martedì 22 aprile 2014

Il pane con le uova e l'Anice verde di Castignano

Un viaggio nella memoria, questo è stato per me Castignano, un piccolo paese del Piceno.
Un viaggio  nella mia memoria, quella della mia infanzia.
Capita alle volte che un profumo ti porti alla mente delle immagini del passato così ben conservate che quasi le hai dimenticate, ma basta poco perché tornino a galla più vivide che mai. Ecco, questo è successo quando ho preso tra le mani il sacchetto dell’anice verde di Castignano e ho percepito un profumo noto e piacevole che mi ha riportato alla mente  immagini di giornate in campagna e di occhi curiosi, che a stento arrivano all’altezza della “spianatora” e scrutano i gesti sapienti di mani abituate al lavoro, che impastano creando delizie che invaderanno l’aria di profumi quando usciranno dai forni a legna; ho rivisto il pane che si faceva nel periodo pasquale nel paesino sull’Appennino dei miei nonni, era la “pizza di Pasqua”, non un dolce ma  un pane arricchito nell’impasto dalle  uova e aromatizzato con l’anice, chissà forse proprio quella verde di Castignano, che si mangiava la mattina di Pasqua, accompagnato dal salame e dalle uova sode.  E allora ho chiesto aiuto a mia cugina, una donna tra modernità e tradizione, una madre apicoltrice e una figlia ingegnere aerospaziale, per recuperare la ricetta della pizza di Pasqua.

Ma un viaggio anche nella memoria di una coltura tipica del territorio conservata grazie agli anziani agricoltori  che con il loro lavoro l'hanno salvata dall’estinzione  e che i giovani adesso recuperano con intelligenza  impedendo  che questa ricchezza vada perduta… gli agricoltori custodi dell’oro verde di Castignano, l'anice verde. Il seme viene raccolto con una tecnica colturale esclusivamente manuale nelle colline castignanesi ed  è più ricco di profumi e sapori.
L'anice, gli agricoltori custodi e i giovani
Come dimostrano gli studi dell'Università di Camerino, l'anice verde di Castignano, è una varietà particolarmente ricca di anetolo, la sostanza che conferisce il caratteristico profumo, grazie al microclima, all’esposizione soleggiata dei terreni, alla leggera ventilazione insieme al terreno fertile e ben drenato. Oggetto di un’agricoltura accurata e paziente nel passato  a Castignano, sui testi di coltivazione ci sono presenze fin dal XV secolo, cominciò ad essere coltivato in maniera intensiva nella seconda metà dell’800, quando l’uso dell’anice entrò nella distillazione industriale, ingrediente base della famosissima Anisetta Meletti.
La fioritura dell'anice a Castignano
 Dopo anni di sostanziale abbandono, l'anice verde di Castignano è ora al centro di un progetto finalizzato al ripristino della coltivazione e all’ampliamento della sua produzione, garantendo la qualità del prodotto con la selezione e messa in coltura dei semi in purezza, incentivando la diffusione in gastronomia e in erboristeria; curatore del progetto è Sergio Corradetti. Anis, Festival dell’Anice verde di Castignano, quest’anno alla prima edizione, nasce per diffondere la conoscenza dell’anice e del suo utilizzo in gastronomia e in erboristeria.
L'anice di Castignano stimola tutti sensi: con l’aroma che si sprigiona appena prendi qualche seme tra le mani, con il suo colore verde, con  il lieve rumore dei grappoli con i frutti  che sfreghi tra le mani per  sgranarli; con la freschezza unita alla dolcezza che pervade all’assaggio; con la leggera ruvidezza dei semini. Le sue proprietà sono molteplici e riconosciute già da Ippocrate, Teofrasto, Galeno, Pitagora, Plinio; Carlo Magno era convinto che non si potesse vivere senza anice.
Questa è la descrizione dei giovamenti dell'anice tratta da 
"L'Herbario Novo" di Castore Durante, medico et cittadino romano
pubblicato a Venezia nel 1585
Il suo seme  emenda il puzzor della bocca, fa buon fiato è utile agli idropici; vale a opilation del fegato,provoca l'urina e ferma i flussi bianchi delle donne,mitiga la sete,la decottion bevuta dissolve le venosità del corpo, giova al fegato al polmone, allo stomaco,imperòche conforta e aiuta a digerire, vale al singulto, ai dolori del corpo, provoca il latte, rompe le pietre, giova ai nervi, conforta al cervello, proibendo che i vapori non ascendano alla testa, presone un poco alquanto coperto di zuccaro infin del magnare. Et preso avanti che si beva l'acqua, la rettifica. Usasi con gran giovamento nelle cose, di pasta.
Castignano
E questa è la ricetta dei ricordi
Ingredienti
“mettetura” (preimpasto)
80 g di lievito madre
80 g di farina
q. b. di acqua per ottenere una pastella consistente ( circa 80 g)
Per l’impasto
400 g di farina
4 uova  ( la quantità che l’impasto richiede, non bisogna aggiungere acqua)
4  g di sale
10 g di anice verde di Castignano
Procedimento
La sera  preparare la “mettetura” ovvero un preimpasto sciogliendo  il lievito madre nell’acqua e impastandolo con la farina, deve risultare piuttosto morbido. Mettere  al centro della fontana fatta con la farina dell’impasto, spolverare di farina
mettetura, impasto e pizza cotta
e far lievitare fino alla mattina successiva, è pronto quando fuoriesce dallafarina con cui si è ricoperto.
La mattina aggiungerele uova nella fontana e   cominciare ad impastare, unire il sale ed infine  l’anice verde di  e  lavorare fino ad ottenere un impasto liscio e ben incordato. Formare una palla e trasferire l'impasto  in una ciotola ben unta, coprire con la pellicola, e far lievitare fino al raddoppio. Riprendere l'impasto e rovesciarlo sulla spianatoia spolverata di farina,  arrotolare delicatamente fino a formare un filoncino, ripiegare le estremità verso il basso e mettere a lievitare nella teglia coperta di carta forno.( Veniva messo in un telo spolverato di farina e coperto  con il telo).  Prima di infornare si può lucidare con l’uovo sbattuto, operazione che non sempre veniva fatta perché le uova erano preziose. Cuocere  in forno statico a 230°C per circa un'ora abbassando la temperatura a 200°C dopo i primi 20'. Spegnere il forno e  lasciare freddare con lo sportello in fessura inserendo una cucchiaia di legno.
Tutta la casa sarà piacevolmente inondata dal profumo dell'anice.

