VIAGGIO IN ALBANIA NEL 2019 ALLA SCOPERTA DEL VINO ALBANESE, DELLA STORIA DELLA FAMIGLIA ÇOBO E DEI VITIGNI AUTOCTONI DI BERAT.
L'Albania è stata la meta di un viaggio che avevo intrapreso con la curiosità di conoscere un Paese che, al di là delle immagini più consuete, sapevo avere una storia complessa, paesaggi ancora in gran parte autentici e una cultura fortemente legata alla terra.
Nel 2019 l'Albania non era una delle destinazioni che
associavo immediatamente al vino. Per questo motivo, ero particolarmente
interessata a scoprire anche la sua realtà vitivinicola.
Tra le tappe del viaggio c'era Berat, città storica
dell'Albania centrale, e la possibilità di visitare una cantina del territorio
rappresentava per me un'occasione da non perdere.
La scelta della Çobo Winery non fu quindi casuale. Già avevo
alle spalle numerose visite in cantina e molte degustazioni, in Italia e
all'estero, e nei miei viaggi cercavo spesso di affiancare alla scoperta del
patrimonio storico e paesaggistico quella delle produzioni enologiche locali.
Il vino albanese era per me un territorio da esplorare. La
visita alla Çobo Winery mi avrebbe permesso di entrare in contatto con una
realtà familiare che aveva fatto della valorizzazione dei vitigni autoctoni
albanesi uno degli elementi centrali del proprio progetto.
BERAT, LA CITTÀ DALLE MILLE FINESTRE
La visita alla Çobo Winery di Berat si inserì nella giornata
dedicata alla scoperta della città.
Il cuore storico della città è la Kala, la cittadella
fortificata che domina Berat dall'alto. Le sue origini sono antiche, mentre
gran parte delle strutture oggi visibili risale alla ricostruzione medievale,
soprattutto al XIII secolo. All'interno della cittadella si trovano numerose
chiese bizantine e testimonianze della successiva presenza ottomana.
Scendendo verso il fiume si incontrano i quartieri storici
di Mangalem e, sulla sponda opposta dell'Osum, Gorica.
È soprattutto Mangalem a rendere immediatamente
riconoscibile Berat: le abitazioni tradizionali sono costruite sui pendii e
disposte su più livelli, con numerose aperture rivolte verso la valle. Da
questa particolare architettura nasce il celebre soprannome di “città dalle
mille finestre”. L'UNESCO considera proprio queste abitazioni terrazzate,
sviluppatesi soprattutto tra XVIII e XIX secolo, uno degli elementi più
significativi del patrimonio urbano di Berat.
Visitare Berat significa quindi immergersi in una storia
fatta di influenze bizantine, ottomane e balcaniche, ma anche osservare un
territorio nel quale la città e la campagna sono ancora strettamente collegate.
Ed è proprio lasciando il centro storico che si entra nel
paesaggio agricolo nel quale si inserisce la viticoltura della famiglia Çobo.
ÇOBO WINERY: UNA CANTINA NEL TERRITORIO DI BERAT
Avevo individuato la Çobo Winery lungo il percorso e avevo
deciso di organizzare la visita al ritorno da Berat.
La cantina rappresentava per me un'interessante opportunità
per conoscere più da vicino il vino albanese e, soprattutto, per capire quale
ruolo avessero ancora le varietà tradizionali in una viticoltura che aveva
attraversato decenni molto particolari.
La scelta della cantina era dunque legata all'interesse per
il territorio e per la sua storia viticola, non semplicemente alla possibilità
di fare una degustazione.
PETRIT E MUHARREM ÇOBO: L'ESPERIENZA IN TRENTINO
Al centro della storia della cantina ci sono Petrit Çobo e suo fratello Muharrem. Prima di tornare in Albania, i due fratelli trascorsero circa dieci anni in Trentino. Muharrem si dedicò agli studi, mentre Petrit maturò una vera esperienza professionale nel settore vitivinicolo, lavorando sia in vigneto sia in cantina. Il suo percorso comprendeva diverse realtà importanti del territorio trentino, tra cui la Cantina Sociale di Lavis, Pisoni di Toblino e Ferrari.
Questa esperienza è particolarmente interessante dal punto di vista enologico. Petrit non tornava infatti in Albania semplicemente con il desiderio di riprendere un'attività agricola familiare: portava con sé una formazione pratica maturata in un territorio nel quale la viticoltura aveva raggiunto un elevato livello di specializzazione.
Il lavoro tra campagna e cantina gli aveva permesso di conoscere direttamente le diverse fasi della produzione del vino, dalla gestione del vigneto alle operazioni di cantina. Il ritorno in Albania significava quindi mettere queste conoscenze al servizio della propria terra.
LA STORIA DELLA FAMIGLIA E IL PRIMO ETTARO DI VIGNETO
La storia viticola della famiglia Çobo, però, iniziava molto
prima.
Il nonno di Petrit e Muharrem aveva posseduto fino a sette
ettari di vigneto prima delle confische operate dal regime comunista negli anni
Cinquanta.
