

tel. 06.67495 
mail: Fbmanager@grandhotelplaza.com

Via del Corso 126, 00186 Roma


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mercoledì 2 ottobre 2019

ÇOBO WINERY ALBANIA: VISITA ALLA CANTINA E DEGUSTAZIONE A BERAT






VIAGGIO IN ALBANIA NEL 2019 ALLA SCOPERTA DEL VINO ALBANESE, DELLA STORIA DELLA FAMIGLIA ÇOBO E DEI VITIGNI AUTOCTONI DI BERAT.

L'Albania è stata la meta di un viaggio che avevo intrapreso con la curiosità di conoscere un Paese che, al di là delle immagini più consuete, sapevo avere una storia complessa, paesaggi ancora in gran parte autentici e una cultura fortemente legata alla terra.

Nel 2019 l'Albania non era una delle destinazioni che associavo immediatamente al vino. Per questo motivo, ero particolarmente interessata a scoprire anche la sua realtà vitivinicola. 

Tra le tappe del viaggio c'era Berat, città storica dell'Albania centrale, e la possibilità di visitare una cantina del territorio rappresentava per me un'occasione da non perdere.

La scelta della Çobo Winery non fu quindi casuale. Già avevo alle spalle numerose visite in cantina e molte degustazioni, in Italia e all'estero, e nei miei viaggi cercavo spesso di affiancare alla scoperta del patrimonio storico e paesaggistico quella delle produzioni enologiche locali.

Il vino albanese era per me un territorio da esplorare. La visita alla Çobo Winery mi avrebbe permesso di entrare in contatto con una realtà familiare che aveva fatto della valorizzazione dei vitigni autoctoni albanesi uno degli elementi centrali del proprio progetto.

BERAT, LA CITTÀ DALLE MILLE FINESTRE

La visita alla Çobo Winery di Berat si inserì nella giornata dedicata alla scoperta della città.

Berat si sviluppa lungo il fiume Osum, ai piedi del massiccio del Tomorr, e rappresenta uno dei centri storici più importanti dell'Albania. Nel 2005 il suo centro storico, insieme a quello di Gjirokastra, è stato inserito dall'UNESCO nella lista del Patrimonio Mondiale, come raro esempio di città fortificata e di architettura vernacolare legata alla tradizione ottomana e alle precedenti culture medievali.

Il cuore storico della città è la Kala, la cittadella fortificata che domina Berat dall'alto. Le sue origini sono antiche, mentre gran parte delle strutture oggi visibili risale alla ricostruzione medievale, soprattutto al XIII secolo. All'interno della cittadella si trovano numerose chiese bizantine e testimonianze della successiva presenza ottomana.

Scendendo verso il fiume si incontrano i quartieri storici di Mangalem e, sulla sponda opposta dell'Osum, Gorica.

È soprattutto Mangalem a rendere immediatamente riconoscibile Berat: le abitazioni tradizionali sono costruite sui pendii e disposte su più livelli, con numerose aperture rivolte verso la valle. Da questa particolare architettura nasce il celebre soprannome di “città dalle mille finestre”. L'UNESCO considera proprio queste abitazioni terrazzate, sviluppatesi soprattutto tra XVIII e XIX secolo, uno degli elementi più significativi del patrimonio urbano di Berat.

Visitare Berat significa quindi immergersi in una storia fatta di influenze bizantine, ottomane e balcaniche, ma anche osservare un territorio nel quale la città e la campagna sono ancora strettamente collegate.

Ed è proprio lasciando il centro storico che si entra nel paesaggio agricolo nel quale si inserisce la viticoltura della famiglia Çobo.

ÇOBO WINERY: UNA CANTINA NEL TERRITORIO DI BERAT

Avevo individuato la Çobo Winery lungo il percorso e avevo deciso di organizzare la visita al ritorno da Berat.