Non ho potuto fare a meno di confezionare qualche ciambellina al vino e anice!

Con questa ricetta partecipo alla raccolta Panissimo di Barbara e Sandra  
questo mese ospitata da Barbara

domenica 20 aprile 2014

Pizza di Terni al formaggio di Giuseppe Amato



La pizza al formaggio non manca mai sulla tavola a Pasqua, per accompagnare la tradizionale colazione con uova e salame. Numerose sono le ricette regionali e molte le varianti, ma questa versione è tra le migliori mai assaggiate!  E' una ricetta della zia di una  amica umbra, o della nonna che gelosamente la conserva, o del forno di quel piccolo paesino...no, niente di tutto questo! La ricetta l'ho avuta dalla mia amica Alessia ma, sembra strano... è di un siciliano! Un siciliano doc e  un grande chef, Giuseppe Amato, chef pasticcere della Pergola, il regno di Heinz Beck! 
Io  cuocio la pizza in quelle pentole di alluminio leggero, larga 22 cm e alta 10 cm,che si trovano nelle fiere dei paesi o nei mercati rionali, viene bene e ha una forma tradizionale.
Per la pastiera vedi qui.
Ingredienti
80 g  di latte
14 g di lievito di birra
8   g di malto
320 g di farina manitoba
80 g di farina 00
200 g di uova
40 g di zucchero
5 g di sale
80 g di burro morbido
1g di pepe
30 g di olio extra vergine di oliva
54 g di pecorino grattugiato
54 g di parmigiano grattugiato
80 g di emmenthal a cubetti
80 g di provolone a cubetti
Procedimento
In una ciotola unire latte, lievito e malto e far fermentare per 20 minuti.
Mettere la farina, le uova e lo zucchero nella planetaria e impastare con il gancio unendo un po' per volta il latte col lievito e il malto. Impastare fino a quando si forma la maglia glutinica, aggiungere il burro mescolato con il sale e il pepe  poco per volta facendolo assorbire bene. Aggiungere l'olio a filo e poi i formaggi grattugiati, infine quelli a cubetti. Formare una palla. Trasferire l'impasto  in una ciotola ben unta, coprire con la pellicola, lasciare 30 minuti a temperatura ambiente e poi trasferire  in frigorifero per tutta la notte. Il giorno dopo riprendere l'impasto e lasciarlo 30 minuti a temperatura ambiente, poi  metterlo nello stampo e lasciarlo lievitare fino al raddoppio coperto da pellicola, ci vorranno circa 2 ore e 30. Lucidare con l'uovo sbattuto e cospargere con un pizzico di pepe. 
Cuocere in forno statico a 175° per 30-35 minuti.