La collettivizzazione e la gestione statale delle terre avevano interrotto la continuità della proprietà familiare e, di conseguenza, anche quella dell'attività vitivinicola. Dopo la fine del regime, alla famiglia venne restituita soltanto una piccola parte delle terre originarie.
Fu su un ettaro, l'unico terreno restituito, che nel 1994 Petrit e Muharrem piantarono nuovamente le vigne. Quel primo ettaro rappresentava quindi molto più dell'inizio di una nuova azienda. Era il recupero concreto di una tradizione familiare interrotta.
Da quel vigneto sarebbe partito il progetto che nel 1998
portò alla nascita ufficiale della Çobo Winery.
Il percorso della famiglia è quindi strettamente legato alla
storia recente dell'Albania: confisca delle terre, interruzione della
viticoltura privata, restituzione di una piccola parte del patrimonio e
successiva ricostruzione dell'attività.
È una storia nella quale la viticoltura diventa anche uno
strumento di recupero della memoria familiare.
LA VITICOLTURA DI BERAT: CLIMA, TERRITORIO E SUOLI
Dal punto di vista viticolo, l'area di Berat è
particolarmente interessante.
La città si trova nell'Albania centro-meridionale, lungo il corso dell'Osum, mentre il monte Tomorr domina il paesaggio circostante. La posizione geografica determina un ambiente caratterizzato da influenze mediterranee, ventilazione e differenze termiche legate alla conformazione collinare e alla vicinanza del massiccio montuoso. La presenza del rilievo contribuisce alla circolazione delle masse d'aria, mentre la relativa vicinanza dell'Adriatico introduce un'influenza mediterranea nel quadro climatico.
Anche la componente pedologica è importante. Nell'area sono presenti terreni nei quali si trova anche la shtufë, una matrice calcareo-argillosa, elemento interessante per comprendere la componente strutturale e minerale dei vini del territorio.
In una lettura strettamente enologica, è quindi l'interazione tra clima, altitudine, esposizioni, ventilazione e suolo a costituire la base per interpretare le caratteristiche della viticoltura di Berat. Ma il vero elemento distintivo rimane il patrimonio varietale.
I VITIGNI AUTOCTONI ALBANESI DELLA ÇOBO WINERY
Uno degli aspetti che più mi interessava approfondire durante la visita era il patrimonio ampelografico locale. La Çobo Winery aveva scelto di puntare sulla valorizzazione di alcune varietà tradizionali dell'area, tra cui Vlosh, Puls, Shesh i Zi e Shesh i Bardhë.
Il recupero dei vitigni autoctoni assumeva un'importanza
particolare in un Paese che aveva attraversato un lungo periodo di isolamento e
di trasformazione della propria agricoltura.
Tra le varietà più interessanti c'era il Puls, vitigno a
bacca bianca che aveva rischiato di scomparire e che la famiglia Çobo aveva
contribuito a recuperare.
Il Vlosh, invece, rappresentava una delle varietà
maggiormente legate alla zona di Berat.
Lo Shesh i Zi apparteneva al gruppo delle varietà
tradizionali albanesi più importanti, insieme allo Shesh i Bardhë.
Ancora oggi la cantina identifica proprio questi vitigni
come parte della propria identità produttiva e il sito ufficiale presenta la
filosofia aziendale come un equilibrio tra qualità e identità.
Per me era questo il vero interesse della visita: non
cercare semplicemente “un vino albanese”, ma capire quali fossero le varietà
che raccontavano realmente il territorio.
Dopo la visita della cantina arrivò il momento della degustazione. Ho assaggiato cinque vini: Kashmer 2019, Reserve 2012, E Kuqja e Beratit 2012, E Barda e Beratit 2015, Shesh i Zi 2013.
Non riporto qui una scheda organolettica dei vini: quello
che mi interessava maggiormente in questa degustazione era confrontare le
diverse varietà e capire come la cantina interpretasse il patrimonio viticolo
locale.
Kashmer 2019: Cabernet Sauvignon, Shesh i Zi e Merlot
Il Kashmer 2019 è un assemblaggio di Cabernet Sauvignon, Shesh i Zi e Merlot. È proprio l'unione dei nomi delle tre varietà a spiegare l'origine del nome: Ka da Cabernet, sh da Shesh e mer da Merlot. La stessa Çobo Winery presenta Kashmer come una propria specialità familiare e conferma l'assemblaggio Cabernet, Shesh e Merlot.
È un vino interessante perché mette a confronto una varietà
autoctona albanese con due vitigni internazionali.
Reserve 2012: Shesh i Zi, Merlot e Cabernet Sauvignon
Il Reserve 2012 è ottenuto da un assemblaggio di Shesh i Zi, Merlot e Cabernet Sauvignon. Anche in questo caso il vitigno autoctono costituisce il legame con il territorio, mentre Merlot e Cabernet Sauvignon appartengono alla componente internazionale della produzione.
È una combinazione che permette di leggere la filosofia
della cantina attraverso due direzioni: valorizzazione della tradizione locale
e confronto con varietà internazionali.