La cantina rappresentava per me un'interessante opportunità per conoscere più da vicino il vino albanese e, soprattutto, per capire quale ruolo avessero ancora le varietà tradizionali in una viticoltura che aveva attraversato decenni molto particolari.

La scelta della cantina era dunque legata all'interesse per il territorio e per la sua storia viticola, non semplicemente alla possibilità di fare una degustazione.

Ad accoglierci fu la moglie di Petrit Çobo, che ci accompagnò nella visita e ci raccontò la storia della famiglia e dell'azienda. Ed è proprio attraverso la storia familiare che la Çobo Winery assume un significato particolare.

PETRIT E MUHARREM ÇOBO: L'ESPERIENZA IN TRENTINO

Al centro della storia della cantina ci sono Petrit Çobo e suo fratello Muharrem. Prima di tornare in Albania, i due fratelli trascorsero circa dieci anni in Trentino. Muharrem si dedicò agli studi, mentre Petrit maturò una vera esperienza professionale nel settore vitivinicolo, lavorando sia in vigneto sia in cantina. Il suo percorso comprendeva diverse realtà importanti del territorio trentino, tra cui la Cantina Sociale di Lavis, Pisoni di Toblino e Ferrari.

Questa esperienza è particolarmente interessante dal punto di vista enologico. Petrit non tornava infatti in Albania semplicemente con il desiderio di riprendere un'attività agricola familiare: portava con sé una formazione pratica maturata in un territorio nel quale la viticoltura aveva raggiunto un elevato livello di specializzazione.

Il lavoro tra campagna e cantina gli aveva permesso di conoscere direttamente le diverse fasi della produzione del vino, dalla gestione del vigneto alle operazioni di cantina. Il ritorno in Albania significava quindi mettere queste conoscenze al servizio della propria terra.

LA STORIA DELLA FAMIGLIA E IL PRIMO ETTARO DI VIGNETO

La storia viticola della famiglia Çobo, però, iniziava molto prima.

Il nonno di Petrit e Muharrem aveva posseduto fino a sette ettari di vigneto prima delle confische operate dal regime comunista negli anni Cinquanta.

La collettivizzazione e la gestione statale delle terre avevano interrotto la continuità della proprietà familiare e, di conseguenza, anche quella dell'attività vitivinicola. Dopo la fine del regime, alla famiglia venne restituita soltanto una piccola parte delle terre originarie.

Fu su un ettaro, l'unico terreno restituito, che nel 1994 Petrit e Muharrem piantarono nuovamente le vigne. Quel primo ettaro rappresentava quindi molto più dell'inizio di una nuova azienda. Era il recupero concreto di una tradizione familiare interrotta.

Da quel vigneto sarebbe partito il progetto che nel 1998 portò alla nascita ufficiale della Çobo Winery.

Il percorso della famiglia è quindi strettamente legato alla storia recente dell'Albania: confisca delle terre, interruzione della viticoltura privata, restituzione di una piccola parte del patrimonio e successiva ricostruzione dell'attività.

È una storia nella quale la viticoltura diventa anche uno strumento di recupero della memoria familiare.

LA VITICOLTURA DI BERAT: CLIMA, TERRITORIO E SUOLI

Dal punto di vista viticolo, l'area di Berat è particolarmente interessante.

La città si trova nell'Albania centro-meridionale, lungo il corso dell'Osum, mentre il monte Tomorr domina il paesaggio circostante. La posizione geografica determina un ambiente caratterizzato da influenze mediterranee, ventilazione e differenze termiche legate alla conformazione collinare e alla vicinanza del massiccio montuoso. La presenza del rilievo contribuisce alla circolazione delle masse d'aria, mentre la relativa vicinanza dell'Adriatico introduce un'influenza mediterranea nel quadro climatico.

Anche la componente pedologica è importante. Nell'area sono presenti terreni nei quali si trova anche la shtufë, una matrice calcareo-argillosa, elemento interessante per comprendere la componente strutturale e minerale dei vini del territorio.