La ricetta della pastiera è qui
BUONA PASQUA


Pastiera

Con questa ricetta partecipo alla raccolta Panissimo di Barbara e Sandra  
questo mese ospitata da Barbara


mercoledì 16 aprile 2014

L'erba dello chef è sempre più buona con Il Mangelo e Koppert Cress



Wadi Tops foto Kopper Crest

Nell’elegante cornice dell’Una Hotel si è svolta una delle serate a tema organizzate da Il Mangelo,la prima guida scritta da chi va al ristorante, in collaborazione con l’azienda olandese  Koppert Cress, specializzata nella produzione di micro ortaggi per cucina.


Il Mangelo è una guida particolare, è la prima guida in cui le recensioni pubblicate sono basate sulle opinioni di chi, dopo essere andato al ristorante, ha inoltrato voti e commenti alla redazione.

Il Mangelo è giunta alla decima edizione ed è stata arricchita dalla Carta delle Erbe: una intera sezione dedicata a descrivere una selezione di 12 erbe particolari e a raccontarne il loro uso in cucina. Sono i germogli, i fiori edibili e le erbe che l’azienda olandese Koppert Cress, dopo averli selezionati in tutto il mondo, produce e distribuisce per l’industria gastronomica.

Apple Blossom foto Kopper Crest

 Per ogni erba la guida propone  ricette elaborate da cinque chef, Roy Caceres, Daniele Zennaro, Roberto Panizza, Eugenio Ronconi e Beniamino Nespor e dal foodblogger  Emanuele Patrini.







Nella serata, che fa parte di una serie di eventi dedicati alla buona cucina e alla creatività degli chef che sperimentano in cucina nuovi ingredienti per ricette e cocktail, abbiamo degustato finger food, risotto alle dieci erbe, cous cous di pollo, zucchine ed erbe, deliziosi dolci accompagnati da cocktail e aperitivi, il tutto preparato avendo a disposizione le oltre 35 erbe differenti. Un esempio...prosecco, apple blossom, dal sapore fresco e  acidulo di mela verde , basil cress dal sapore deciso di basilico fresco con lievi note di chiodi di garofano, jasmin e succo di fragola; oppure martini, gin  e Wadi Tops dal sapore di olive; e ancora la foglia Oyster Leaves dall'incredibile sapore  leggermente salato di ostrica ad accompagnare inaspettatamente un cremoso al caffè!

Una piacevolissima serata in compagnia di Laura Casaldi che ha contribuito a curare la decima edizione di questa guida. 
Menù serata Kopper Cress
I freddi…
Carpaccio di branzino marinato in olio extra vergine e lime “Kikuna Cress e Chilli Cress”
Focaccia integrale “Borage Cress e Sakura Cress”
Gambero rosso cotto in padella su insalatina di germogli di soia “Salty Fingers”
Nido di salmone affumicato e rucola in salsa allo yougurt magro “Bean Blossom”
Julienne di spinacino con mascarpone e noci “Brocco Cress”
Carpaccio di seppia arrostita “Salicornia e Limon Cress”
I caldi…
Frittatina di maccheroni “Brocco Cress”
Risottino alle 10 erbe
“Atsina, Scarlet, Red Mustard, Honny, Borage, Chilli, Ghoa, Shiso Green, Affilla, Shiso Purple”
Cous cous di pollo e verdurine “Anise, Sechuan, Apple, Floregano”
Le delizie del pasticciere…
Tiramisù al cioccolato bianco “Jasmine Blossom”
Sorbetto al limone “Atsina Cress”
Semifreddo al caffé con croccante al cioccolato “Oyster Leaves”
Drinks
Pepquino Pimm’s
(Pimm’s, “Borage Cress”, pera, “Apple Blossom”, Sprite con “Pepquiño”)
Dushi sparkling
(“Dushi Buttons”, Prosecco)
Mediterranean skywasser
(“Basil Cress”, fragole, succo di pompelmo)
Sechuan Martini on ice
(Vodka, Martini dry, “Sechuan Buttons”)
 