E Kuqja e Beratit 2012: Vlosh
E Kuqja e Beratit, cioè “La Rossa di Berat”, è prodotto con Vlosh. Il nome mette immediatamente in evidenza il legame geografico con Berat, mentre il vitigno rappresenta una delle varietà autoctone più significative della produzione Çobo.
È probabilmente l'esempio più diretto dell'idea di
trasformare un vitigno locale in un'espressione riconoscibile del territorio.
E Barda e Beratit 2015: Puls
E Barda e Beratit, “La Bianca di Berat”, è prodotto con Puls, varietà autoctona a bacca bianca. Il recupero di questa varietà è particolarmente significativo proprio per la sua storia: il Puls aveva rischiato di scomparire ed è stato riportato alla coltivazione nell'ambito del progetto vitivinicolo della famiglia.
Anche qui il nome del vino è strettamente legato al
territorio: Berat e la sua uva bianca diventano parte della stessa identità.
Shesh i Zi 2013: Shesh i Zi
Lo Shesh i Zi 2013 è ottenuto dall'omonimo vitigno autoctono a bacca nera. Shesh i Zi significa letteralmente “Shesh nero”, in contrapposizione allo Shesh i Bardhë, lo Shesh bianco.
Si tratta di una varietà centrale nella produzione della Çobo Winery e particolarmente interessante anche perché compare, insieme a Cabernet Sauvignon e Merlot, nell'assemblaggio del Kashmer. La cantina lo presenta come un vitigno autoctono albanese e riporta studi genetici secondo i quali sarebbe strettamente legato alla genealogia del Cabernet.
Degustarlo in purezza e incontrarlo nuovamente all'interno di un blend rappresentava quindi un interessante doppio punto di osservazione sulla stessa varietà.ÇOBO WINERY E IL VINO ALBANESE: UNA STORIA DI IDENTITÀ
Quello che mi ha interessato maggiormente della visita alla
Çobo Winery è stato il rapporto tra vitigno, territorio e storia familiare.
Da una parte c'è l'esperienza professionale maturata da Petrit in Trentino, in realtà vinicole italiane molto diverse tra loro. Dall'altra c'è il ritorno in Albania insieme al fratello Muharrem e la volontà di ricostruire una viticoltura familiare partendo da quell'unico ettaro restituito dopo le confische.
E poi ci sono le varietà locali. Vlosh, Puls e Shesh i Zi non sono semplicemente nomi riportati sulle etichette: rappresentano la possibilità di recuperare una parte del patrimonio ampelografico albanese e di trasformarlo in una produzione contemporanea.
È questo che rende interessante la Çobo Winery nel panorama del vino albanese. Non la ricerca di una semplice imitazione dei modelli enologici internazionali, ma il tentativo di costruire un'identità attraverso le proprie uve.
VISITARE UNA CANTINA IN ALBANIA
La visita alla Çobo Winery si è inserita perfettamente nello spirito del viaggio che avevo intrapreso per conoscere l'Albania. Avevo iniziato dalla storia e dall'architettura di Berat, dalla Kala, dalle case di Mangalem e Gorica, dal rapporto tra la città e il fiume Osum.
Poi, poche ore dopo, mi sono ritrovata a leggere lo stesso territorio attraverso il vino. È questa, forse, una delle caratteristiche più interessanti dell'enoturismo: permette di cambiare prospettiva sul luogo che si sta visitando.
Una città può essere raccontata attraverso i suoi monumenti, ma anche attraverso le sue coltivazioni. Un territorio può essere studiato attraverso la geografia, ma anche attraverso i vitigni che vi sono sopravvissuti.
E una famiglia può raccontare la propria storia non soltanto
attraverso documenti e fotografie, ma anche attraverso un vigneto piantato dopo
decenni di interruzione.
Nella visita alla Çobo Winery, era proprio questa dimensione
a rendere la degustazione particolarmente interessante.
ÇOBO WINERY: UNA TAPPA DA RICORDARE NEL VIAGGIO IN ALBANIA
La visita alla Çobo Winery di Berat è nata durante un viaggio alla scoperta dell'Albania, ma si è trasformata in qualcosa di più di una semplice sosta enologica. Ho incontrato una famiglia che aveva scelto di ricostruire il proprio rapporto con la viticoltura dopo le confische del periodo comunista, portando in Albania l'esperienza maturata in Trentino.
Ho conosciuto la storia di Petrit e Muharrem, ho scoperto
vitigni che allora conoscevo appena e ho degustato cinque vini capaci di
raccontare, attraverso varietà autoctone e internazionali, una parte della
viticoltura di Berat.
Kashmer 2019, Reserve 2012, E Kuqja e Beratit 2012, E Barda e Beratit 2015 e Shesh i Zi 2013 sono stati quindi molto più di cinque assaggi. Sono stati il modo attraverso cui, per qualche ora, ho potuto conoscere un'Albania diversa: quella delle vigne, delle varietà locali e delle famiglie che, dopo una storia difficile, stavano tornando a coltivare la propria terra.
E forse è proprio questo il valore di una visita in cantina durante un viaggio: scoprire che dietro un vino non ci sono soltanto un vitigno e un territorio, ma persone, memoria e storia.






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