In una lettura strettamente enologica, è quindi l'interazione tra clima, altitudine, esposizioni, ventilazione e suolo a costituire la base per interpretare le caratteristiche della viticoltura di Berat. Ma il vero elemento distintivo rimane il patrimonio varietale.

I VITIGNI AUTOCTONI ALBANESI DELLA ÇOBO WINERY

Uno degli aspetti che più mi interessava approfondire durante la visita era il patrimonio ampelografico locale. La Çobo Winery aveva scelto di puntare sulla valorizzazione di alcune varietà tradizionali dell'area, tra cui Vlosh, Puls, Shesh i Zi e Shesh i Bardhë.

Il recupero dei vitigni autoctoni assumeva un'importanza particolare in un Paese che aveva attraversato un lungo periodo di isolamento e di trasformazione della propria agricoltura.

Tra le varietà più interessanti c'era il Puls, vitigno a bacca bianca che aveva rischiato di scomparire e che la famiglia Çobo aveva contribuito a recuperare. 

Il Vlosh, invece, rappresentava una delle varietà maggiormente legate alla zona di Berat.

Lo Shesh i Zi apparteneva al gruppo delle varietà tradizionali albanesi più importanti, insieme allo Shesh i Bardhë.

Ancora oggi la cantina identifica proprio questi vitigni come parte della propria identità produttiva e il sito ufficiale presenta la filosofia aziendale come un equilibrio tra qualità e identità.

Per me era questo il vero interesse della visita: non cercare semplicemente “un vino albanese”, ma capire quali fossero le varietà che raccontavano realmente il territorio.

LA DEGUSTAZIONE DEI VINI ÇOBO

Dopo la visita della cantina arrivò il momento della degustazione. Ho assaggiato cinque vini: Kashmer 2019, Reserve 2012, E Kuqja e Beratit 2012, E Barda e Beratit 2015, Shesh i Zi 2013.

Non riporto qui una scheda organolettica dei vini: quello che mi interessava maggiormente in questa degustazione era confrontare le diverse varietà e capire come la cantina interpretasse il patrimonio viticolo locale.

Kashmer 2019: Cabernet Sauvignon, Shesh i Zi e Merlot                                    

Il Kashmer 2019 è un assemblaggio di Cabernet Sauvignon, Shesh i Zi e Merlot. È proprio l'unione dei nomi delle tre varietà a spiegare l'origine del nome: Ka da Cabernet, sh da Shesh e mer da Merlot. La stessa Çobo Winery presenta Kashmer come una propria specialità familiare e conferma l'assemblaggio Cabernet, Shesh e Merlot.

È un vino interessante perché mette a confronto una varietà autoctona albanese con due vitigni internazionali.

Reserve 2012: Shesh i Zi, Merlot e Cabernet Sauvignon

Il Reserve 2012 è ottenuto da un assemblaggio di Shesh i Zi, Merlot e Cabernet Sauvignon. Anche in questo caso il vitigno autoctono costituisce il legame con il territorio, mentre Merlot e Cabernet Sauvignon appartengono alla componente internazionale della produzione.

È una combinazione che permette di leggere la filosofia della cantina attraverso due direzioni: valorizzazione della tradizione locale e confronto con varietà internazionali.

E Kuqja e Beratit 2012: Vlosh

E Kuqja e Beratit, cioè “La Rossa di Berat”, è prodotto con Vlosh. Il nome mette immediatamente in evidenza il legame geografico con Berat, mentre il vitigno rappresenta una delle varietà autoctone più significative della produzione Çobo.

È probabilmente l'esempio più diretto dell'idea di trasformare un vitigno locale in un'espressione riconoscibile del territorio.

E Barda e Beratit 2015: Puls

E Barda e Beratit, “La Bianca di Berat”, è prodotto con Puls, varietà autoctona a bacca bianca. Il recupero di questa varietà è particolarmente significativo proprio per la sua storia: il Puls aveva rischiato di scomparire ed è stato riportato alla coltivazione nell'ambito del progetto vitivinicolo della famiglia.