sabato 5 aprile 2014

Tortino di merluzzo, carciofi e burrata

































Queste è una delle ricette che lo chef Luca Casciani ha preparato nello showcooking "Lo chef fa il piatto, l'olio fa la differenza"  che si è tenuto nelle aule di Eataly.
 E’ una iniziativa di UNASCO , l’Associazione delle organizzazioni di Produttori Olivicoli, il cui obiettivo  è il miglioramento delle qualità dell’olio extravergine di oliva italiano attraverso la certificazione di filiera e l’adozione di un sistema produttivo compatibile e sostenibile per l’ambiente. L'Unasco, a cui aderiscono 30 Associazioni presenti su tutto il territorio italiano in rappresentanza di 170.000 olivicoltori,  ha realizzato un sistema di piena tracciabilità degli oli extra vergini di oliva provenienti da 10 regioni italiane, dei quali è certificata l’origine e garantita la qualità.  Questo sistema di rintracciabilità di filiera è in grado di ricostruire la storia del prodotto finito in tutte le fasi del processo produttivo, dal campo alla tavola (vedi qui), un vero esempio di sicurezza alimentare e garanzia di qualità ed origine: munire gli oli extra vergini di oliva di una “carta d’identità” a garanzia del consumatore.
Nell’ambito di questa iniziativa  ci sono  stati show cooking per imparare ad usare l'olio extravergine di oliva per esaltare i sapori dei piatti e  una lezione sul mondo olivicolo e sull’assaggio tenuta da Marco Oreggia,  assaggiatore esperto  e autore  di Flos Olei- guida al mondo dell’extravergine.

Passiamo alla ricetta,   un antipasto  realizzato con  carciofi,  prodotto di stagione, filetti di merluzzo e burrata condito con un olio evo prodotto in Puglia,  monocultivar, la varietà di olive è  la peranzana, spremuto a freddo.  Le dosi indicate dallo chef sono per 4 persone ma sono più che sufficienti anche per 6 persone.
Ingredienti
400 g di merluzzo (si può usare anche altro pesce)
4 carciofi romaneschi
1 burrata (400 g circa)
q.b. di sale e pepe
q.b. di olio extra vergine di oliva Oro d'oliva tradizionale

























procedimento
Pulire  e sfilettare il merluzzo e ricavarne delle fettine. Metterle in una ciotola e condirle con sale, pepe, olio evo e lasciare insaporire. Nel frattempo mondare i carciofi, tagliarli a fettine, metterli in una padella con olio e qualche fogliolina di menta , salare e pepare e lasciare cuocere lentamente, se serve aggiungere qualche cucchiaio di brodo vegetale.
Ungere una teglia e preparare le monoporzioni stratificando  all'interno di anelli (non sono indispensabili) le fettine di carciofo, poi la burrata, quindi il merluzzo, ancora il carciofo e infine la burrata. Infornare a 200°C per 10 minuti. Mettere la millefoglie sul piatto di portata, decorare con una foglia di menta e completare con un filo d'olio.

 Si può preparare anche usando stampi da tortino usa e getta: ungerli con l'olio evo e rivestirli con il merluzzo tagliato a fettine, mettere all'interno i carciofi alternandoli con pezzetti di burrata utilizzando anche il suo latte. Chiudere il tortino e mettere ancora un pò di burrata. Infornare a 200°C per 10 minuti.Posizionare  sul piatto di portata, decorare con una foglia di menta e completare con un filo d'olio.





venerdì 28 marzo 2014

Pane di semola di grano duro corso al BOSCOLO ETOILE ACADEMY


Dopo il raduno alla Boscolo Etoile Academy, un posto unico dove abbiamo passato uno splendido fine settimana all'insegna dell'amicizia, della buona cucina e del divertimento, ecco la prima ricetta, tratta dal corso sul pane, pizza e focacce: il pane di semola di grano duro.