Anche qui il nome del vino è strettamente legato al territorio: Berat e la sua uva bianca diventano parte della stessa identità.

Shesh i Zi 2013: Shesh i Zi

Lo Shesh i Zi 2013 è ottenuto dall'omonimo vitigno autoctono a bacca nera. Shesh i Zi significa letteralmente “Shesh nero”, in contrapposizione allo Shesh i Bardhë, lo Shesh bianco.

Si tratta di una varietà centrale nella produzione della Çobo Winery e particolarmente interessante anche perché compare, insieme a Cabernet Sauvignon e Merlot, nell'assemblaggio del Kashmer. La cantina lo presenta come un vitigno autoctono albanese e riporta studi genetici secondo i quali sarebbe strettamente legato alla genealogia del Cabernet.

Degustarlo in purezza e incontrarlo nuovamente all'interno di un blend rappresentava quindi un interessante doppio punto di osservazione sulla stessa varietà.

ÇOBO WINERY E IL VINO ALBANESE: UNA STORIA DI IDENTITÀ

Quello che mi ha interessato maggiormente della visita alla Çobo Winery è stato il rapporto tra vitigno, territorio e storia familiare. 

Da una parte c'è l'esperienza professionale maturata da Petrit in Trentino, in realtà vinicole italiane molto diverse tra loro. Dall'altra c'è il ritorno in Albania insieme al fratello Muharrem e la volontà di ricostruire una viticoltura familiare partendo da quell'unico ettaro restituito dopo le confische. 

E poi ci sono le varietà locali. Vlosh, Puls e Shesh i Zi non sono semplicemente nomi riportati sulle etichette: rappresentano la possibilità di recuperare una parte del patrimonio ampelografico albanese e di trasformarlo in una produzione contemporanea.

È questo che rende interessante la Çobo Winery nel panorama del vino albanese. Non la ricerca di una semplice imitazione dei modelli enologici internazionali, ma il tentativo di costruire un'identità attraverso le proprie uve.

VISITARE UNA CANTINA IN ALBANIA

La visita alla Çobo Winery si è inserita perfettamente nello spirito del viaggio che avevo intrapreso per conoscere l'Albania. Avevo iniziato dalla storia e dall'architettura di Berat, dalla Kala, dalle case di Mangalem e Gorica, dal rapporto tra la città e il fiume Osum.

Poi, poche ore dopo, mi sono ritrovata a leggere lo stesso territorio attraverso il vino. È questa, forse, una delle caratteristiche più interessanti dell'enoturismo: permette di cambiare prospettiva sul luogo che si sta visitando.

Una città può essere raccontata attraverso i suoi monumenti, ma anche attraverso le sue coltivazioni. Un territorio può essere studiato attraverso la geografia, ma anche attraverso i vitigni che vi sono sopravvissuti.

E una famiglia può raccontare la propria storia non soltanto attraverso documenti e fotografie, ma anche attraverso un vigneto piantato dopo decenni di interruzione.

Nella visita alla Çobo Winery, era proprio questa dimensione a rendere la degustazione particolarmente interessante.

ÇOBO WINERY: UNA TAPPA DA RICORDARE NEL VIAGGIO IN ALBANIA

La visita alla Çobo Winery di Berat è nata durante un viaggio alla scoperta dell'Albania, ma si è trasformata in qualcosa di più di una semplice sosta enologica. Ho incontrato una famiglia che aveva scelto di ricostruire il proprio rapporto con la viticoltura dopo le confische del periodo comunista, portando in Albania l'esperienza maturata in Trentino.

Ho conosciuto la storia di Petrit e Muharrem, ho scoperto vitigni che allora conoscevo appena e ho degustato cinque vini capaci di raccontare, attraverso varietà autoctone e internazionali, una parte della viticoltura di Berat.

Kashmer 2019, Reserve 2012, E Kuqja e Beratit 2012, E Barda e Beratit 2015 e Shesh i Zi 2013 sono stati quindi molto più di cinque assaggi. Sono stati il modo attraverso cui, per qualche ora, ho potuto conoscere un'Albania diversa: quella delle vigne, delle varietà locali e delle famiglie che, dopo una storia difficile, stavano tornando a coltivare la propria terra.

E forse è proprio questo il valore di una visita in cantina durante un viaggio: scoprire che dietro un vino non ci sono soltanto un vitigno e un territorio, ma persone, memoria e storia.

domenica 22 settembre 2019

ROMA BAR SHOW 2019: IL 23 E IL 24 SETTEMBRE LA PRIMA EDIZIONE DELL'EVENTO INTERNAZIONALE DEDICATO AL MONDO DEL BEVERAGE

  Roma Bar Show 2019. Si parte con  la prima edizione dell'evento internazionale dedicato al mondo del beverage e della mixology


Si terrà a Roma, il 23 e   24 settembre 2019, presso il Palazzo dei Congressi dell’EUR (Piazza John Kennedy, 1) dalle ore 10:00 alle ore 21:00, la prima edizione di Roma Bar Show, evento internazionale dedicato interamente al mondo del beverage. 

Masterclass, talk e conferenze, eventi collaterali e un fuori salone dedicati al trade e al consumer, gli stand delle principali aziende e di quelle più indipendenti del settore, il food pairing e lo street food, il caffè, ma soprattutto liquori, vini, spiriti, birra, distillati, i migliori bartender e i loro cocktail, per un evento che coinvolgerà l’intera città di Roma. Professionisti del settore e ospiti internazionali interverranno per condividere le proprie esperienze e conoscenze su trend e novità del settore. 

Nella sua prima edizione Roma Bar Show celebrerà il Centenario del Negroni, declinato nelle interpretazioni di rappresentativi bartender italiani. Tra le aree tematiche, il Mexico Village, che con i distillati di agave racconterà le tradizioni legate a questa terra, grazie a un cocktail bar in stile messicano con guest bartender di diverse realtà del panorama internazionale; la Gin Area, grazie alla collaborazione con IlGin.it coinvolgerà i produttori di Gin italiani e internazionali; la suggestiva Terrazza del Palazzo dei Congressi con il suo splendido belvedere che abbraccia l’intera città di Roma celebrerà l’aperitivo italiano con una serie di eventi. Tra questi, l’aperitivo firmato e offerto da Asahi Super Dry, birra ufficiale del Roma Bar Show, organizzato per le ore 18.00 del 23 settembre. Per questa occasione la terrazza si colorerà dei cocktail di Patrick Pistolesi a base di birra Asahi Super Dry e si muoverà al suono della dj giapponese Hiroko Meister. Tra le iniziative in programma, la finale italiana di “The Vero Bartender”, cocktail competition targata Montenegro che si svolgerà domenica 22 settembre, ma anche l’arrivo di “La Classica 2019” evento ciclistico promosso da Martini Racing, che quest’anno vedrà la sua conclusione a Roma Bar Show coinvolgendo bartender ciclisti provenienti da tutto il mondo.

Novità appena annunciata dall’organizzazione sarà RBS Academy, una serie di laboratori tenuti da alcuni dei più importanti esponenti del bartending italiano e internazionale. Verrà esplorata la creatività e l'eccentricità londinese, il tocco italiano che ha conquistato il mondo intero, la storia e la tradizione che si miscelano con l'innovazione, come la scienza applicata alla miscelazione possa creare drink rivoluzionari. Tra i protagonisti attesi, Antonio Parlapiano del The Jerry Thomas Speakeasy di Roma che spiegherà tecniche e segreti di 10 drink iconici, ma anche Filippo Sisti che racconterà la “Sinergia tra Bar e Cucina, conoscenza e logica nella miscelazione di Talea Cocktail Bar” di Milano, Flavio Angiolillo, al centro del “Giro del Mondo seduto al bancone di Iter” e ancora Simone Caporale, Remy Savage, Gabriele Manfredi, Tony Pescatori e tanti altri. Tra gli speaker dei seminari annunciati, che si terranno nell'Auditorium Capitalis (800 posti a sedere) del Palazzo dei Congressi, spiccano le presenze di Pietro Collina del Nomad Bar di New York, di Davide Segat e Daniele Liberati dell’Edition Bar di Londra, di Patrick Pistolesi e Alexander Frezza, ma anche il racconto Classics Innovation curato dal team del Savoy American Bar di Londra, supportato da Ron Diplomatico, Desmond Payne e Anistatia Miller per Gin Gin Gin realizzato in collaborazione con Beefeater Gin.