 Il pane è preparato con il metodo indiretto che prevede due fasi: nella prima si prepara un preimpasto, nel nostro caso la biga, nella seconda si aggiungono tutti gli ingredienti ai preimpasto fermentato.
La biga è un preimpasto asciutto, ottenuto con farina, acqua e lievito, che può avere molte ore di lievitazione. Nella sua preparazione è necessario l'utilizzo di farine forti con un W superiore a 300. In relazione alla temperatura dell'ambiente può variare la percentuale degli ingredienti e la temperatura dell'acqua. Anche la temperatura di fermentazione della biga varia in funzione del tempo: 15-20°C per la biga corta con  16-20 ore di fermentazione; 4°C dopo le prime 24 ore a 18°C per le bighe lunghe con 48 ore di fermentazione.
Questo metodo  dona al pane un gusto ed un profumo più intenso, un'alveolatura più sviluppata, una maggiore digeribilità e una conservazione più lunga. Ho ridotto il quantitativo di lievito dell'impasto aumentando i tempi di lievitazione, ovviamente non avevo le restrizioni di tempo di un corso e usato farina bio!

Ingredienti (per un filone di pane)
Biga
200 g di farina 350 W
90   g di acqua
2     g di lievito di birra

Impasto
500 g di semola rimacinata di grano duro
12   g di sale ( io ne ho messi 9g)
12.5 g di lievito di birra (io 6 g)
225 g di biga
50 g di olio di extra vergine di oliva
400 g di acqua ( ne sono bastati 320, anche al corso è stata ridotta)

Procedimento
Biga
Impastare farina, lievito ed acqua per 4/5 minuti. Mettere l'impasto in una ciotola unta, coprirlo e farlo riposare  a 15°C per 18 ore (ideale sarebbe in cella di lievitazione con il 65% di umidità).
Impasto
Mettere nella planetaria la farina, il lievito, metà dell'acqua, la biga e impastare. Aggiungere gradatamente il resto dell'acqua necessaria, unire poi il sale e l'olio e continuare a lavorare fino ad ottenere un impasto liscio e ben incordato. Formare una palla e trasferire l'impasto  in una ciotola ben unta, coprire con la pellicola, e far lievitare fino al raddoppio, circa 1h e 50 (50'con le dosi di lievito del corso e in cella di lievitazione). Riprendere l'impasto e rovesciarlo sulla spianatoia spolverata di farina,  arrotolare delicatamente fino a formare un filoncino, ripiegare le estremità verso il basso e mettere,  con la chiusura sotto, in un telo spolverato con un misto di farina 0 e farina di semola di grano duro, spolverare anche il pane e ricoprire con il telo. Far lievitare  circa un'ora e mezza (50' al corso). Cuocere  in forno statico a 230°C  su pietra refrattaria rovesciando il filoncino. Non avendo la pietra refrattaria , purtropp si è spaccata per uno shock termico, ho messo a lievitare sulla mia piccola pala di legno e ho poi rovesciato il filoncino sulla teglia bollente. Un risultato migliore l'ho ottenuto mettendo a lievitare il pane direttamente sulla teglia coperta di carta forno, per poi infornarlo direttamente. Ho cotto per circa un'ora abbassando la temperatura a 210°C dopo i primi 20'. Spegnere il forno e  lasciare freddare il pane con lo sportello in fessura inserendo una cucchiaia di legno.





Il corso al Boscolo Etoile Academy...