Le masterclass prevedono focus sulle eccellenze italiane, dal Vermouth di Torino Superiore Gamondi al metodo Vecchia Romagna e la Riserva Tre Botti, dai rosoli di Giardini D’Amore all'Anice Secco Varnelli. Tra le novità presentate, quelle di Rinaldi 1957 con il suo Amaro Venti,  il whisky irlandese Teeling Pot Still e il gin inglese Ramsbury. 


Non mancherà il food, con oltre dieci proposte curate da Agrodolce, che ha selezionato diverse realtà della cucina nostrana che saranno protagoniste con una serie di food truck. Spazio quindi a Pizza e Mortazza, Supplizio, Gricia Road, Olive Ascolane Migliori, ma anche la cucina messicana di La Punta Expendio de Agave e Coffee Pot sino alle polpette di Pret-à-Polpett. Tra gli altri ospiti Ken Lindsay, Brand Ambassador di Chivas Regal, Nicola Risk, European Ambassador per The Macallan. Jim Meehan, bartender di fama internazionale e autore di diversi libri sul mondo della mixology, in collaborazione con la casa editrice Readrink, presenterà il suo nuovo libro “Meehan’s Bartender Manual”. Roma Bar Show prevede anche un Fuori Salone che vedrà protagonista tutta la città a partire da domenica 22 settembre, con il coinvolgimento di tanti locali e guest internazionali che si alterneranno dietro i banconi di Jerry Thomas Speakeasy, La Punta Expendio de Agave, Freni e Frizioni, Hotel Locarno, Drink Kong, Aquaroof Terrazza Molinari del First Hotel, Argot, Club Derrière, Banana Republic, Baccano, Metropolita, Chorus Cafè e tanti altri.

Il progetto Roma Bar Show – spiegano gli organizzatori - nasce dall'esigenza del trade, delle aziende e degli addetti ai lavori, di ritrovarsi e confrontarsi in un evento italiano di profilo internazionale con lo scopo di elevare le attività della spirit industry e della mixology in Italia. Fin da questa prima edizione, la manifestazione ha l’obiettivo di divenire la fiera leader in Italia dedicata al mondo del bar, del beverage e dell’accoglienza”.
 La due giorni è promossa e organizzata da RIBS SRL di Andrea Fofi, Fabio Bacchi, Leonardo Leuci e The Jerry Thomas Project e Giuseppe Gallo. La partnership di Acqua San Pellegrino garantirà ai visitatori acqua per tutta la manifestazione, altri importanti sponsor e partner sono Radio Globo, Banca Sella, Organics di Red Bull, Ghiaccio Facile, Birra Asahi, Pratesi Hotel Division, Bernabei, Zero, Bartales, Agrodolce, BlueBlazer, ilGin.it. L’APP “Tu Drink”, integrata per la manifestazione consentirà ai visitatori di orientarsi tra spazi espositivi, eventi e attività fuori salone.

Roma Bar Show
Palazzo dei Congressi Eur
Piazza John Kennedy, 1
23 e 24 settembre, dalle 10.00 alle ore 21.00   
Il programma completo e la prevendita dei biglietti al link ufficiale www.romabarshow.com

Ufficio Stampa
Carlo Dutto
carlodutto@hotmail.it