Le bloggalline           foto di Monica Zacchia


Con questa ricetta partecipo alla raccolta Panissimo di Barbara e Sandra  
questo mese ospitata da Patti.


sabato 8 marzo 2014

Crostata di lamponi con chiboust alla vaniglia per "un lampone nel cuore"

 

Con questa iniziativa, i food blogger che aderiscono a "unlamponelcuore" intendono far conoscere il progetto "lamponi di pace" della Cooperativa Agricola Insieme, nata nel giugno del 2003 per favorire il ritorno a casa delle donne di Bratunac, dopo la deportazione successiva al massacro di Srebrenica, nella quale le truppe di Radko Mladic uccisero tutti i loro mariti e i loro figli maschi. Per aiutare e sostenere il rientro nelle loro terre devastate dalla guerra civile, dopo circa dieci anni di permanenza nei campi profughi, è nato questo progetto, mirato a riattivare un sistema di microeconomia basato sul recupero dell'antica coltura dei lamponi e sull'organizzazione delle famiglie in piccole cooperative, al fine di ricostruire la trama di un tessuto sociale fondato sull'aiuto reciproco, sul mutuo sostegno e sulla collaborazione di tutti. A distanza di oltre dieci anni dall'inaugurazione del progetto, il sogno di questa cooperativa è diventato una realtà viva e vitale, capace di vita autonoma e simbolo concreto della trasformazione della parola "ritorno" nella scelta del "restare".

"Le  confetture e succhi di piccoli frutti sono il risultato del lavoro di oltre 500 famiglie di soci della Cooperativa Insieme, nella zona di Bratunac e Srebrenica. Sono prodotti buoni e sani che conquistano tutti al primo assaggio, ma regalano anche un grande valore aggiunto a chi conosce la loro storia: la piacevole sensazione di essere nel giusto acquistandoli.
Come è scritto sulle  etichette: “per un mondo migliore non basta sognare, con i frutti di pace lo puoi cambiare”."



Crostata di lamponi con chiboust alla vaniglia per unlamponelcuore
(ricetta di Montersino)


La crostata racchiude uno strato di lamponi coperti da una crema chiboust che è composta da meringa italiana, crema pasticcera alla vaniglia e colla di pesce.

 Ingredienti
500 g di pasta frolla (vedi qui )
100 g di lamponi
q.b. gelatina neutra 

 chiboust alla vaniglia
250 g di crema pasticcera
4     g di colla di pesce
235 g di meringa italiana

crema pasticcera (vedi qui)
120 g di latte intero
30   g di panna
45   g di tuorli (3)
45   g di zucchero
6     g di amido di mais
5     g di amido di riso
1/2 bacca di vaniglia bourbon
 
meringa italiana  (vedi qui)
100 g di zucchero
30  g di acqua
85  g di albumi
50  g di zucchero 

procedimento 
per la crema pasticcera
in un pentolino mettere a bollire il latte con la panna, nel frattempo montare bene i tuorli con lo zucchero, aggiungere i semini della bacca di vaniglia, l'amido di mais e l'amido di riso. Quando il latte prende il bollore versare il composto di tuorli, zucchero e amidi  e mescolare energicamente per circa 1 minuto mescolando con una frusta. Versare nella crema la gelatina precedentemente ammollata in acqua fredda e strizzata.
per la meringa italiana: cuocere sul fuoco a 121°C l'acqua con 100 g di zucchero, quando arriva a 115°C iniziare a montare gli albumi con i 50 g di zucchero. Versare  a filo  sugli albumi lo zucchero cotto a 121°C e montare fino a raffreddamento.
per la chibouste
Unire alla meringa la crema pasticcera e mescolare delicatamente dal basso verso l'alto.

Stendere la pasta frolla (per la preparazione vedi qui) e rivestire una tortiera di 24 cm di diametro precedentemente imburrata e infarinata con un disco di pasta frolla  ricoprendo anche i bordi. Bucherellare con i rebbi di una forchetta e cuocere in bianco (senza ripieno) in forno a 180° per 15 minuti circa.

Una volta fredda riempire con i lamponi, coprire con uno strato di chiboust. Mettere la rimanente  chibouste alla vaniglia in una sac a poche con bocchetta grande liscia e coprire la torta decorandola. Fiammeggiare con un cannello e congelare. Una volta tolta dal congelatore decorare con i lamponi  e lucidare con la gelatina neutra.



I prodotti della Cooperativa Agricola Insieme: - sono distribuiti da Coop-Adriatica e NordEst quindi si trovano più facilmente nel Veneto, Friuli Venezia Giulia, parte dell'Emilia e della Lombardia al confinte.

I punti vendita che hanno in assortimento i prodotti partono dai 1000mq in su;
- sono distribuiti anche da Altromercato e dal commercio equosolidale e dal loro sito (altromercato.it) è possibile, tramite anche una richiesta via email, ottenere i punti vendita;
- nel milanese vengono distribuito da MioBio (http://www.mio-bio.it/), un gas molto attivo;
- Rada Zarcovick, la responsabile della cooperativa, sta prendendo accordi con le Coop che si occupano dei punti vendita della Lombardia e della Toscana per poter distribuire anche in queste zone i loro prodotti.
 Per quanto riguarda Coop Adriatica le confetture dei frutti della pace è in assortimento solo nel canale iper:
ADRIATICA BOLOGNA IPER BORGO
ADRIATICA BOLOGNA NOVA
ADRIATICA BOLOGNA LAME
ADRIATICA VENETO SAN DONA'
ADRIATICA VENETO SCHIO
ADRIATICA VENETO CONEGLIANO
ADRIATICA VENETO VIGONZA
ADRIATICA ROMAGNA IMOLA
ADRIATICA ROMAGNA RIMINI
ADRIATICA ROMAGNA LUGO
ADRIATICA ROMAGNA FAENZA
ADRIATICA ROMAGNA RAVENNA
ADRIATICA MARCHE PESARO
ADRIATICA MARCHE CESANO
ADRIATICA ABRUZZO SAN BENEDETTO
ADRIATICA ABRUZZO CHIETI
ADRIATICA ABRUZZO ASCOLI

 

mercoledì 19 febbraio 2014

Torta rustica radicchio, gorgonzola e noci



Seguire la stagionalità dei prodotti, ecco un  principio corretto a cui attenersi anche  nella farcitura delle torte salate. Il radicchio rosso,  che fa bella mostra di sè nei banchi del mercato nei mesi invernali, con la gorgonzola e le noci forma un gustoso ripieno. E' un ortaggio dalle tante virtù, oltre a ad avere un basso apporto calorico,ha un basso contenuto di zuccheri,  una percentuale di parte edibile alta e infine...è molto veloce da pulire e preparare!
L'involucro è costituito dalla pasta matta, un impasto versatile, molto elastico e resistente che può essere steso ad uno spessore  di pochi millimetri ed è  adatto anche per lo strudel. Gli avanzi di pasta, stesi sottilmente, possono essere spolverati di semini o di erbe aromatiche con l'aggiunta di sale e cotti per 8-10 minuti in forno a 200-220°, sono ottimi  per accompagnare formaggi morbidi o hummus di ceci o di melanzane.


Ingredienti
per la pasta
300 g di farina 00
150 g di acqua
50   g di olio extra vergine di oliva
1 pizzico di sale
per farcire
1 radicchio trevigiano (o di Chioggia)
q.b. di sale
q.b. di olio evo
100 g di gorgonzola
30  g di noci


procedimento
L'impasto  si  può fare in planetaria:  mettere nella ciotola farina,olio ,sale e parte dell'acqua e impastare  con il gancio aggiungendo l'acqua rimanente fino al formarsi di una palla liscia e omogenea;
oppure a mano: fare la fontana sulla tavola con la farina setacciata e mettere al centro i liquidi con il sale e lavorare fino ad avere un impasto liscio e compatto, basteranno pochi minuti.
Ungere l'impasto, avvolgerlo nella pellicola e far riposare per almeno 30 minuti.
Nel frattempo lavare e tagliare il radicchio a striscioline, farlo stufare in padella con 2-3 cucchiai di olio, salare e portare a cottura.
Stendere la pasta a circa 3 mm di spessore e foderare una teglia ricoperta di carta forno. Fare uno strato di radicchio, distribuire sopra la gorgonzola a pezzetti e infine le noci grossolanamente tritate.
Coprire con un altro strato di pasta e sigillare i bordi arrrotolandoli, praticare dei piccoli tagli sulla superficie per permettere al vapore di fuoriuscire, pennellarla o spruzzarla con acqua e infornare a 200° fino a doratura.